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Genova Anno IV - n°23 - 28.04.2006 Pagine Nazionali
L' handicap del medico di fronte al diversabile Maurizio Bossi Chi è più handicappato? Il medico o il suo paziente diversabile di fronte alle
problematiche poste dalla sessualità?La procreazione e la sessualità delle persone disabili è ancora un tabù per la società ma anche per gli operatori sanitari. Il tema scotta. La mano si ritrae. Proprio come l'etimologia di"handicap" ( letteralmente: "hand in the cap").La mano nel cappello è un antico gioco in cui l'alea della sorte favoriva la presa di un bussolotto in un cappello. Ma si poteva anche perdere. Ecco allora l'handicap, che in medicina è stato il segno della infausta lotteria della natura (oggi diremmo genetica). Di questo tema se ne è discusso il giorno 22 Aprile ad Ostuni, nella bianca città pugliese, in un meeting da titolo “Donna , disabilità e sessualità” , organizzato da un gruppo di associazioni che operano su queste problematiche. Di particolare interesse per le prospettive che si possono aprire, è stato il contributo del Dott. Francesco Giorgino (presidente della associazioni ginecologi extraospedalieri). “Vi è da dire che nel corso degli anni nel nostro Paese, come in molti altri, è mutato il quadro culturale e sociale. Sono intervenuti grandi cambiamenti legislativi generali (le nuove autonomie locali, la trasparenza, la partecipazione, il volontariato, l’associazionismo, la cooperazione, le Fondazioni ) e specifici ( la legge-quadro sull’handicap, la carta dei diritti fondamentali dell’U.E., la legge-quadro sui servizi sociali ). “ ha sostenuto Giorgino che ha aggiunto: “Più di recente è stata istituita in Italia, con la Legge n. 6 del 9 gennaio 2004, la figura dell’ amministratore di sostegno che può essere nominato anche temporaneamente ed anche per soggetti non interdetti o inabilitati. Le più recenti indicazioni legislative per le persone con disagio mentale, ad esempio, propongono un maggior rispetto dei diritti civili, che inevitabilmente vengono sacrificati dall’istituto dell’interdizione, mentre l’istituzione dell’amministratore di sostegno non preclude il diritto a sposarsi, a votare, a operare transazioni finanziarie, ad avere figli e mantenere relazioni genitoriali, tanto quanto ad avere libertà religiosa, lavoro, educazione, libertà di movimento e salute.” Nonostante le cifre, soltanto da alcuni anni si sta prendendo coscienza di ciò che occorre fare per garantire a tutti i cittadini una piena partecipazione alla vita collettiva; sono ancora ben lungi dall’essere compiutamente attuati i programmi di azione di governo per le politiche dell’handicap che sono stati presentati in questi anni che hanno come obiettivi prioritari il principio 1) della non discriminazione, 2) delle pari opportunità, 3) della concreta integrazione, 4) delle maggiori gravità. Le nostre leggi pure sono buone. Peccato che, in gran parte, siano disattese, o che non trovino finanziamenti adeguati. Gli invalidi “confinati”, cioè completamente non auto sufficienti, sono più di un milione, in Italia. Trecentomila di loro sono praticamente reclusi, in istituto o in casa. Sono numeri terribili ! ! Che fare? 1) Prevenire l’insorgenza dell’invalidità. Informare i genitori sulle terapie disponibili e incoraggiarli a esigere nuove strutture. Promuovere le diagnosi precoci ( le riabilitazioni ) per i neonati. Sostenere a domicilio le famiglie per le quali il peso dell’assistenza è spesso insopportabile. Si deve capire, una buona volta, che i disabili hanno più diritti che doveri e che questi diritti non debbono dipendere dalla “solidarietà” o dalla “tolleranza” dei cittadini, ma dalla giustizia e dal rispetto che a tutti sono dovuti. 2) Abbattere drasticamente gli incidenti sul lavoro, gli infortuni domestici, i disastri del traffico. 3) I disabili occupati in Italia sono circa il 20%, contro il 47% della media europea. Nel Veneto e nel Piemonte la situazione è migliore. Incrementare il telelavoro e prevedere forme di incentivazione per le aziende. ) Abbattimento delle “barriere architettoniche”. Le leggi finanziarie degli ultimi anni hanno tagliato il numero degli insegnanti di sostegno. Chi aiuterà i bambini disabili ? Gli istituti religiosi ? La carità a pagamento ? Il vero problema è l'abbattimento delle “barriere culturali”. Secondo Newsweek le ditte italiane “hanno paura” di assumere i disabili e molte famiglie si vergognano di mostrarli in pubblico. È necessario proporre modelli culturali diversi, non solo basati sul trionfo dell’immagine e dell’apparenza. Per saperne di più: http://www.ageo-federazione.it/ Le prospettive scientifiche e le attualità delle possibilità procreative della coppia disabile sono poi state illustrate dal prof. Lamberto Coppola che ha sottolineato come , nell’ambito dell’incremento della infertilità di coppia che si è riscontrato in questi anni, “Il problema diviene drammatico quando alla base della patologia di coppia esiste una causa, tanto evidente quanto crudele, come quella della diversabilità. A prima vista la perdita di quella “sessualità creativa, ricreativa e procreativa” Può sembrare un problema irrilevante se viene comparato con la profonda assenza di autonomia, "invece è purtroppo spesso presente, anzi rende completamente infrante le già fragili problematiche esistenziali”, ha concluso il prof Coppola. La speranza è che dopo i Congressi scientifici arrivino i fatti. 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