Genova Anno IV - n°24 - 05.07.2006 Pagine Nazionali

   


Diagnosi delle Infezioni


Aldo Franco De Rose - aldofrancoderose@clicmedicina.it

La sintomatologia clinica non sempre è sufficiente per una diagnosi di infezione urinaria, per cui è spesso necessario ricorrere ad indagini di laboratorio e strumentali al fine non solo di accertare la presenza di IVU, ma di ricercare i fattori favorenti, definirne la forma clinica e valutarne il rischio di complicanze. Tali indagini sono:
Esame delle urine. L'esame del sedimento urinario evidenzia una leucocituria al di sopra dei valori fisiologici (200.000/h o 5 per campo): ciò è indice generico di infiammazione delle vie urinarie, ma non sempre di infezione. La presenza di una cilindruria leucocitaria, rappresentando il cilindro lo stampo più o meno esteso del tubulo renale, è indice di una flogosi che non interessa solo la via escretrice ma anche il parenchima renale. Al contrario la sola presenza di cellule di sfaldamento delle basse e/o alte vie è indice di un interessamento esclusivo o prevalente della via escretrice.
La presenza di batteri senza segni evidenti di flogosi non è costantemente segno di infezione, potendo essere l'esito di una cattiva conservazione del campione, fin dall'inizio raccolto in contenitore igienicamente inidoneo.
Invece la proteinuria e la microematuria, seppur quasi sempre presenti in corso di infezione, non sono indicative se non quando si ritrovino associate ai reperti sopra menzionati.
La presenza di nitriti invece è un segno estremamente indicativo, essendo questi un prodotto del metabolismo di quei germi che più frequentemente sono responsabili di infezione.

Urinocoltura. La diagnosi di infezione urinaria è basata sulla dimostrazione certa di un numero significativo di microrganismi nell'urina vescicale. La urinocoltura consente una determinazione accurata del numero totale dei microrganismi per ml di urina, e permette l'identificazione della specie batterica. Il campione in esame, perché l'urinocoltura risulti attendibile, deve essere raccolto in contenitore idoneo per sterilità e caratteristiche e il prelievo effettuato secondo modalità che garantiscono la non contaminazione da parte dei batteri comunemente presenti nell'uretra, sui genitali esterni e sul perineo.
Le urine sono prelevate dal soggetto con:
1)mitto intermedio (nella quasi totalità dei casi);
2)puntura sovrapubica (in casi selezionati, in particolare in età pediatrica);
3)catetere (nei soggetti immunodepressi e/o portatori di catetere).
La batteriuria è significativa quando:
a)la conta è > 100.000 col/ml, per urine prelevate con mitto intermedio o per cateterismo, considerando però valori inferiori fortemente sospetti;
b)la conta è > 10 col/ml per urine prelevate con puntura sovrapubica.
L'esame colturale deve essere eseguito non oltre 30' dalla raccolta dei campioni, per non avere risultati alterati. La conta delle colonie perde ogni significato se il paziente assume farmaci antibatterici.

Localizzazione della infezione (diagnosi di sede delle IVU). Stabilire se il paziente è affetto da infezione delle vie urinarie alte o basse, e se è presente interessamento parenchimale o meno, è di estrema importanza per le implicazioni cliniche, prognostiche e terapeutiche che ciò comporta.
Tale distinzione non sempre è possibile sulla base dei soli elementi clinici, anche se la presenza di febbre elevata e di dolore lombare faranno propendere per la diagnosi di pielonefrite acuta.
Per evidenziare la sede dell'infezione sono stati proposti sia metodi diretti, invasivi e con possibili effetti collaterali, sia metodi indiretti (tab.07).
Tra i primi ricordiamo l'esame colturale su urina raccolta con cateterismo degli ureteri (test di Stamey) o dopo lavaggio vescicale con soluzioni disinfettanti (test di Farley).
Tra i metodi indiretti i più attendibili sono la ricerca di enzimuria (LDH, lisozima, NAG, Beta2 microglobulina) indice di danno o necrosi tubulare, la ricerca di anticorpi sierici specifici e la ricerca nel sedimento urinario di batteri rivestiti da anticorpi (Antibody Coated Bacteria test o test di Thomas).
In particolare questo ultimo test ha dimostrato una accuratezza dell'80% nella diagnosi di infezione renale, ma può essere positivo in tutte quelle situazioni in cui i microrganismi superano l'urotelio venendo a contatto con il circolo linfatico (cistite ulcerosa, prostatiti ecc.).

I Sintomi delle Infezioni Urinarie
Le infezioni urinarie vengono tradizionalmente distinte in alte e basse. I sintomi delle infezioni urinarie basse (cistouretriti) sono tipicamente rappresentati da disuria, pollachiuria e alterazioni minzionali senza febbre o con temperatura inferiore a 38-38,5 °C.
Le infezioni urinarie alte (pielonefriti acute) si presentano con compromissione dello stato generale, nausea, vomito, dolore addominale e lombare, spontaneo o provocato (segno di Giordano), mentre possono essere assenti disuria e pollachiuria.
La febbre elevata (superiore a 38-38,5 °C) è, tra tutti, il marker clinico più importante. Nel sospetto di una infezione urinaria alta è indicata l'esecuzione di alcune indagini ematologiche (VES, PCR, emocromo). La presenza di leucocitosi neutrofila, VES maggiore di 20-30 mm/h, PCR maggiore di 20-30 mg/L orienta verso una localizzazione alta

 





 


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