Genova Anno IV - n°26 - 14.11.2006 Pagine Nazionali

   


La dislessia


Francesca Marzano - redazione@clicmedicina.it

La dislessia, insieme alla disgrafia, è un disturbo del linguaggio scritto caratterizzato da una ridotta capacità di lettura, in relazione alle attese anagrafiche, culturali ed intellettive del soggetto. La classificazione tende a sottolineare la differenza tra dislessie di tipo evolutivo e di tipo acquisito. Per “dislessia acquisita” s’intende i disturbi di lettura in seguito ad un danno cerebrale in persone le cui abilità di lettura erano, prima del danno subito, normali; mentre con il termine “dislessia evolutiva”, si fa riferimento ai problemi nell’acquisizione della lettura e della scrittura in età evolutiva. Quest’ultima può essere diagnosticata in un bambino quanto in un adulto. La comprensione dei meccanismi elementari di lettura, e dunque anche dei disturbi ad essi associati, è stato fino a circa trent’anni fa, piuttosto oscuro. Ma come si legge? L’introduzione dei modelli psicolinguistici, che distinguono tre livelli linguistici fondamentali (fonologico, semantico-lessicale, sintattico-grammaticale) ha permesso una maggiore esplicazione del problema. Grazie allo studio e all’approfondimento di soggetti con dislessia acquisita, è stato possibile dunque studiare ed estendere il modello di lettura anche ai soggetti sani.
Da un modello a tre vie dei processi di lettura (Sartori,1984) che prevede che una parola possa essere letta a voce alta attraverso tre vie, si è giunti ad un modello che include fasi di elaborazione deputate al riconoscimento e processamento delle parole in relazione ai meccanismi di lettura a tre vie (Umiltà,1995).
Le dislessie acquisite, di interesse per le scienze neuropsicologiche, sono giunte alla distinzione di due tipi di dislessie: quelle periferiche (lettura lettera per lettera, attenzionale e da neglect), imputabili a disturbi dell’elaborazione visiva, e quelle centrali (superficiale, profonda, fonologica e diretta) a carico dell’elaborazione fonologica e semantica dello stimolo.
I problemi di lettura non sono certamente così rari. Come è emerso al nono Congresso Nazionale del A.I.D., (26-27 maggio 2006, Assisi), la dislessia colpisce circa il 4% della popolazione (1.500.00 ca della popolazione italiana), e le ripercussioni di tale disturbo possono essere diverse come la scrittura, l’apprendimento logico – matematico e l’autonomia personale (Tsovili et al., 2004). Ecco dunque l’importanza di una diagnosi precoce (5-6 anni di vita) in modo da intervenire preventivamente con una adeguata riabilitazione. La dislessia si manifesta come un generale e diffuso disturbo nella lettura; in particolare in quella evolutiva, osservata nei primi anni della scuola elementare, il bambino spesso compie nella lettura e nella scrittura errori caratteristici come l'inversione di lettere e di numeri, la sostituzione di lettere e può avere difficoltà a esprimere verbalmente ciò che pensa. In alcuni casi sono presenti anche difficoltà in alcune abilità motorie, nel calcolo, nella capacità di attenzione e di concentrazione.
Le professionalità coinvolte nella valutazione sono diverse: il neuropsichiatra infantile o neurologo per la visita neurologica, neuropsichiatra infantile, lo psicologo o neuropsicologo per la valutazione dell’efficienza intellettiva, lo psicologo per l’approfondimento psicodiagnostico e la valutazione della personalità , e infine lo psicologo, il neuropsicologo con logopedista e lo psicopedagogista per gli approfondimenti specifici. In particolare, preventivamente osservata dall’adulto (genitore ed insegnante), la dislessia viene valutata in sede diagnostica dallo specialista attraverso test che misurino sia le funzioni sensoriali che le abilità cognitive, come l’intelligenza (scala Wechsler), la memoria (test di rievocazione), la comprensione del linguaggio (token test) e di programmazione del movimento in modo da fornire un quadro neuropsicologico del paziente.

BIBLIOGRAFIA

Ladavas E., Berti A. (1995). Neuropsicologia. Bologna, Il Mulino.
Umiltà (1995) Manuale di neuroscienze. Bologna, Il Mulino.
Tsovilli T. (2004). The relationship between language teachers’ attitudes and the state-trait anxety of adolescents with dyslexia. Journal of research of reading. 27, pp. 69-86
www.Neuropsy.it 
www.Dislessia.it

 





 


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