Anno III - n°21 - 16.12.2005 Pagine Nazionali

   


Una e mail al Ministro della Salute: Perché non si dispensano i farmaci contro l’incontinenza?


Aldo Franco De Rose - afdr@clicmedicina.it

La perdita involontaria di urine (incontinenza urinaria) è un grosso problema sociale. Interessa soprattutto la popolazione femminile ma in misura minore anche i maschi non ne sono esenti, soprattutto dopo intervento di prostatectomia radicale. Ebbene il 2005 ha rappresentato l’anno delle grosse novità farmacologiche per combattere sia le perdite di urine in occasioni di sforzo, starnuti, risate ecc (incontinenza da sforzo) che per contrastare quel desiderio irrefrenabile di urinare, che spesso porta anche a perdite di urine (urgenza minzionale). La molecola per l’incontinenza da sforzo è la duloxetina (Yentreve*- Ariclaim*), che nasce da una ricerca Lilly e agisce determinando una contrazione del muscolo sfintere striato dell’uretra, impedendo la perdita di urine sotto sforzo. Questo disturbo,  da tempo, viene corretto con la ginnastica perineale e l’intervento chirurgico.

Oggi c’è anche questa possibilità. Per l’urgenza minzionale, alle molecole già esistenti (Tolteredina:Detrusitol*, Ossibutinina: Ditropan*, Trospio: Uraplex) si è affiancata la solifenacina (Vesiker* 5 mg) che ha la caratteristica di diminuire il numero delle frequenza e aumentare il volume di svuotamento. Il farmaco è stato commercializzato da poco e i riscontri pare siano positivi. Però di tutto questo non sembra accorgersene nessuno. Molte volte i pazienti, per questioni squisitamente economiche, rinunciano alla terapia e ricorrono al pannolino o pannolone, che invece, in molti casi, è dispensato dalla ASL. Come è mai possibile ? Perché le società scientifiche (Società per la Continenza, Urologica, Urodinamica e Ginecologica) non fanno la pressione necessaria presso il ministero della salute affinché dispensi questi farmaci che attualmente sono in facia C; perchè non si schierano invece apertamente contro tutte quelle forme di pubblicità che propagandano pannolini per la soluzione del problema incontinenza? Il compito delle società scientifiche dovrebbe essere anche questo, riuscire a fare,  prima di tutto, l’interesse degli ammalati che oltre ad essere studiati, dovrebbero avere la possibilità di potersi curare. E infine, le case farmaceutiche cosa non hanno ancora fatto per far dispensare questi farmaci dal Sistema Sanitario Nazionale? Certo una risposta gli ammalati, soprattutto donne e anche giovani, che vivono con vergogna e silenzio questo dramma quotidiano, cioè la perdita di urine, forse la meriterebbero.

 

 

 






 


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