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Genova Anno III - n°22 - 07.03.2006 Pagine Nazionali
8 marzo. Imparare la salute dalle donne Adriana Albini - Dir Laboratorio Oncologia Molecolare-IST Genova La differenza di circa 6 anni di vita a favore del sesso femminile è
attribuibile ai minori livelli di mortalità delle donne alle varie età e per la
maggior parte delle cause, ma è soprattutto attribuibile al minor tributo di
vite da parte delle donne alle malattie cardiovascolari e ai tumori, che
rappresentano oltre il 70% delle cause di decesso per la popolazione dei paesi
sviluppati.Il fatto che le donne abbiano una mortalità per tumori molto più bassa degli uomini, in Italia addirittura quasi la metà, è probabilmente dovuta al fatto che stiamo più attente alla nostra salute e a quel che mangiamo, e anche alla protezione ormonale: gli estrogeni ci fortificano? Inoltre siamo più disponibili a sottoporci a screening, cosa da cui gli uomini rifuggono. In molti tumori, e non solo quelli tipicamente femminili, la diagnosi precoce e prevenzione sono importantissime, come pure le condizioni di vita. Si vive di più e meglio in Italia che in molti paesi, e soprattutto nelle Marche, in Emilia Romagna, in Veneto, in Friuli Venezia Giulia e in Toscana. Una donna nata a Forlì, Cesena o Ancona ha una speranza di vita tra gli 83,8 e gli 84 anni. La città d’Italia con una delle più alte sopravvivenze per il tumore alla mammella è Modena, grazie anche ad attenti programmi di prevenzione. Forse dunque le donne stanno più attente ai dettagli, anche per come è “costruito” il loro cervello, dunque c’è da imparare e parecchio. Sostiene una barzelletta da internet: “Un uomo ha in media 6 oggetti nel bagno: uno spazzolino, un dentifricio, una schiuma da barba, un rasoio, un sapone e un asciugamano dell'Holiday Inn. Una donna ha in media 337 oggetti, la maggior parte dei quali un uomo non riesce a identificare”. Tra questi magari, anche un promemoria di farsi fare qualche controllo in più? Anche se non è facile spiegare del tutto il fatto che la speranza di vita media delle donne sia, come ricordato, intorno ai sei anni superiore a quella dell’uomo. Ad esempio in Giappone 78 per gli uomini e addirittura 85 per le donne. Sarà perchè ci occupiamo meglio di noi stesse o perchè anche lassù in cielo … preferiscono averci tra i piedi il meno possibile? Ci battiamo per le pari opportunità, ovviamente, ma senza dimenticare che siamo diversi, non solo geneticamente. Ci distingue un intero cromosoma, due X anzichè un X e un Y, e di fronte a salute e malattia siamo diversamente suscettibili. La cosiddetta “medicina di genere” si occupa di capire le differenze per curare con equità. Ci auguriamo che l’8 marzo sia anche un appello alla conquista di una medicina adattata all’uomo e alla donna. Per capire bisogna studiare, e in quest’ottica è da poco nato l’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna, O.N.Da, presieduto da Francesca Merzagora, che promuove la cultura di salute di genere e incentiva la ricerca sulle principali patologie che affliggono le donne. In oncologia si hanno differenze di incidenza e mortalità non solo nell’ambito dei tumori tipicamente maschili o femminili, ma anche in quelli che in teoria non sarebbero legati alle differenze di sesso. Lo riportano i dati più recenti forniti dall’American Cancer Society (ASC). E’ un’importante osservazione epidemiologica che la mortalità per neoplasia sia diversa da paese a paese e così pure la differenza tra i generi. Sottolineo che l’elaborazione diversa delle statistiche da un’agenzia all’altra può fornire numeri con alcune discrepanze, ad esempio quelli dell ASC sono “aggiustati per età”. Questo non cambia l’impressionante differenza epidemiologica nell’oncologia maschile e femminile. In Italia la situazione è particolarmente interessante. Ringrazio Marina Vercelli (IST – Genova) per aver messo a disposizione dei lettori di Clicmedicina i seguenti dati, in collaborazione con l'AIRT (Associazione Italiana Registri Tumori). E’ stato stimato che in Italia vi siano ogni anno olte 160.000 nuove diagnosi tumorali fra i maschi e meno di 130.000 fra le femmine; mentre riguardo la mortalità, nel 2002, si sono verificati circa 90.000 decessi per tutti i tumori (esclusa cute non melanomi) fra i maschi e circa 66.000 fra le femmine. Il rischio di morire per tumore è di 165,2‰ fra i maschi (1 decesso ogni 6 uomini) e di 89,7‰ fra le femmine (1 decesso ogni 11 donne). Per quello che riguarda il polmone le stime per l’Italia indicano un totale di 30.384 nuovi casi diagnosticati ogni anno fra i maschi e di 6.784 fra le femmine mentre per quanto riguarda la mortalità nel 2002 si sono verificati 25.639 decessi per tumore del polmone fra i maschi e 6.495 decessi fra le femmine. Il rischio di avere una diagnosi di tumore polmonare nel corso della vita (fra 0 e 74 anni) è di 67,7‰ fra i maschi (1 caso ogni 15 uomini) e di 14,1‰ fra le femmine (1 caso ogni 71 donne), mentre il rischio di morire è di 56,4‰ fra i maschi e 10,4‰ fra le femmine. La differenza è molto forte. Forse dalle donne c’è qualcosa da imparare a beneficio della propria salute.
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