Genova Anno IV - n°26 - 14.11.2006 Pagine Nazionali

    del 19/01/2007


Un Gruppo di lavoro, coordinato da ricercatori della Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico, ha ottenuto in vitro cellule staminali dal liquido amniotico


Ricercatori della Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena, della Fondazione Matarelli, del Centro Auxologico Italiano, dell'Ospedale San Paolo e dell’Università degli Studi di Milano, coordinati da Patrizia Bossolasco e da Lorenza Lazzari, hanno originalmente identificato cellule staminali nel liquido amniotico (pubblicato su Cell Research, 2006), con incoraggianti risultati in vitro per le linee cellulari di 4 tessuti: adiposo, osseo, nervoso e muscolare.
“Le conclusioni dello studio, a cui se ne aggiungono diversi altri, tra cui quello importante del dottor Paolo De Coppi pubblicato su Nature Biotechnology – sostiene il dott. Paolo Rebulla – suggeriscono, tra l’altro, l'opportunità di conservare queste cellule in apposite banche, come già oggi si fa con altre importanti cellule staminali del sangue del cordone ombelicale - conservate in Policlinico fin dal 1993 – per applicazioni terapeutiche. Ciò richiede la disponibilità, presso i principali ospedali e al servizio dei gruppi di ricerca suddetti, di laboratori sterili - le cosiddette 'Cell Factories' o 'Fabbriche di Cellule' - per la coltura delle cellule, che devono essere moltiplicate in laboratorio per ottenerne un numero sufficiente all'uso terapeutico”.
“A tale proposito – annuncia il prof. Ferruccio Bonino, Direttore scientifico della Fondazione - il Policlinico di Milano si è fatto anche promotore di una iniziativa volta a legare le Cell Factories italiane in una rete collaborativa coordinata dall'Agenzia Italiana del Farmaco e dall'Istituto Superiore di Sanità, per poter offrire prodotti innovativi e sicuri ai clinici interessati ai nuovi protocolli sperimentali di terapia cellulare, da utilizzare nell'ambito delle sperimentazioni cliniche controllate. Il progetto è costruito in analogia al gruppo nordamericano denominato PACT (Production Assistance for Cellular Therapy; www.pactgroup.org) che riunisce le Cell Factories di Minneapolis, Pittsburgh e Houston”.
“Il recente lavoro presentato da Paolo de Coppi – aggiunge Paolo Rebulla - sulle cellule staminali contenute nel liquido amniotico, apre importanti prospettive verso l'uso terapeutico di queste cellule, che presentano caratteristiche molto simili alle cellule staminali embrionali senza essere gravate dalle problematiche etiche che ne rendono controverso l'utilizzo. Gli importanti e innovativi dati sperimentali ottenuti da De Coppi e collaboratori in vivo hanno avuto grande apprezzamento da parte degli addetti ai lavori, in quanto confermano ed estendono i dati di alcune ricerche in vitro condotte dal nostro e da altri gruppi in Italia e all'estero. Il gruppo di De Coppi ha approfondito con eleganti procedure sperimentali numerosi aspetti fondamentali di queste ricerche dimostrando, fra l'altro, che le cellule possono essere coltivate in laboratorio molto a lungo dopo il prelievo senza che le stesse presentino alterazioni”.
Questi dati sono molto importanti in quanto, avendo dimostrato la stabilità delle cellule, è possibile ipotizzarne l’espansione - cioè la coltura in laboratorio per aumentarne il numero - dopo averle indirizzate verso specifici tessuti. Il gruppo di De Coppi ha inoltre dimostrato che è possibile indirizzare le cellule staminali del liquido amniotico anche verso le cellule del fegato e dell'endotelio (le cellule che tappezzano i vasi sanguigni).
“L'aspetto a nostro parere piu' importante – conclude Paolo Rebulla - del recente lavoro di De Coppi riguarda la dimostrazione che le cellule permangono per almeno due mesi nella sede in cui vengono trapiantate, contribuendo a riparare alcune lesioni del sistema nervoso dell'animale da esperimento utilizzato in questo studio”.

 

Fonte: Ufficio Stampa Fondazione Ospedake Naggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena


 






  



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