Genova Anno IV - n°23 - 08.05.2006 Pagine Nazionali

   


I bambini iperattivi non hanno bisogno di farmaci ma di affetto


Egregio Direttore,

sono madre e nonna di una meravigliosa bimba di un anno e mezzo. Sono un Assistente Sociale e ho lavorato in passato per il Comune di Milano, Ripartizione Assistenza e Sicurezza Sociale. Durante il mio apprendistato ho avuto l’occasione di poter lavorare con i bambini e i ragazzi ospiti di un noto Istituto milanese.
Ascoltando il telegiornale trasmesso su canale 5, ho avuto l’occasione di sentire la notizia di quel bimbo di 12 anni che è stato definito “iperattivo” e che è stato espulso dalla scuola. Nella notizia ho sentito il giornalista affermare che questa “malattia” si può curare con uno psicofarmaco di nome “Ritalin”. Per mia conoscenza, questo non è un farmaco, ma una droga legalizzata che ha gli stessi effetti devastanti delle anfetamine.
Credo che questo bambino abbia bisogno di comprensione e amore da parte degli adulti che lo circondano e non di essere drogato, credo che abbia bisogno di strumenti per poter comprendere. Qualsiasi essere umano sano reagirebbe male di fronte a delle costrizioni, (impedirgli di andare in laboratorio con i suoi compagni e rinchiuderlo in una piccola aula) e perché lui non dovrebbe? E per questo lui diventa un malato di mente che deve essere curato con psicofarmaci, a 12 anni?
Ritengo che sia un crimine drogare i nostri ragazzi. I bambini sono il nostro futuro e quello che succederà se si continuasse a legalizzare e pubblicizzare il fatto che la soluzione per un bambino adolescente vivace e con difficoltà sia di essere “curato” con degli psicofarmaci che hanno effetti collaterali devastanti, sarà di avere una società ancora più drogata e malata tra non meno di 10 anni. Mi chiedo a chi farebbe comodo tutto questo? Spero tanto che anche gli altri genitori si informino esaurientemente che e non cadano nell’errore di pensare di “risolvere con pillole” eventuali problemi e difficoltà dei propri figli, con la speranza di aiutarli, non li aiuterebbero affatto!
Credo fermamente che amore, tolleranza, un metodo di studio efficace che permetta loro di comprendere, e ricerca di soluzioni alternative alle “pillole”, possano salvaguardare la salute e l’equilibrio mentale dei nostri ragazzi che, ripeto e concludo sono il nostro futuro e il futuro della nostra società.


Cordiali saluti
Annamaria


 





 


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