Sono ad oggi 50 i geni identificati come colpevoli di disfunzioni cardiache. Ed
ogni gene può avere un numero imprecisato di difetti. Ed ogni famiglia di geni
racchiude in se il suo errore privato. E’ questa la prima novità che esce dalla
“Seconda Conferenza Europea sui disturbi genetici del cuore”, a Venezia . Non si tratta di pura
meccanica delle valvole cardiache, né di fumo, né ipertensione o di controllare
semplicemente il colesterolo. “Nel perfetto meccanismo del cuore costituito da
contrazioni ritmiche in successione, – afferma la Professoressa Eloisa Arbustini
direttrice del Centro per le Malattie Genetiche Cardiovascolari del IRCCS
Policlinico San Matteo di Pavia – nell’assoluto equilibrio di dimensioni e
rapporti tra componenti cellulari, si insinuano lentamente ma inesorabilmente
gli effetti dei difetti genetici che si fanno sentire solo sul cuore. I
risultati possono essere disastrosi. Il cuore può non pompare più in modo
adeguato e può arrivare alla necessità di un trapianto (oltre il 50 per cento
dei trapiantati di cuore sono vittime di cardiomiopatia dilatativa). Può
ispessirsi troppo. Non riuscire a rilassarsi mai. Creare aritmie rischiose per
la vita. I geni colpevoli ormai identificati sono così numerosi da lasciare
allibiti. Più di 50 geni. Scoprirli è come leggere parola per parola, lettera
per lettera un enciclopedia a molti volumi. E’cercare una sola lettera sbagliata
in una miriade di parole”. Più uomini che donne, nel pieno dell’età adulta (tra
i 30 e i 50 anni), questo l’identikit delle persone che possono essere affetti
dalle principali forme di disfunzioni cardiache a livello genetico: la
cardiomiopatia dilatativa, ipertrofica, restrittiva ed aritmogena del ventricolo
destro. Raramente i problemi insorgono in età pediatrica, la maggior parte dei
pazienti è inconsapevole fino all’età adulta. Quando generalmente possono
manifestarsi i primi segni delle malattie. La svolta, dal punto di vista medico,
avviene se gli specialisti anziché limitarsi a seguire il paziente che presenta
il problemi clinici spostano l’attenzione sulla famiglia. Solo così possono
emergere persone che non presentando alcun tipo di sintomo non sono consapevoli
di essere ammalate. E’ solo attraverso l’analisi e lo studio della famiglia che
si possono scoprire i segni strumentali pre-clinici che possono anticipare il
rischio. Entra quindi in azione il laboratorio di genetica molecolare che può
scoprire i colpevoli, ovvero quelle situazioni nascoste nei geni che, se svelate
portano alla diagnosi preclinica. Identificando cioè i geni responsabili della
malattia. La ricerca scientifica giocherà quindi un ruolo fondamentale. E cioè
può garantire la possibilità di ritardare, rallentare e combattere queste
malattie in modo specifico. Colpendole una per una scegliendo con cognizione e
precisione le armi da usare. Il congresso in programma dal 15 al 17 febbraio
presso il San Clemente Palace di Venezia, vedrà i maggiori esperti a livello
europeo confrontarsi per stabilire quali siano effettivamente gli strumenti
disponibili per arrivare ai giusti percorsi diagnostici. Gli oltre 200
specialisti, sotto l’egida del gruppo di lavoro della Società Europea di
Cardiologia, si pongono due obiettivi. Il primo è quello di costruire e
coordinare una rete in grado di raccogliere finalmente nuovi dati epidemiologici
europei, in sostituzione di quelli ormai datati anni 90 e soprattuto non
europei. Poi gettare le basi per creare nuovi trials clinici dedicati a queste
patologie. Particolare attenzione sarà dedicata nella due giorni congressuale
alle nuove tecnologie in campo genetico. Macchine di ultima concezione in grado
di fare l’esame del DNA in poche ore analizzando la saliva, saranno utilizzate a
scopo dimostrativo nella sede congressuale. Lo scopo ultimo per noi ricercatori
– conclude la Professoressa Arbustini – è cominciare a trasferire sia le basi
scientifico-molecolari che le tecniche attualmente disponibili in modo da
portare ad un futuro utilizzo dei farmaci in rapporto al massimo beneficio per
il paziente (terapia farmacologica personalizzata). La farmacogenetica, intesa
come scienza in grado di dare una risposta precisa sulla base dell’assetto del
singolo individuo, rappresenta senza dubbio il nostro futuro.”