L’Aggressività è
l’elemento fondamentale della pericolosità sociale. È definibile coma la
produzione di uno stimolo nocivo socialmente inaccettabile nell’ambito di un
contesto interpersonale in quanto apertamente diretto contro gli altri.
L’aggressività può essere conseguente ad uno stato di frustrazione, di rabbia,
ad una disposizione favorevole ad atti o a stili aggressivi acquisiti
precedentemente. La violenza comportamentale può essere scatenata da un vissuto
di rifiuto da parte della persona amata o di un familiare diventando così un
modo di estorcere l’amore o da una gelosia verso il coniuge. Spesso è legata a
gravi deficit affettivi, ad una bassa tolleranza alla frustrazione, ma esiste
anche un tipo di violenza indiscriminata che colpisce persone con cui non si
hanno legami affettivi personalizzati.
L’aggressività, si manifesta in molti disturbi psichiatrici, nei quali appare
come sintomo all’interno di una più ampia costellazione psicopatologica
(schizofrenia, demenza, alcolismo, abuso di sostanze, disturbo della condotta
alimentare e bipolare tipo maniacale). In alcuni disturbi poi, l’aggressività
sembra rappresentare l’essenza fondamentale del sintomo (disturbo Borderline di
personalità, antisociale, passivo-aggressivo).
Gli individui con Disturbo Antisociale di Personalità, ad esempio, tendono ad
essere irritabili ed aggressivi, e possono essere coinvolti ripetutamente in
scontri o commettere aggressioni fisiche (incluso picchiare il coniuge o i
figli). Frequentemente riportano una storia di reali esperienze di crudeltà,
trascuratezza, deprivazioni ed abusi da parte delle figure genitoriale. Tale
fallimento dell’esperienza di attaccamento fa si che l’antisociale renda gli
altri vittime della stessa violenza subita. Secondo il DSM-IV tale disturbo può
essere diagnosticato a partire dai 18 anni.
Anche gli individui con Disturbo Borderline di Personalità sono soggetti che
hanno sperimentato la mancanza di una relazione significativa di accudimento da
parte del curante. Questi individui possono improvvisamente passare dal ruolo di
supplice, bisognoso di aiuto, a quello di giusto vendicatore di un
maltrattamento precedente. L’aggressività si manifesta con atteggiamenti
minacciosi e rabbiosi, connotati da violenti accessi di ira, tentativi di
suicidio o di automutilazione. Diversamente dallo schizofrenico che agisce in
preda ad un raptus, il borderline può progettare a freddo un’aggressione.
L’aggressione, nei soggetti con Disturbo della Condotta può assumere la forma di
stupro, violenza, od omicidio. Questi individui possono biasimare le vittime per
essere pazzi, senza risorse, o perché meritano il loro destino; possono
minimizzare le conseguenze dannose delle proprie azioni o semplicemente mostrare
completa indifferenza o fornire una razionalizzazione superficiale dopo avere
fatto del male, maltrattato o abusato di qualcuno. Generalmente sono incapaci di
scusarsi o di riparare al loro comportamento. Spesso mostrano scarso rimorso per
le conseguenze delle proprie azioni.
Tale disturbo è solitamente diagnosticato nell’infanzia o nell’adolescenza (DSM–IV).
Nell’analisi dell’aggressività si deve tener conto della condotta aggressiva,
della sofferenza della vittima, dei vantaggi per l’autore dell’offesa. Per
vantaggi intendo sia l’allontanamento da noxae patogene sia l’acquisizione di
certe soddisfazioni come ad esempio il tentativo di capovolgere un’esperienza di
abuso infantile, ottenendo vendetta, o scaricare gli impulsi aggressivi che
comportano l’annientamento del Sé.