Sono
quasi 60.000 i casi di Aids segnalati in Italia dall'inizio dell'epidemia fino
ad oggi. Ma il numero dei casi di HIV e Aids è in calo da oltre 10 anni grazie
alla prevenzione e alle terapie. Si è passati da un picco di 5.600 casi di Aids
nel '95 a 1452 nel 2005. Contemporaneamente aumentano le persone che convivono
con una diagnosi di AIDS. Sono, infatti, più di 22.000 le persone che grazie
all'effetto delle terapie antiretrovirali combinate sopravvivono alla malattia.
Il vero problema che ci troviamo di fronte oggi è quello della bassa percezione
ancora diffusa del rischio di contrarre l'infezione da Hiv. Nel 1986 i casi di
nuove infezioni erano tra i 14000 e i 18.000, e l'iniezione di droga per via
endovenosa era la principale modalità di trasmissione dell'infezione da HIV. Nel
2006 i casi di nuove infezioni sono tra i 3.500 e i 4.000, e la principale
modalità di contagio è oggi invece rappresentata dai rapporti sessuali a
rischio. Di queste persone il 20% è rappresentato da stranieri. Inoltre, il
62,5% delle persone a cui viene riconosciuta una diagnosi di AIDS scopre di
essere sieropositiva solo al momento, o poco prima, della diagnosi di malattia
conclamata. Questo fenomeno è particolarmente rilevante non solo per i contatti
eterosessuali ma anche per gli omo e i bisessuali. Fortunatamente, invece i
tossicodipendenti ricorrono sempre più precocemente alla terapia antiretrovirale.
La spiegazione del mancato accesso tempestivo alla terapia si trova nel ritardo
della diagnosi di sieropositività. Infatti la proporzione di coloro che giungono
tardi alla consapevolezza di essere sieropositivi, cioè al momento stesso della
diagnosi o nei sei mesi precedenti, è salita da circa il 20% nel 1996 a più del
55% nell'anno in corso. Come dire che se prima, fino a circa dieci anni fa, solo
una persona su 5 effettuava tardi il test sierologico oggi almeno una persona su
2 scopre di essere sieropositiva quando la malattia è già in fase avanzata.
L'avvento delle nuove terapie antiretrovirali e un'assistenza medica avanzata
hanno modificato, in modo particolare negli ultimi anni, le caratteristiche
principali dell'epidemia di Aids in Italia. Rispetto agli anni ottanta i
pazienti sieropositivi sperimentano oggi un periodo asintomatico e di benessere
più prolungato e una migliore qualità della vita. Questo spiega perché non sia
più sufficiente la sola sorveglianza dei casi di Aids ma sia necessaria anche
un'analisi delle nuove diagnosi di infezione da Hiv per stimarne la diffusione
nel nostro Paese.
Purtroppo, un sistema di sorveglianza nazionale delle nuove diagnosi di
infezione non è ancora stato implementato. Sono però fondamentali in questo
senso i dati provenienti dalle 8 Regioni e Province che hanno già istituito un
sistema di sorveglianza e che pur non rappresentando, l'intera realtà nazionale
forniscono in tal modo un'utile indicazione sulla diffusione dell'Hiv nel nostro
paese. L'obiettivo futuro è quello di estendere i sistemi di sorveglianza delle
nuove infezioni da Hiv a tutte le regioni italiane in modo tale da avere un
quadro completo e dettagliato dell'andamento dell'epidemia e poter così
effettuare una più precisa programmazione sanitaria ed approntare adeguate
campagne di prevenzione.
In sostanza, grazie alle terapie antiretrovirali combinate, si osserva una
costante diminuzione del numero di nuovi casi di Aids. Tale decremento è ora più
lento, dal momento che, a causa della bassa percezione del rischio delle persone
che contraggono l'infezione per via sessuale, si assiste ad un ritardo
nell'ingresso in trattamento, conseguente alla mancata effettuazione del test.
Inoltre, i dati relativi ai casi di Aids, così come quelli dei sistemi di
sorveglianza delle nuove infezioni, attivi in alcune regioni italiane, mostrano
rilevanti cambiamenti nelle caratteristiche delle persone colpite. L'insieme dei
dati disponibili suggerisce la necessità di campagne di informazione che siano
in grado di aumentare la percezione del rischio nella popolazione sessualmente
attiva.