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Genova Anno IV - n°23 - 05.06.2006 Pagine Nazionali
Il mio pensiero sulla procreazione assistita clicMedicina - redazione@clicmedicina.it
Ho il dovere qui di aprire una non breve parentesi sull’argomento, perché sono
ancora oggi disgustato da quello che ho ascoltato durante il dibattito tra le
forze politiche e nella società civile riguardo al tema della procreazione
medicalmente assistita. A mio parere fin dal principio il dibattito è stato
falsato da pregiudiziali ideologiche fortissime, provenienti da ambienti
cattolici ma non solo, e da una devastante disinformazione. Innanzitutto sulla
realtà della PMA in Italia. Ho ascoltato parlamentari stigmatizzare con parole
di fuoco quei centri medici dai dubbi obiettivi e dalla dubbia moralità in cui
si carpirebbe la fiducia di coppie ignare e bisognose d’aiuto. Ho sentito
paragonare la selezione degli embrioni da impiantare e il congelamento degli
stessi a pratiche degne dell’eugenetica nazista. Ho sentito affermare che le
coppie che ricorrono alla PMA sono egoiste perché vogliono un figlio a tutti i
costi. Peggio, ho sentito dire cose ignobili sulla diagnosi preimpianto e sui
medici che la praticano, in Italia essenzialmente per consentire a coppie
portatrici di talassemia di avere figli normali. Senza parlare delle opinioni
riguardanti la natura dell’embrione, dove la scienza è stata messa a tacere in
nome di credenze che nulla hanno a che fare con la realtà delle cose. La cosa
che più mi fa indignare è che la commissione parlamentare incaricata di redigere
la legge ha invitato esperti di fama internazionale per avere da loro opinioni
autorevoli che aiutassero a prendere le decisioni migliori, ma che di queste
opinioni non c’è traccia nel testo della legge, che fin dal suo primo articolo
denuncia a mio avviso uno scopo nemmeno tanto recondito: quello di rendere
impossibile la vita di chi, come io e mia moglie, ha deciso di avere un bambino
in un modo che i alcuni cattolici giudicano sbagliato. Il successivo tentativo, questa volta presso un ospedale pubblico genovese, lo abbiamo effettuato vigente la nuova legge. A mia moglie sono stati prelevati solo pochi ovociti, perché la nuova legge limita a tre il numero di embrioni da creare e trasferire in un colpo solo. Sì, perché una volta creati gli embrioni essi non possono più essere congelati ma devono essere tutti impiantati, anche se in questo modo si incrementa il rischio di gravidanze trigemine. Altra facezia, se per caso la donna cambia idea durante il periodo che trascorre tra la fecondazione e l’impianto, e non vuole più effettuare il trasferimento degli embrioni, la legge le impone di sottoporsi egualmente ad esso. Una specie di violenza carnale istituzionalizzata, una pratica che spero nessun medico vorrà mai mettere in atto. L’effetto della legge si è comunque sentito subito. Il tentativo è andato a vuoto. A questo punto io e mia moglie siamo stati messi di fronte ad una scelta difficile. Continuare nel centro pubblico, sottostante alla legislazione italiana, o emigrare all’estero, dove vige una legislazione meno moralista e più centrata sulla riuscita del procedimento? Non è stata una decisione facile. I medici che avevamo fino a quel momento incontrato ci erano parsi competenti e spesso davvero impegnati, nonché ammirevoli sul piano umano. Ma la legge aveva loro legato le mani. Abbiamo preso l’altra strada, andare all’estero. Sì, ma dove ? Grazie ad Internet ed ai forum dedicati alla PMA, dove si possono condividere gioie e dolori con altri sfortunati con il nostro stesso problema, abbiamo scelto il centro europeo di riferimento per la ICSI, il luogo dove questa tecnica è stata utilizzata la prima volta in Europa, nei primi anni novanta: l’AZ V.U.B. di Bruxelles. E’ iniziata così l’ultima fase del nostro cammino di coppia infertile, fatta questa volta anche di voli aerei low cost da Milano, di settimane in albergo in una città mai vista prima ma che oggi è quasi una seconda casa. Fatta di colloqui in francese e inglese con medici efficientissimi ma un po’ freddi, di fax e telefonate fatte durante la prima fase del trattamento, che inizia in Italia per limitare i costi. Fatta di rocambolesche avventure per trasportare per mezza europa il contenitore criogenico con il mio sperma congelato, nel terrore che qualche zelante agente di polizia ci fermasse e sospettasse che fossimo pericolosi terroristi intenti a trasportare i componenti di una pericolosa arma biologica………………. L’anno scorso il primo tentativo, in estate. Procedura perfettamente riuscita, grande numero di embrioni ottenuti e congelati, inizio di gravidanza, speranze al massimo e poi…. nulla di fatto! Anche in Belgio non hanno la bacchetta magica. Riproveremo. Almeno un’altra volta. L’ospedale là è moderno e efficiente, la città interessante (si beve ottima birra, si mangiano cozze e patatine fritte, e i cioccolatini sono un trionfo….) ma sarebbe bello vivere in un paese in cui se si ha un problema risolvibile lo si può affrontare a casa propria, nel posto in cui si è vissuto, in cui ci si è innamorati, in cui si è deciso di avere un figlio. Anche noi coppie con problemi di infertilità un figlio lo vorremmo, non per egoismo, ma per dargli amore. Lo vorremmo, ma oggi con questa legge noi siamo stati messi in un ghetto, senza sbarre, ma lo stesso un ghetto per minoranze con problemi che la società nel suo complesso considera marginali, poco importanti. Esagero? Forse, ma il nostro vissuto, e quello di tante coppie con problemi simili al nostro, è di emarginazione e indifferenza. Chi ha sostenuto questa legge direttamente o con la sua astensione al referendum ci ha colpito nel profondo, spero senza saperlo. Ma è ora di aprire gli occhi e riaprire il dibattito, perché la legge può essere cambiata, deve essere cambiata. Come faranno altrimenti le coppie infertili che non hanno i mezzi economici o culturali per recarsi all’estero ad avere un figlio con la PMA ? Dovranno forse rinunciare al loro legittimo desiderio di essere genitori? Non mi sembra una prospettiva degna di un paese che si dice laico e moderno. Andrea P.S. Un grazie a tutti i medici meravigliosi che ho incontrato nel nostro “calvario”. Non mi sono parsi nemmeno per un momento gli squallidi approfittatori raccontati da qualcuno, in malafede. Mi sono parsi professionisti convinti che quello che fanno sia buona medicina, non certo moderni Mengele…… ! Queste pagine sfruttano standard
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