Genova Anno IV - n°25 - 10.10.2006 Pagine Nazionali

   


La Torre di P… - seconda puntata


A Pickwick sembrò un po’ più piccolo dell’ultima volta che lo aveva visto, ma – pensò – forse gli appariva così solo perché sprofondato in una grande poltrona.
Pack interruppe un imbarazzante silenzio – Se ne vuole andare, dice di essere disilluso – indicando Pickwick con gli occhi.
- Anch’io me ne vorrei andare. – Rispose con voce malferma il vecchio maestro togliendosi i piccoli occhiali tondi e pulendone le lenti con un fazzoletto – Anch’io sono sfiduciato e deluso.
Pack sgranò gli occhi e s’irrigidì tutto. Pickwick, invece, posò la valigia sul pavimento e lo guardò con interesse incoraggiandolo a proseguire.
- Questi testoni dei miei colleghi hanno fatto a gara per superarmi, per inventare qualcosa di nuovo, d’originale, per passare alla storia. E i risultati? – Fece una smorfia, si rimise gli occhiali sul naso, poi sputò nel fazzoletto - Ma i peggiori sono quelli che non si sono mossi di una virgola, difendendo posizioni ormai indifendibili. Sono loro che hanno fatto più danno. Io ero imbrigliato. Ho fatto miracoli. Cosa credono? Fossi stato libero! Avessi oggi 40 anni! Ho combattuto contro i pregiudizi, contro l’ignoranza, contro la morale, contro la scienza e la filosofia. Ah, i filosofi! Hanno creato perfino un circolo per darmi addosso! Non solo ho dovuto piegarmi al positivismo, ma difendermi anche dal neopositivismo. Si sono deluso. Herr…?
- Pickwick – rispose con tono interlocutorio.
- Herr Pickwick – continuò alzandosi e dirigendosi verso di lui, con andatura sofferta – fa ben ad andarsene, qui non c’è più nulla da fare. Io ho solo indicato la strada, tra mille difficoltà, gli altri si sono fermati a banchettare! – Si arrestò un attimo, poi riprese con un’intonazione rabbiosa, mentre si pizzicava la barba sul mento - Sì, ha capito bene: a banchettare, sulla mia tavola e senza neanche pagare il conto.
Cambiando tono, dopo aver iniziato ad osservarlo con attenzione per studiarne le reazioni, gli disse: - Sa l’unico che mi è piaciuto veramente? Herbert! Lo rilegga ogni tanto. Nonostante io non abbia mai apprezzato la sua commistione politica, credo sia uno dei pochi ad aver compreso ciò che veramente resterà nel tempo del mio lavoro, anche se è spesso in disaccordo con me e soprattutto su un punto focale: la struttura della società. Certo lui mi identifica in un sociologo, ma le assicuro ciò non mi dispiace affatto. Per quanto riguarda gli altri, hanno fatto più danni del perfido Julius. – Volse lo sguardo verso la libreria ricoperta da una vistosa quantità di polvere e sospirò impercettibilmente – Il povero Magnus, ne morì. Bruciarono la sua intera biblioteca in una notte – Poi con tono conclusivo, riponendo l’orologio nel taschino del panciotto dopo averlo appena sbirciato – Ora mi scusi, tra pochi minuti devo presenziare alla riunione delle sedici e con le mie gambe malandate mi occorre del tempo per spostarmi. Mi torni a trovare…se resta. Ma se ne va, forse vale più di quelli che rimangono.
Accompagnandolo alla porta, lo prese sottobraccio – Nella primavera dell’ottantaquattro – bisbigliò in modo confidenziale - ero fidanzato. La chiamavo “Principessa”. Non sa che notti d’amore passammo io, lei e la cocaina! Se non l’hai mai provata, lo faccia almeno una volta, vedrà quante cose capirà sulla sessualità! Molte di più che ascoltando quei vecchi tromboni! – E con una stretta di mano si accomiatò, mentre un sorriso appena abbozzato gli si spegneva rapido tra le labbra.
Appena fuori, Pack chiese: - Che impressione le ha fatto?
- Niente di più di quanto mi aspettassi.
- Va bene, ma che ne direbbe se le proponessi di assistere alla riunione? Forse potrebbe avere un quadro più generale.
- So che non si può assistere. E’ vietato.
- Lei non si preoccupi. Mi dica soltanto se vuole andarci. Al resto penso io, senza rischi.
Pickwick rimase a lungo pensieroso scrutando il suo interlocutore.
- Suvvia, quando le ricapiterà un’occasione del genere?
- E’ sicuro che non ci siano problemi? Non vorrei dover affrontare complicazioni proprio adesso che sto per andarmene.
- Garantito! Dobbiamo fare solo un percorso…diciamo…alternativo. Venga, lasceremo la valigia più avanti, poi torneremo a prenderla.
Con passo svelto, prima che Pickwick potesse ripensarci, Pack s’incamminò verso il fondo del corridoio. Pickwick, perplesso ma incuriosito, lo seguiva voltandosi ogni tanto con il timore d’esser scoperto in quel che riteneva un comportamento decisamente scorretto.
Arrivati in fondo al lungo corridoio, Pack iniziò ad armeggiare con il telaio arrugginito di una grande finestra a vetri. Pickwick osservava ogni movimento con crescente apprensione.
- Ecco fatto – disse aprendo un pertugio tra un vetro e l’altro – ci siamo. Prima esco io, poi mi dà la valigia e passa lei. Attento perché il cornicione è largo, ma in alcuni punti è un po’ cedevole. Non metta i piedi sulle crepe altrimenti facciamo una brutta fine.
Il cornicione, infatti, era molto ampio, ma pieno di spaccature e a guardar sotto venivano i brividi per l’altezza; così Pickwick fino allora dubbioso ed allo stesso tempo stimolato dalla curiosità, iniziò a pentirsi d’essersi imbarcato in quell’avventura.
Pack se ne accorse. – Avanti, non abbia paura. Sapesse quante volte ho fatto questo percorso. Il cornicione corre per intero attorno alla torre ed a volte è la strada più breve per giungere a destinazione. E poi che dovrei dire io che sto rischiando per lei?
- Non me ne importa proprio nulla! – Pensò Pickwick, sempre più pentito d’averlo seguito.
Dopo l’ennesima curva, Pack si fermò all’improvviso e si appiattì contro il muro.
- Ehm …c’è un problema. Va bene, – disse risoluto subito dopo – facciamo finta di niente. Probabilmente neanche si accorgerà di noi.
- Mi vuol dire che sta succedendo? Chi c’è? – Lo incalzò Pickwick con tono irato ma a bassa voce.
- Uhm, c’è una persona…un maestro che sta…uhm…lavorando con i piccioni.
- Con i piccioni?
- Si, ma lei faccia finta di niente. Passiamo con aria indifferente.
Pickwick si voltò indietro intenzionato ad andarsene via, ma Pack si era di nuovo incamminato con la sua valigia. Si affrettò per raggiungerlo e trattenerlo quando ormai era troppo tardi. Affacciato al davanzale di una finestra, un uomo con occhiali dalla pesante montatura nera, i capelli bianchi all’indietro ed i tratti del viso pronunciati, osservava due piccioni in una gabbietta di ferro mezza ammaccata.
- Non ci crederete – gli parlò dopo una rapida sbirciata priva d’interesse – ma sono riuscito a farli ubriacare. Guardate: quando accendo questa luce, corrono nella vaschetta dove ho messo del whisky. E bevono. Sì, che bevono! Ci ho messo un po’ per condizionarli, ma ci sono riuscito. Una bella soddisfazione, no? – Chiese disinteressandosi alla risposta. – Potrei riuscirci anche con voi. Appena mettono il becco nella vaschetta, gli do una pallina di cibo ed il gioco è fatto! Vedete, si tratta di contingenze di rinforzo, il trucco è questo: il rinforzo. [•••] è rinforzante tutto quello che aumenta la probabilità di una risposta. Per esempio, il rinforzo positivo…
- Bur! Smettila d’importunarli.
Una voce annoiata lo aveva interrotto. Pickwick e Pack, che si erano fermati davanti alla finestra, guardarono all’interno della stanza in penombra. Un bell’uomo, magro con dei baffi neri sottili, era seduto su una sedia da regista di stoffa color rosso e legno di ciliegio. – Non lo state a sentire – continuò – è un genio, ma monotono. Non è vero, Bur?
- Grazie per i complimenti John, ma volevo trattenerli ancora per un minuto solo. – Riprese l’uomo con gli occhiali. – Devo fargli vedere una cosa stupefacente: abbiamo elettrificato il pavimento di una gabbia e ci abbiamo messo dentro un cane. Ogni tanto diamo la corrente e quando il cane non ce la fa più a saltare in alto e ad aggrapparsi ai lati per evitare le scosse, sapete che fa? Si lascia cadere a terra e si prende tutta la corrente! Si è depresso e si lascia morire perché non ha più via di scampo! E’ questo il grande segreto della depressione! L’uomo…
- Bur!!! Lasciali andare! – Si udì forte dalla penombra della stanza.
- Va bene, tanto so dove stanno andando: alla riunione delle sedici. – Li guardò bene in viso per la prima volta. – Ma che ci andate a fare? Cosa sperate di capire? [•••] illusioni. E’ il presente che conta, non il passato. Quelli hanno costruito un codice che vale solo per le loro elucubrazioni. Decriptano, decriptano, ma che cosa? Solo loro lo sanno. Non possono dimostrare nulla: non è dentro che dobbiamo guardare, ma fuori…


...continua.

 





 


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