Genova Anno IV - n°23 - 15.05.2006 Pagine Nazionali

   


La Sindrome da Abbandono delle Vittime della Pace


Anna Carderi Psicologa Roma - anna.carderi@libero.it

Si chiamano vittime della pace o di 2° livello e, in breve tempo, sviluppano problemi psicologici e comportamentali che investono non solo i familiari delle persone cadute in guerra, (per esempio Nassiriya e Kabul), ma anche i loro amici più cari. Sembra infatti che il venire a conoscenza della morte violenta, e per questo improvvisa e inaspettata, di un membro della famiglia o di un’altra persona, con cui si era in stretta relazione, comporti una risposta di paura intensa. Questa, unitamente al senso di impotenza, lasciano, in chi l’ha subito, segni tangibili che si manifestano a livello psicologico, dando luogo a quadri psicologici o psicopatologici. I dati presenti in letteratura evidenziano che circa il 50% delle persone che vivono un’esperienza traumatica, o che viene percepita come tale, possono sviluppare un disturbo post-traumatico da stress.
I sintomi caratteristici includono il continuo rivivere l’evento traumatico, e l’attenzione quasi ossessiva ad evitare qualsiasi stimolo che possa ricordare l’evento traumatico, tenendosi, prima di tutto, a distanza dalle persone che sono sopravvissute e che testimoniano la morte del proprio caro. A questi si associano spesso sintomi costanti di aumento delle difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, irritabilità o scoppi di collera, difficoltà a concentrarsi, ipervigilanza, esagerate risposte di allarme e irrequietezza motoria ( arousal).
Altre reazioni tipiche si esplicano a livello cognitivo con difficoltà di memoria, disorientamento, confusione, perdita di obiettività e difficoltà di comprensione. Il carico emotivo che ne consegue è caratterizzato da senso di vulnerabilità, euforia, ansia, paura, rabbia, tristezza, sconforto, apatia, assenza di sentimenti (anestesia emozionale), scetticismo e diminuzione delle prospettive future.
Infine a livello comportamentale possono verificarsi accessi di rabbia, ripiegamento e isolamento (riduzione dell’interesse o della partecipazione ad attività precedentemente piacevoli), difficoltà relazionali, disturbi dell’appetito e/o sessuali.
I familiari delle vittime e le persone eccessivamente coinvolte rischiano anche il cosìdetto trauma vicario: esso consiste nella possibilità di vivere in prima persona il trauma anche se non c’è stato contatto diretto con chi l’ha subito in prima persona.
Come abbiamo visto le reazioni individuali, in alcuni casi, sono particolarmente intense ed evidenziano un forte disagio che necessita di un intervento psicologico individualizzato e di un contenimento atto alla rielaborazione del lutto.

 





 


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