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Genova Anno IV - n°24 - 05.07.2006 Pagine Nazionali
Panico collettivo Anna Carderi - Psicologa Roma - anna.carderi@libero.it
Il modo in cui la folla agisce indotta dal panico diviene una delle forme più
disastrose di comportamento umano collettivo. Di fatto quando, in una situazione
di emergenza, ciò che accomuna le persone è essenzialmente una reazione di
panico spesso il risultato è che le centinaia o migliaia di esseri umani
implicati diventano, in quanto massa, una forza agglomerata che può trasformarsi
in una furia devastatrice, rappresentando essa stessa il pericolo di una
catastrofe distruttiva; la gente comincia a muoversi in modo più veloce del
normale ed iniziano a spingere con il risultato che i contatti tra le persone
diventano sempre più pressanti. Tali contatti fisici in una situazione di
affollamento compresso causano pressioni pericolose fino ad arrivare ad
abbattere delle barriere. Due sono i risultati: da una parte la fuga diviene più
lenta in quanto ostacolata dalla gente che agisce da ostacolo, dall’altra vi è
la tendenza ad assumere un comportamento di massa, facendo ciò che le altre
persone fanno. Le conseguenze sono schiacciamenti, soffocamenti, blocchi delle uscite che si traducono in numerosi morti e feriti indipendenti dall’evento che ha provocato il panico. Tre ricercatori europei, D.Hebling e Tamàs Vicsek, dell'Università di Budapest, Illé Farkas, dell'Università di Dresda hanno analizzato molti casi di folle in preda al panico, utilizzando anche tutti i filmati disponibili su eventi di questo genere. La prima osservazione da cui sono partiti è il potere di "spersonalizzazione" che il panico induce nelle persone. In molti casi, infatti, porzioni significative della folla si trovano nelle immediate vicinanze di una via di fuga alternativa rispetto a quella che tutto il gruppo sta cercando di utilizzare. Tutta la gente si dirige verso la stessa uscita, ma lateralmente è magari disponibile, un'opportunità di salvezza drammaticamente facile. Il dato, tragico, è proprio questo: il panico della folla scavalca ogni minimo e possibile comportamento razionale, esaltando una cieca vocazione autodistruttiva. Un esempio di tali conseguenze risale al 29 maggio del 1985, quando a Bruxelles durante la Coppa dei Campioni 38 persone, quasi tutte italiane, morirono schiacciate in un angolo dello stadio di calcio; 400 furono i feriti gravi. Proprio quelle immagini testimoniano il comportamento paradossale di una folla in preda al panico; centinaia di persone ammassate in una porzione delle gradinate dello stadio, mentre alle loro spalle vi era il vuoto. Potevano arretrare facilmente, ma ciò non avvenne. Queste pagine sfruttano standard
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