Genova Anno III - n°22 - 21.04.2006 Pagine Nazionali

   


Il feto non avverte dolore


Secondo Stuart Derbyshire, psicologo dell'università di Birmingham, solo alla ventiseiesima settimana (praticamente al sesto mese di gravidanza) si sviluppano i meccanismi nervosi che consentono di avvertire dolore. Questa affermazione assume particolare importanza nel momento in cui negli USA si considera una legge che imponga di somministrare analgesici al feto negli aborti oltre le 22 settimane (i cosiddetti late-term abortions, da sempre molto controversi), basando la proposta proprio sull'idea che il feto a quel livello di formazione avverta il dolore. Ma per Derbyshire questa idea non ha senso, perché le terminazioni nervose periferiche si completano tra la ventitreesima e la venticinquesima settimana di gestazione, e formano un legame completo con il talamo e la corteccia cerebrale alla 26.ma settimana. La stessa corteccia e il talamo sviluppano fondamentali caratteristiche di maturità allo stesso momento. "Rispondere a uno stimolo doloroso e sentire dolore sono due cose diverse - aggiunge poi lo studioso - Il dolore è qualcosa che viene dalla nostra esperienza e si sviluppa grazie allo stimolo e all'interazione umana. Il dolore diventa possibile a causa di uno sviluppo psicologico che inizia alla nascita quando il bambino viene separato dall'atmosfera protettiva dell'utero e stimolato nelle attività da sveglio". "Il problema del feto che avverte o meno il dolore - prosegue ancora - è diventato centrale nell'attuale battaglia sull'aborto negli USA. Tuttavia, l'assenza di dolore fetale non risolve la questione della moralità o meno dell'aborto. Ma fornisce una forte argomentazione contro gli sforzi legali che mirano a introdurre le iniezioni antidolorifiche per il feto durante la procedura". Queste argomentazioni, sottolinea Derbyshire, non si applicano in ogni caso ai neonati: fino a poco tempo fa, ricorda, gli anestesisti non ritenevano che i neonati sentissero dolore, ma questa opinione è cambiata. Pronta la reazione di Anna Pringle, portavoce del gruppo antiabortista Life, per la quale "se il bambino non nato può sentire dolore, come suggeriscono altre ricerche, ciò rende l'aborto ancora più orrendo. Quel che sappiamo per certo è che alla ventesima settimana i bambini non nati rispondono a stimoli esterni acustici, come musica e voci". (Merqrio edit)
 

 






 


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