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Genova Anno IV - n°24 - 05.07.2006 Pagine Nazionali
Trentino Alto Adige clicMedicina - redazione@clicmedicina.it
Secondo un’indagine Istat in Trentino Alto Adige più di 4 donne ogni cento
dichiarano di soffrire di osteoporosi ( più di 3 ogni cento nella Provincia
Autonoma di Bolzano e quasi 6 ogni cento nella Provincia Autonoma di Trento). Un
dato certamente sottovalutato se si pensa che, in Italia, stime recenti hanno
messo in luce come quasi quattro milioni di donne sono affette da questa
malattia. Secondo l’Istat in Italia 8 donne su cento dichiarano di soffrire di
osteoporosi eppure lo studio Esopo dell’Istituto Superiore di Sanità ci dice che
superata la soglia dei 40 anni le italiane che fanno i conti con le ossa fragili
sono 23 ogni cento e che la metà delle donne sopra i 70 anni soffre di
osteoporosi. Tante, tantissime dunque anche in Trentino Alto Adige le donne che hanno le ossa fragili. Ma quanto ne sanno di questa malattia, cosa fanno per porvi rimedio e, soprattutto, se potessero creare la loro terapia ideale come la vorrebbero? La risposta a queste domande viene da un’indagine condotta dalla Società Manners Ardi di Renato Mannheimer che ha coinvolto in tutta Italia più di 1600 donne oltre i 50 anni. Indagine che ha fotografato anche le donne della macroregione Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Come le “colleghe” delle altre regioni, le donne del Trentino Alto Adige sanno nella quasi totalità dei casi che l’osteoporosi è una malattia che rende più fragili le ossa. Sono informate, infatti, 93 donne su cento. E’ tra i valori migliori. Ad informarle sulla malattia sono in egual misura i medici di famiglia e gli specialisti ( 50 per cento) e poi i mass media e il “passaparola” tra amiche e conoscenti (50 per cento). Informate, dunque, le donne del Trentino Alto Adige. Anche sui danni che provoca la malattia. Infatti, più di 93 donne su cento sanno che con l’osteoporosi c’è un aumento del rischio di fratture: è la percentuale più alta in Italia. Eppure solo 33 donne su cento fanno regolarmente la MOC (l’esame che misura la massea ossea dello scheletro), ben 56 l’hanno fatta una volta e mai più ripetuta oppure non fanno controlli nonostante conoscano l’esame. E, addirittura, in 11 su cento ignorano l’esistenza di un’indagine di controllo per l’osteoporosi. Poco attente nei confronti della MOC (cosa peraltro confermata da un’indagine Istat nella quale si mette in luce come in Trentino Alto Adige solo 26,5 donne su cento dopo i 45 anni dichiarano di aver eseguito controlli per l’osteoporosi anche in assenza di sintomi, 24 nella P.A. di Bolzano e 29 nella P.A. di Trento) e poco o per niente preparate sulla terapia dell’osteoporosi. In Trentino Alto Adige, infatti, solo 27 donne su cento sanno che esistono terapie efficaci per l’osteoporosi. Alta la percentuale di chi non sa rispondere sull’esistenza di terapie (25 per cento), oppure che le ritiene ancora non completamente efficaci (più del 39 per cento). Significativo quel 9 per cento di donne che pensa che non esistano terapie per l’osteoporosi. Alla fine 73 donne su cento in Trentino Alto Adige non credono o non conoscono la terapia per l’osteoporosi. E il passo tra questo dato e la deduzione che siano in poche a seguire la terapia è veramente breve. Eppure le donne del Trentino Alto Adige hanno le idee chiare su come dovrebbe essere la loro terapia ideale: sicura, comoda da assumere (magari una volta al mese così è facile da ricordare) e che assicuri una buona qualità di vita ed efficace. Una buona notizia, allora, per queste donne. La terapia come loro la desiderano esiste,è ibandronato: sicuro,nel senso che è ben tollerabile, comodo da assumere visto che si prende una volta al mese, ed efficace dato che riduce del 62 per cento il rischio di nuove fratture vertebrali. Spetta alle donne, adesso, prendersi cura della loro salute chiedendo al medico di famiglia di informale e di aiutarle nella lotta alla malattia. E per l’osteoporosi ci devono pensare una volta al mese per non preoccuparsene più. Queste pagine sfruttano standard
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