Genova Anno IV - n°24 - 05.07.2006 Pagine Nazionali

   


Trachelectomia: il nuovo intervento che conserva l’utero in caso di carcinoma della cervice


Emanuela Mistrangelo - mistrangelo.e@libero.it

In questi giorni sono stati pubblicati sul British Journal Obstetrics and Gynecology, rinomata rivista scientifica inglese, i risultati di uno studio condotto a Londra su 123 donne sottoposte ad intervento di trachelectomia per il trattamento chirurgico del carcinoma della cervice uterina. La trachelectomia vaginale radicale, ideata per la prima volta dal Prof. Daniel Dargent dell’Università di Lione, Francia, è un intervento che rimuove la cervice uterina ma non il corpo dell’utero, permettendo di preservare la fertilità in donne con carcinoma della cervice allo stadio precoce.
Il carcinoma della cervice è la quarta neoplasia per frequenza nella popolazione femminile del mondo occidentale. Negli Stati Uniti vengono diagnosticati ogni anno circa 16.000 nuovi casi di carcinoma della cervice uterina e circa 4.800 donne muoiono ogni anno a causa di questa malattia, che costituisce la causa di morte dello 0,3% della popolazione femminile. In Italia si stimano circa 3700 casi nuovi ogni anno. L’età media d'insorgenza è di 54 anni, ma scende a 32 anni per le forme intraepiteliali (25-40 anni). Benché il tasso di sopravvivenza a 5 anni delle donne con carcinoma della cervice localizzato si aggiri sul 90%, esso si abbassa notevolmente (intorno al 14%) per le persone con una malattia in fase avanzata (Stadio IV). L'incidenza dei carcinomi invasivi della cervice si è ridotta notevolmente nel corso degli ultimi 40 anni, grazie soprattutto ai programmi di screening (Pap test) e diagnosi precoce, anche se l'incidenza della fase intraepiteliale è in netto aumento ed è riscontrabile soprattutto a carico di donne giovani che si sottopongono a controlli di prevenzione.
La scelta del tipo di trattamento per il carcinoma della cervice dipende dalla localizzazione e dalle dimensioni del tumore, dallo stadio (estensione) della malattia, dall'età e dalle condizioni generali di salute della paziente nonché da altri fattori. Nel caso di effettiva diagnosi di tumore dell’utero o tumore della cervice uterina, è opportuno definirne la gravità sulla base di una classifica, che suddivide questi tumori in quattro stadi: Stadio I: il tumore è confinato alla cervice uterina; Stadio II: il tumore ha invaso la zona posteriore dell'utero, ma non ha raggiunto la pelvi (cioè la parte bassa dell'addome in cui è contenuto l'organo).; Stadio III: il tumore ha invaso la pelvi oppure i reni, compromettendone il funzionamento; Stadio IV: il tumore ha invaso la vescica, il retto o la zona posteriore alla pelvi.
Fino ad alcuni anni fa in caso di tumore invasivo della cervice, anche se a stadio precoce, l’unica terapia chirurgica possibile era l’isterectomia associata al contemporaneo prelievo dei linfonodi pelvici. Tale intervento richiedeva pertanto l’asportazione completa dell’utero, negando alla donna la possibilità di future gravidanze, ed una lunga incisione cutanea longitudinale sull’addome. Da qualche anno è possibile, in casi selezionati con carcinoma allo stadio I ed in donne desiderose di prole, eseguire un intervento che, pur garantendo la radicalità, conserva il corpo dell’utero preservando la fertilità. Tale intervento, denominato trachelectomia radicale, prevede una linfoadenectomia pelvica e parametriale eseguibile oggi per via laparoscopica (senza incisione longitudinale sull’addome ma con 4 piccole incisioni di 5-10 mm) ed una sezione, per via vaginale, dell’utero, al confine tra corpo dell’utero e cervice (regione denominata “istmo”).
Le controindicazioni alla trachelectomia dipendono dalle caratteristiche del tumore. Un tumore che infiltra la cervice fino a livello dell’orificio interno è una chiara controindicazione. Un tumore, pur in Stadio I, grande più di 2 cm o un tumore infiltrante che coinvolge gli spazi linfo-vascolari sono controindicazioni relative, poiché questo tipo di tumore presenta un rischio aumentato di recidiva che può essere considerato inaccettabile dopo un intervento che preserva la fertilità.
Le gravidanze successive a trachelectomia hanno un maggior tasso di corionamniotiti e aborti tardivi, in parte prevenibili grazie al cerchiaggio preventivo eseguito in sede di intervento ed alla chiusura completa dell’istmo uterino che va eseguita intorno alle 14 settimane di gravidanza.
In conclusione la trachelectomia è un intervento proponibile per il trattamento del carcinoma della cervice a stadio precoce (Stadio I), in donne fortemente desiderose di prole, in assenza di altri evidenti segni di infertilità ma le donne devono essere informate dei rischi e delle possibili complicanze relative alle gravidanze successive.

 





 


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