Un ticket maggiorato sulle visite e sulle analisi a coloro che si ammalano
perché fumano, sono obesi, ipertesi, sedentari. E’ la clamorosa proposta, nel
momento in cui si scrivono le ultime norme della Finanziaria, annunciata dalla
professoressa Maria Grazia Modena, presidente della Società Italiana di
Cardiologia, alla vigilia della Congresso nazionale della Società a Roma. «Oggi
abbiamo presentato un dossier sulle malattie cardiovascolari in Italia- dice
Maria Grazia Modena- Si continua a morire, soprattutto fuori dell’ospedale, e ad
ammalarsi per stili di vita sbagliati. Si ha più paura del tumore che del mal di
cuore, eppure le morti per tutti i tumori sono la metà di quelle per il cuore.
Quello che preoccupa è che la donna, una volta meno colpita da malattie
cardiache, adesso sta, nell’età più avanzata, quasi raggiungendo l’uomo. Visto
che i consigli non sono raccolti, bisogna attuare qualche deterrente, altrimenti
la situazione precipita. In Gran Bretagna si è su questa strada. Sono norme
impopolari ma la vita umana è più importante della impopolarità. E’ importante
in questo processo di sensibilizzazione dell’opinione pubblica attuare campagne
di sensibilizzazione per una modifica radicale degli stili di vita coinvolgendo,
in prima istanza, i Medici di famiglia e le scuole».
La decisa presa di posizione della professoressa Modena con una proposta, la
prima avanzata da una Società scientifica, e destinata a far discutere ,è
l’immediata conseguenza della lettura della “fotografia” delle malattie
cardiovascolari in Italia.
La fotografia del cuore degli italiani: tutte le cifre, tutte drammatiche
Le malattie del sistema circolatorio sono la prima causa di morte in tutte le
regioni italiane, seguite dai tumori. Costituiscono oltre il 40 per cento di
tutte le morti. Nel 2003 (ultimi dati Istat disponibili) sono morte per malattie
del sistema circolatorio 247.435 persone e, di queste, il 47 per cento erano
donne. Solo nel 2003 l’infarto del miocardio ha fatto 38.954 vittime , oltre
4mila in più rispetto al 2001. In pratica, ogni ora quattro italiani muoiono
d’infarto Cifre da bollettino di guerra. Considerando gli anni potenziali di
vita persi, le malattie cardiovascolari tolgono ogni anno circa 300mila anni di
vita alle persone di età inferiore a 65 anni.
L’infarto, secondo le cifre del Progetto Cuore dell’Istituto Superiore di
Sanità, colpisce l’1,5 per cento degli uomini e lo 0,4 per cento delle donne. Ma
se il cuore è diventato un killer per gli italiani la colpa è di cattivi stili
di vita che innescano fattori di rischio. L’ipertensione arteriosa è un problema
per il 33 per cento degli uomini e il 31 per cento delle donne; l’ipercolesterolemia
interessa il 21 per cento degli uomini e il 25 per cento delle donne. In media,
in Italia, il 18 per cento degli uomini e il 22 per cento delle donne è obeso.
Tanto cibo e tante sigarette. Il 30 per cento degli uomini fuma in media 17
sigarette al giorno e il 21 per cento delle donne ne accende13.
Ma gli “affari di cuore” non sono solo un problema dei singoli, visto che si
ripercuotono sull’intera collettività aggravando i costi del Servizio Sanitario
Nazionale. La spesa per interventi cardiochirurgici è stimabile in circa 650
milioni di Euro e tocca, da sola, l’1 per cento della spesa sanitaria. Il 31,2
per cento delle pensioni di invalidità sono per malattie cardiovascolari. I
farmaci del sistema cardiovascolare da soli assorbono circa la metà dell’intera
spesa farmaceutica.
Il cuore delle donne: è allarme
« Oggi le donne – dice Maria Grazia Modena, che oltre ad essere Presidente della
SIC è anche Direttore del Dipartimento Integrato Emergenza-Urgenza all’Azienda
Ospedaliera Universitaria Policlinico di Modena - che negli anni passati
soffrivano di cuore meno degli uomini, adesso, per stili di vita sbagliati
stanno raggiungendo il sesso forte. E’ una situazione sempre più preoccupante.
In Italia, tra le donne, per ogni decesso per tumore ci sono due morti per
malattie del sistema circolatorio. Il 47 per cento delle morti per malattie del
cuore nel 2003 riguardava le donne. Basterebbero questi dati per far comprendere
quanto seria sia la situazione e come sia necessario correre al più presto ai
ripari».
Gli italiani non amano il cuore
«Gli italiani parlano e straparlano di diete- dice il professore Massimo
Chiariello, past president della SIC e Ordinario di Cardiologia all’Università
“Federico II “ di Napoli – affollano le palestre, lanciano proclami sulla
bellezza del corpo, si dichiarano convinti sostenitori della salute, poi si
scoprono colpiti da malattie di cuore. La verità è che, dopo un certo calo
all’arrivo della legge, si è tornati a fumare, soprattutto i giovani, specie le
ragazze .Si cominciano diete che durano lo spazio di un mattino. Si va in
palestra ma si prediligono i pesi: così cresce la pressione arteriosa e si va in
crisi di ossigeno. E poi non si fa moto, la vita è sedentaria. Non si vede più
un giovane a piedi, tutti in moto. Occorre una campagna massiccia a partire dai
ragazzi, altrimenti le cifre delle malattie di cuore sono destinate fatalmente
ad aumentare”. A questo proposito il professore Chiariello si è fatto promotore
della creazione di un portale-www.cardiopress.it- al servizio dei cittadini e
dei medici, con informazioni e consigli. Il portale nasce in occasione del
Congresso della Sic:è realizzato dalla CMP Edizioni del Gruppo G& G. Il comitato
scientifico è diretto dal professore Chiariello ed è composto dai dottori
Giovanni Esposito,Luigi Di Serafino e Francesco Borgia della “Federico II” di
Napoli».
Ci si ammala di più e si continuano a fare tagli
«Ci si ammala e si muore sempre più di cuore, eppure si continuano a fare tagli
alla Sanità, a non investire nella prevenzione e a non privilegiare interventi
mirati come le reti per l’emergenza cardiologica. Per la Società Italiana di
Cardiologia la Sanità non è una spesa ma una risorsa. Il fatto è –dice il
professore Massimo Volpe, coordinatore del Congresso della Sic, e Direttore
della Cattedra di Cardiologia alla II Facoltà di Medicina Sant’Andrea Università
“La Sapienza” di Roma-che la dittatura contabile diffonde una cultura dominata
da coefficienti economici. E si sottovalutano i grandi vantaggi della sanità,
dalla drastica riduzione della mortalità infantile al prolungamento dell’attesa
di vita, al miglioramento del livello sanitario, all’accrescimento delle
conoscenze scientifiche,all’aumento generale dell’occupazione. Bisogna creare un
forte sistema sanitario pubblico. Sottolineo il sistema pubblico che , se si
tiene conto che la Sanità è una risorsa, può contribuire a cambiare il Paese».
Una proposta: un defibrillatore in ogni luogo pubblico.
«Il defibrillatore è un salvavita. Sono 120 mila le persone che ogni anno in
Italia –dice il professore Jorge Salerno,coordinatore Formazione e Didattica
della Sic e Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia Ospedale di circolo e
Fondazione Macchi di Varese-sono colpite da morte improvvisa.Tante si sarebbero
potute salvare se per strada, in ufficio, in un lungo pubblico ci fosse stato un
defibrillatore, uno strumento semplice da usare: per imparare bastano sei ore.
Basti dire che ogni cento persone colpite da un attacco di cuore per
fibrillazione, 80 non riescono ad arrivare in tempo ospedale. E molte di queste
persone non sapevano di essere malate di cuore.La proposta dei cardiologi è di
installare un defibrillatore in autostrada, aeroporto,banca,stadio,centro
commerciale , scuola,teatro, dove si fa sport dilettantistico, cinema ,
ministero, azienda .E inoltre su tutti i mezzi in movimento.In sintesi, in tutti
i luoghi di concentrazione della gente”.Questa la proposta del professore
Salerno. Ma non mancano cardiologi che propongono di installare un
defibrillatore in ogni palazzo a disposizione del condominio.La spesa è minima,
l’istruzione è semplice».
Una rete salvavita per l’angioplastica
«Su cento italiani -dice il professore Germano Di Sciascio, del direttivo SIC e
Direttore della Cattedra di Cardiologia dell’Università Campus Biomedico di
Roma- colpiti da infarto che giungono in tempo in un Centro specializzato , più
della metà riceve la trombolisi, altri 15 l’angioplastica coronaria. Sono stati
fortunati perché l’ospedale ha un servizio di emodinamica. Ma per 30 degli
infartuati che raggiungono in tempo l’ospedale, c’è il dirottamento ad un Centro
attrezzato perché l’ospedale non aveva il servizio di emodinamica. Bisogna
subito attuare “una rete periferia-centro” per dare la maggiore assistenza ai
cittadini molti dei quali non sapevano di avere un problema di cuore e pertanto,
quando si sentono male, non pensano subito ad una crisi cardiaca.Il tempo medio
che in Italia intercorre fra la crisi cardiaca e l’arrivo in ospedale è di 129
minuti. Si sta nel periodo delle sei ore che è il massimo consentito per evitare
una danno irreversibile ma due ore sono sempre tante».
Italia che vai, rete che trovi
«In Italia esiste una realtà molto variegata- spiega Rosario Rossi, Assistente
ospedaliero Azienda Policlinico di Modena- dove sono presenti delle
efficacissime reti , dove tutti i tempi sono rispettati, con una mortalità
bassa; rispetto a regioni dove, per la presenza di particolari asperità
territoriali, o, per una non perfetta organizzazione della rete del soccorso,
non si raggiungono tempi di soccorso altrettanto brillanti. Tipicamente le
regioni più organizzate sono la Toscana, che è stata la prima a proporre tale
modello a rete, seguite dalla Emilia Romagna e dalla Lombardia, che hanno
adottato più recentemente il modello a rete. Come ci si aspetta, in Toscana, in
relazione a questo ciclo virtuoso, il tasso di mortalità per infarto acuto del
miocardio è inferiore a 5 pazienti/1000. Alcune regioni del Sud-Italia stanno
organizzandosi, con un ritardo maggiore. Risultano penalizzate, da questo punto
di vista, anche le realtà rurali e montane, piuttosto che quelle urbane, meglio
servite dai sistemi del soccorso».