Anno III - n°22 - 17.02.2005 Pagine Nazionali

   


Prostata, lo screening non riduce la mortalità


Aldo Franco De Rose* - Salute Repubblica

Ancora una conferma. Lo screening di massa non riduce la mortalità per tumore della prostata. Gli autori di uno studio pubblicato su Archives of Internal Medicine affermano, infatti, che gli screening per il tumore della prostata possono anticipare ed eventualmente aumentare le diagnosi di cancro ma non influenzare la sopravvvivenza, nem¬meno se si tratta di soggetti giovani.
John Concat, dell'università di Yale (USA), e coordinatore dello studio, ha esaminato 72000 soggetti. Tra questi ha selezionato 501 uomini con cancro prostatico diagnosticato tra il 1991 e il 1995 e morti entro il 1999 e 501 uomini con cancro prostatico ma viventi. I dati relativi ai due gruppi sono stati paragonati per capire se entrambi erano stati screenati.
Il risultato è stato molto esplicativo: il 14 per cento dei morti e il 13 dei viventi erano stati "screenati" per il cancro con il PSA. Se lo screening prevenisse la mortalità, hanno giustamente osservato gli autori, la percentuale degli uomini morti sarebbe dovuta essere più bassa rispetto a quelli dei viventi, invece è risultata sovrapponibile. Inoltre, lo screening non si è dimostrato efficace nel ridurre la mortalità nemmeno nei soggetti più giovani e se associato alla Esplorazione Rettale (DRE).
No dunque al test a tappeto del Psa (antigene prostatico specifico) su tutti gli uomini che hanno superato i 50 anni, ma che non manifestano sintomi particolari. Il test aumenta sì le diagnosi, anche precoci di malattia, ma questo non è sufficiente a far diminuire la mortalità una volta che i pazienti vengano trattati, in quanto non sappiamo quanti di quei tumori sarebbero rimasti silenti per tutta la vita. Dello stesso avviso, non molto tempo addietro, era stato un documento del Consiglio nazionale delle ricerche, messo a punto da un gruppo di esperti italiani, coordinati dall'oncologo genovese Francesco Boccardo, Presidente eletto dell'AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica). "Purtroppo", spiega il professor Francesco Boccardo, "ancora oggi non esiste dimostrazione da parte di studi clinici controllati, che lo screening sistematico della popolazione maschile con il PSA possa essere "efficace", cioè possa ridurre la mortalità, così come è stato invece dimostrato per lo screening del cancro della mammella e della cervice uterina e, in alcuni gruppi a rischio di individui, per il cancro del grosso intestino".
Per questo motivo, conclude il professor Boccardo, "la maggior par¬te delle società scientifiche ha ritenuto di non potere ancora consigliare lo screening di popolazione per il carcinoma prostatico e raccomanda invece che i soggetti che chiedono spontaneamente di sottoporsi al test siano adeguatamente informati sui potenziali benefici ma anche sui potenziali rischi dei trattamenti".

* Specialista Urologo e Andrologo, Ospedale San Martino, Genova
 

 






 


Queste pagine sfruttano standard di programmazione avanzata , sebbene i contenuti sono visibili con tutti i browser, una grafica più piacevole è ottenibile con un browser attuale. Se leggete questo messaggio, avete salvato la pagina sul Vs. disco, oppure siete in Internet con un browser non attuale. Se lo desiderate potete scaricare gratuitamente un browser standard attuale adatto alla Vs. piattaforma dal sito http://webstandards.org/act/campaign/buc/

Stampa ottimizzata con standard avanzati