Un Gruppo di lavoro,
coordinato da ricercatori della Fondazione Ospedale Maggiore
Policlinico, ha ottenuto in vitro cellule staminali dal liquido
amniotico
Ricercatori della Fondazione Ospedale
Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena, della Fondazione Matarelli,
del Centro Auxologico Italiano, dell'Ospedale San Paolo e dell’Università degli
Studi di Milano, coordinati da Patrizia Bossolasco e da Lorenza Lazzari, hanno
originalmente identificato cellule staminali nel liquido amniotico (pubblicato
su Cell Research, 2006), con incoraggianti risultati in vitro per le linee
cellulari di 4 tessuti: adiposo, osseo, nervoso e muscolare.
“Le conclusioni dello studio, a cui se ne aggiungono diversi altri, tra cui
quello importante del dottor Paolo De Coppi pubblicato su Nature Biotechnology –
sostiene il dott. Paolo Rebulla – suggeriscono, tra l’altro, l'opportunità di
conservare queste cellule in apposite banche, come già oggi si fa con altre
importanti cellule staminali del sangue del cordone ombelicale - conservate in
Policlinico fin dal 1993 – per applicazioni terapeutiche. Ciò richiede la
disponibilità, presso i principali ospedali e al servizio dei gruppi di ricerca
suddetti, di laboratori sterili - le cosiddette 'Cell Factories' o 'Fabbriche di
Cellule' - per la coltura delle cellule, che devono essere moltiplicate in
laboratorio per ottenerne un numero sufficiente all'uso terapeutico”.
“A tale proposito – annuncia il prof. Ferruccio Bonino, Direttore scientifico
della Fondazione - il Policlinico di Milano si è fatto anche promotore di una
iniziativa volta a legare le Cell Factories italiane in una rete collaborativa
coordinata dall'Agenzia Italiana del Farmaco e dall'Istituto Superiore di
Sanità, per poter offrire prodotti innovativi e sicuri ai clinici interessati ai
nuovi protocolli sperimentali di terapia cellulare, da utilizzare nell'ambito
delle sperimentazioni cliniche controllate. Il progetto è costruito in analogia
al gruppo nordamericano denominato PACT (Production Assistance for Cellular
Therapy; www.pactgroup.org) che riunisce le Cell Factories di Minneapolis,
Pittsburgh e Houston”.
“Il recente lavoro presentato da Paolo de Coppi – aggiunge Paolo Rebulla - sulle
cellule staminali contenute nel liquido amniotico, apre importanti prospettive
verso l'uso terapeutico di queste cellule, che presentano caratteristiche molto
simili alle cellule staminali embrionali senza essere gravate dalle
problematiche etiche che ne rendono controverso l'utilizzo. Gli importanti e
innovativi dati sperimentali ottenuti da De Coppi e collaboratori in vivo hanno
avuto grande apprezzamento da parte degli addetti ai lavori, in quanto
confermano ed estendono i dati di alcune ricerche in vitro condotte dal nostro e
da altri gruppi in Italia e all'estero. Il gruppo di De Coppi ha approfondito
con eleganti procedure sperimentali numerosi aspetti fondamentali di queste
ricerche dimostrando, fra l'altro, che le cellule possono essere coltivate in
laboratorio molto a lungo dopo il prelievo senza che le stesse presentino
alterazioni”.
Questi dati sono molto importanti in quanto, avendo dimostrato la stabilità
delle cellule, è possibile ipotizzarne l’espansione - cioè la coltura in
laboratorio per aumentarne il numero - dopo averle indirizzate verso specifici
tessuti. Il gruppo di De Coppi ha inoltre dimostrato che è possibile indirizzare
le cellule staminali del liquido amniotico anche verso le cellule del fegato e
dell'endotelio (le cellule che tappezzano i vasi sanguigni).
“L'aspetto a nostro parere piu' importante – conclude Paolo Rebulla - del
recente lavoro di De Coppi riguarda la dimostrazione che le cellule permangono
per almeno due mesi nella sede in cui vengono trapiantate, contribuendo a
riparare alcune lesioni del sistema nervoso dell'animale da esperimento
utilizzato in questo studio”.
Fonte: Ufficio Stampa Fondazione
Ospedake Naggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena