Anno III - n°22 - 17.02.2005 Pagine Nazionali

   


Prolasso uterino: dalla Francia una nuova tecnica per conservare l'utero


Emanuela Mistrangelo - mistrangelo.e@libero.it

Si chiama TVM (Trans Vaginal Mesh o Tension Free Vaginal Mesh) la nuova cura per il prolasso dell’utero che consente di risparmiare l’organo SENZA ricorrere all’isterectomia.. La nuova tecnica è stata illustrata da chirurghi francesi, tra cui il Prof. Jacquetin ed il Dott. Cosson , nel corso del XV congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Urologia Ginecologica e del Pavimento Pelvico, che si è svolto recentemente a Lecce.
La nuova tecnica chirurgica TVM viene eseguita per via vaginale, senza necessità di alcun incisione sull’addome, con l’utilizzo di una rete di polipropilene (simili a quella utilizzata nella chirurgia delle ernie inguinali) posizionata senza metterla in tensione, come un’amaca, intorno alle strutture fascio-muscolari vicine all’utero, ricostituendo il supporto originario del pavimento pelvico e consentendo all’utero di restare in sede. L’intervento, che dura poco più di un’ora, è a totale carico del Sistema Sanitario Nazionale e si svolge in anestesia spinale o generale. La paziente può essere dimessa già dopo 48 ore e può ritornare alle normali attività entro una-due settimane.

Il prolasso dell’utero rappresenta uno dei problemi femminili più diffusi dai 40 anni in su e compromette seriamente la qualità della vita. In Italia coinvolge circa 5 milioni di donne ma, malgrado l’elevata incidenza, solo il 30 per cento delle donne che ne soffrono si rivolge al ginecologo. Imbarazzo e vergogna spesso impediscono di affrontare la malattia che viene vissuta con rassegnazione.
Ancora oggi, per il trattamento del prolasso uterino viene spesso consigliata l’isterectomia benché di per se l’utero sia sano. Tale atteggiamento deriva dal fatto che è sempre stata molto alta la percentuale di recidiva di prolasso dopo interventi che prevedevano la conservazione dell’organo. Sull’asportazione dell’utero sano si sono sollevate molte polemiche tanto che nel 1998 è stato pubblicato un libro dal titolo: “Isterectomia. Il problema sociale di un abuso contro le donne”.
Come afferma la Professoressa Mariarosa Dalla Costa, curatrice del libro, “in Italia il Ministero della Sanità registra 38000 isterectomie per l’anno 1994, 68000 per l’anno 1997 equivalenti all’aspettativa di subire questo intervento per una donna su cinque. Nel 1998 le isterectomie sono salite a 69720. In alcune regioni del nostro paese l’aspettativa è per una donna su 4. Nella vicina Francia l’aspettativa è per una donna su 20 a livello nazionale, una su 25 a Parigi e regione (per un totale di circa 12 milioni di abitanti) e la tendenza è alla diminuzione. Il confronto con tali dati, considerata anche la ristrettezza di casistiche che ancor oggi possono richiedere questa operazione, farebbe apparire non giustificato l’80 per cento di tali interventi in Italia”.
Le tecniche chirurgiche permettono oggi di personalizzare la cura del prolasso, valutando l’importanza soggettiva dei sintomi e la presenza e la tipizzazione dei disturbi associati. L’isterectomia non è più pertanto l’unica soluzione e il trattamento conservativo può essere preso in considerazione, rispettando i desideri della donna.
 

 






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