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Genova Anno IV - n°23 - 14.06.2006 Pagine Nazionali
Intervista a Silvano Adami - Ordinario della Cattedra di Reumatologia all’Università di Verona e Direttore del Centro di Riferimento Regionale per l’osteoporosi Ospedale Valeggio sul Mincio, Verona Aldo Franco De Rose - aldofrancoderose@clicmedicina.it “L’osteoporosi è una malattia molto diffusa e poco trattata. Si calcola che metà
delle donne oltre i 60 anni corrano il rischio di essere colpite
dall’osteoporosi. Si impone, quindi, una strategia di intervento: dalla
prevenzione, che in primo luogo riguarda gli stili di vita, all’uso, quando è
consigliato, di farmaci mirati, che devono essere non solo tollerabili ed
efficaci ma devono anche essere accettati dalla donna. E’ ben noto, infatti, che
la donna spesso non solo non inizia la terapia ma, anche quando la comincia,
troppo spesso la abbandona dopo poco tempo. Con l’assunzione una volta al mese,
ibandronato risponde a tutte le caratteristiche che ho indicato: tollerabilità,
efficacia e comodità di assunzione, con un effetto positivo sull’aderenza al
trattamento”. Parla Silvano Adami, Ordinario della Cattedra di Reumatologia
all’Università di Verona e Direttore del Centro di Riferimento Regionale per
l’osteoporosi – Ospedale di Valeggio sul Mincio, Verona nel corso di una
conferenza stampa a Roma.Professore, soffermiamoci su questo farmaco. Ibandronato, il primo bisfosfonato orale a somministrazione mensile, è un farmaco che arriva da molto lontano e racchiude in sé tutta l’esperienza di lunghi studi compiuti in passato. E’ efficace e ben tollerato e, come abbiamo detto, ha la grande novità di essere facilmente gestibile dalla donna. Vorrei soffermarmi in particolare sull’aderenza alla terapia. Uno studio internazionale condotto nel 2005 ha dimostrato come le donne con osteoporosi postmenopausale preferiscano in grande maggioranza la terapia mensile con ibandronato rispetto a quella settimanale con un altro bisfosfonato. Parliamo adesso di efficacia nel ridurre il rischio di fratture vertebrali. Ibandronato si è rivelato efficace nella riduzione del rischio di fratture vertebrali. Lo studio BONE, condotto su pazienti trattate per tre anni con ibandronato, ha messo in evidenza come le donne hanno ottenuto, già nel primo anno di terapia, una sensibile riduzione del rischio di nuove fratture vertebrali che, nel terzo anno, arriva al 62 per cento. C’è da aggiungere che questo farmaco è notevolmente efficace anche nell’aumento della massa ossea, a livello sia vertebrale che dell’anca, e nella riduzione dei markers biologici del riassorbimento osseo. Come funziona ibandronato? Ibandronato, una volta entrato in circolo, viene subito “catturato” dall’osso, a cui si attacca e dove rimane per molte settimane. In pratica si attacca ai cristalli di calcio dell’osso. Questo è fondamentale perché nell’individuo avviene un processo continuo di formazione e distruzione dell’osso per mezzo di cellule che “mangiano”, gli osteoclasti, e che ricostruiscono, gli osteoblasti, l’osso stesso. Tutto questo è il rimodellamento osseo. Dopo la menopausa però, e sempre di più con l’avanzare dell’età, il processo di ricostruzione è in difetto rispetto a quello della distruzione. Ecco allora ibandronato, che va ad attaccarsi ai cristalli di calcio sulla superficie dell’osso e lì vi rimane per molte settimane, bloccando gli osteoclasti, impedendone, o comunque riducendone, l’azione distruttiva. Ciò permette agli osteoblasti di mettere in atto la loro azione di formazione di nuovo tessuto osseo, incontrastati. Perché c’è un aumento dei casi di osteoporosi? L’osteoporosi c’è sempre stata ma il problema veniva visto da altre angolazioni. Per esempio, quando una donna anziana si fratturava il femore, si riteneva che l’incidente rientrasse in quella ineluttabilità che contraddistingue i capelli bianchi. Questa ineluttabilità era considerata scontata in una donna di 80 anni con il femore fratturato, così come lo era in una donna di 60 con le vertebre fratturate. In sintesi era il pegno pagato all’età. Adesso non è così. La donna, ma anche l’uomo con i capelli bianchi, ha davanti a sé una speranza di vita più ampia di quella di un tempo e si è attivi più di un tempo. E l’ineluttabilità è giustamente inaccettabile. Il fatto è che adesso gli stili di vita non sono quelli corretti: si fuma ed è ben noto che il consumo di tabacco favorisce l’osteoporosi; si pensa tanto alle diete per garantire una linea soddisfacente ma così si tengono lontani gli alimenti che contengono calcio, come quelli lattiero caseari, e la vitamina D; si insegue in sostanza il mito dell’eccessiva magrezza senza sapere che essere troppo magre può favorire l’insorgenza dell’osteoporosi. Vorrei aggiungere che l’attività fisica, anche quella moderata, è largamente disattesa. Ed infine c’è da fare una considerazione: si vive di più e quindi ci sono più anziani e, di conseguenza, vediamo sempre più persone con osteoporosi. Professore, adesso che c’è la cultura per l’osteoporosi perché non si mettono in campo iniziative mirate? C’è la cultura ma spesso non viene trasformata in interventi. Le faccio solo un esempio: una donna di 80 anni operata per la frattura del femore, nella stragrande maggioranza dei casi viene dimessa dall’ospedale senza alcuna terapia per l’osteoporosi. Eppure il suo rischio di avere una nuova frattura è del 50 per cento. Chi deve adottare la terapia con ibandronato? Tutte le donne con osteoporosi, con una o più fratture, devono essere trattate. In secondo luogo quelle donne che presentano un osso già particolarmente fragile ed associato ad un maggior processo catabolico, e cioè quelle in cui c’è un’azione dimostrata di distruzione dell’osso, accertata tramite la MOC. Quanto dura la terapia per l’osteoporosi? Va protratta per molti anni. Molte donne, purtroppo, si stancano e abbandonano. Ma adesso, con ibandronato, l’aderenza dovrebbe essere assicurata. Queste pagine sfruttano standard
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