Anno III - n°22 - 17.02.2005 Pagine Nazionali

   


Ernia del disco


Carlo Formica - Dr. CARLO FORMICA
Resp. SONG - Spinal Ortopedical Neurosrugical Group
Prof. a c. Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia Università degli Studi e
Scuola di Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia-
carloformica@formica-spine.org
www.formica-spine.org

Le patologie muscolo-tensive come anche l’ernia del disco (vera) in fase iniziale possono ancora trovare una via di risoluzione spontanea se prontamente diagnosticate e trattate.
In questo vasto campo della patologia vertebrale le terapie fisiche manuali e non giocano un ruolo preminente, senza prescindere da una adeguata attività fisica e controllo del peso corporeo.
Il termine “terapie fisiche” è molto generico e vastissimo. In esso rientrano Chiropratica, Osteopatia, Kinesiologia, ecc….tutte con indicazioni precise. Un aspetto importante di queste tecniche è la visione globale dell’individuo ricordando che spesso una rachialgia può nascondere ben altre problematiche viscerali o allergiche.

Ma , e sottolineo subito in percentuale bassa , di fronte a patologie che non risentono dei trattamenti suddetti , una volta diagnosticate, vanno affrontate in modo più radicale .
Dobbiamo cioè optare per la soluzione chirurgica.

L’ernia del disco intervertebrale ,come detto prima, può risolversi spontaneamente .
Se così non è, dovrà essere trattata chirurgicamente.
Oggigiorno l’intervento eseguito in microchirurgia, assicura una pronta guarigione e immediato reinserimento socio-familiare .
Ma è fondamentale distinguere tra ERNIA DISCALE e DEGENERAZIONE DISCALE.
L’ernia del disco è data dalla fuoriuscita del nucleo centrale del disco che va a comprimere la radice nervosa (manifestandosi clinicamente con la sciatica). Una volta riassorbitosi spontaneamente e con fisioterapia o rimosso chirurgicamente il frammento che comprime il nervo , il disco riprende lentamente il suo equilibrio ma non ritorna MAI alle condizioni di partenza . Questo deve essere chiaro e ben spiegato al paziente. Troppo spesso sentiamo pazienti che dopo l’intervento di ernia si lamentano perché il dolore alla schiena non passa e magari accusano di ciò l’atto chirurgico ! L’ernia che guarisca spontaneamente o con la chirurgia , lascia sempre qualche residuo di sintomatologia. Infatti il disco ha perso il suo cuore elastico e anche le sue funzioni fisiologiche iniziali. I più fortunati guariranno completamente, altri no.
Altre volte invece ci troviamo di fronte a pazienti con disco intervertebrale completamente degenerato (“sgonfio”) non solo centralmente (nucleo polposo) ma anche nella sua periferia (fibre elastiche dell’anulus) : il cuscinetto ammortizzatore è totalmente scarico e le vertebre possono avvicinarsi , quasi “a fine corsa” usando un gergo ingegneristico-meccanico.
Ciò causa lombalgie ingravescenti e persistenti con scarse e saltuarie ripercussioni sulle radici nervose che rendono i pazienti (molto spesso giovani tra i 30 e 40 anni) completamenti inabili al lavoro e alle comuni attività quotidiane. (Fig. 1 ).
In questi casi ,dopo attenti programmi di riabilitazione infruttuosi, prima della Chirurgia si può utilizzare una metodica nuova : il “riscaldamento del disco intervertebrale” . Attraverso una piccola sonda e in anestesia locale, si crea un aumento di temperatura del disco che avrebbe l’intento di irrigidire lo stesso aumentandone la tenuta. Per poter utilizzare questa metodica i pazienti vanno attentamente selezionati e informati . Infatti se non si avranno risultati buoni allora bisogna avviarci alla terapia chirurgica.
Questa oggi può dare una risposta adeguata : eliminare il movimento anomalo tra le due vertebre o ristabilirlo mediante l’utilizzo della Protesi di Disco intervertebrale. (Fig. 2 ).
In campo ortopedico siamo ormai da anni abituati alle protesi articolari ( spalla, gomito, polso, mano , anca , ginocchio , tibio-tarsica ) , e perché allora non introdurre quindi anche la protesi di disco intervertebrale ?
Anche in questo caso i pazienti devono essere selezionati con estrema accuratezza da ESPERTI del settore e dopo svariati esami (Rx,TAC,RMN,Discografia,ecc….) sottoposti all’intervento che ricrea immediatamente il fulcro di movimento tra le due vertebre .



La ripresa è rapidissima : il paziente può caricare il giorno successivo all’intervento e reinserirsi nell’attività lavorativa dopo circa un mese.

 

 






 


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