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Anno III - n°21 - 31.01.2006 Pagine Nazionali
Artrite reumatoide: nuovo studio prospetta un risparmio possibile di 885 milioni di Euro all’anno per il SSN clicMedicina - redazione@clicmedicina.it Il primo Congresso Internazionale “Prevention in Rheumatoid
Arthritis:it is possible, It must be done” organizzato dal GISEA
(Gruppo Italiano per lo Studio della Early Arthritis), in programma
oggi presso il Centro Congressi Matteo Ricci di Roma, si propone di
fare il punto della situazione a livello europeo sulla prevenzione
dell’artrite reumatoide. A confronto i massimi esponenti dell’EULAR
(European League Against Rheumatism), il Presidente della Società
Italiana di Reumatologia, Prof. Bombardieri ed i rappresentanti
nazionali e regionali dell’ Associazione Nazionale Malattie
Reumatiche Il Prof. Gianfranco Ferraccioli presidente GISEA ed Ordinario di Reumatologia all’Università Cattolica di Roma, presenta oggi in anteprima nazionale uno studio che dimostra come sia possibile realizzare un risparmio per la collettività di 281 euro al mese per ogni paziente affetto da artrite reumatoide, restituendolo a una piena funzionalità lavorativa: a condizione di fare una diagnosi precoce della terapia e usando un approccio diagnostico e terapeutico innovativo con i farmaci biologici. Il convegno, di cui il Prof. Ferraccioli è chairman insieme al Prof. Carlo Patrono, ordinario di Farmacologia all’Università di Roma La Sapienza, è promosso dal Gruppo GISEA (Gruppo Italiano di Studio sulla Early Arthritis) formato da 15 Unità Operative di Reumatologia di svariate Università Italiane il cui obiettivo è offrire una diagnosi precoce ai pazienti che presentano i sintomi superando lo sbarramento delle liste di attesa. “Nessun privilegio, ma soltanto un modello organizzativo diverso che si basa su due aspetti chiave: - spiega il Prof. Ferraccioli - conosciamo la storia naturale della malattia e sappiamo che se l’artrite reumatoide è diagnosticata rapidamente disponiamo di una finestra di opportunità di tre mesi e che, utilizzando terapie aggressive con i farmaci biologici, possiamo contrastarla efficacemente: questo significa oggi offrire al paziente la possibilità di un ritorno pieno alla vita lavorativa e sociale.” L’Artrite Reumatoide è una patologia frequente che colpisce lo 0,46% della popolazione italiana, con un rapporto donne/uomo di 2-3 a 1. E’ una malattia a genesi multifattoriale, colpisce ad ogni età, anche se l’80% dei pazienti si colloca nella fascia di età tra i 30 e i 50 anni, ed è fortemente invalidante: dopo 10 anni di malattia oltre il 25% dei pazienti affetti da artrite reumatoide ha abbandonato il posto di lavoro per sopravvenuta incapacità allo svolgimento delle funzioni lavorative richieste. Tuttavia nel corso degli ultimi anni sono mutati profondamente sia l’approccio diagnostico che quello terapeutico, quest’ultimo oggi è arricchito dai farmaci biologici, una nuova classe di farmaci in grado di modificare radicalmente la progressione della malattia. I farmaci cosiddetti biologici sono anticorpi monoclonali che, rispetto alle molecole tradizionali, rendono possibile non solo puntare all’alleviamento dei sintomi ma anche, finalmente, alla remissione della malattia: si tratta di molecole anti-TNF o dirette contro altre molecole fondamentali per l’infiammazione cronica autoimmune, che agiscono spegnendo l’interruttore dell’infiammazione. “Si tratta di farmaci costosi, ma è assolutamente antieconomico non prescriverli nelle fasi precoci della malattia: il risparmio che si produce per la collettività è enorme perché va messo a confronto con i costi di una terapia a vita con altre molecole e con i costi di una pensione di invalidità - spiega il Prof Ferraccioli. “Il nostro studio ha analizzato retrospettivamente 598 pazienti con diagnosi di artrite reumatoide trattati con successo con i farmaci biologici, e per la prima volta in Italia ha quantificato i costi indiretti e quindi il risparmio conseguibile con queste terapie che se somministrate nelle fasi precoci della malattia, cioè entro sei mesi, permettono al paziente un ritorno alla funzionalità completa ed alla attivita’ lavorativa”. Per sostenere questo approccio è nato il GISEA che raggruppa le Early Arthritis Clinics, centri clinici che permettano al paziente un accesso facilitato, combinando una diversa organizzazione sanitaria alla declinazione di un percorso diagnostico-clinico che consenta una diagnosi rapida, cioè entro massimo 15-20 giorni, della malattia e l’impostazione di una terapia adeguata, in modo tale che questa non coincida con una dichiarazione di invalidità futura: “L’artrite reumatoide è una patologia cronica: se si interviene precocemente significa per medico e paziente, e quindi per tutti gli attori del sistema sanitario nazionale, non dover inseguire a vita la malattia”. Un ambulatorio può farlo disponendo di una linea telefonica dedicata per le prenotazioni, un ecografo e la possibilità di compiere gli esami immunologici necessari in tempo reale. Un’organizzazione adeguata per fornire risposte che oggi è finalmente possibile dare come accade in varie parti di Italia, “come facciamo noi in Cattolica a Roma, al Complesso Integrato Columbus dove visitiamo i pazienti, entro non oltre 15 giorni dall’esordio dei primi sintomi, quando cioè il paziente presenta almeno tre articolazioni tumefatte e lui stesso o il suo medico di base lo ha indirizzato alla nostra clinica”. Il congresso in corso oggi mette a confronto le diverse realtà epidemiologiche nazionali di numerose nazioni europee, ma anche gli esiti delle Early Arthritis Clinics in quei Paesi che da più tempo si sono orientati a declinare un simile approccio organizzativo: innanzitutto l’Olanda, ma anche la Francia e la Spagna che, tra le altre, presenteranno i loro dati nazionali. Speculare al GISEA si è costituito recentemente in Europa il Gruppo Meteor (Mesurement of Therapeutics Outcomes in Rheumatology) nel quale opera come referente il Prof. Ferraccioli, il cui obiettivo è fornire i parametri per studiare il valore degli interventi terapeutici iniziali sia per il paziente sia per la sanità pubblica: “l’artrite reumatoide è una malattia grave che causa importanti disabilità: in un’ Europa unita occorre che tutti i cittadini abbiano le stesse opportunità e non è più accettabile – ha concluso il prof. Ferraccioli - che errate valutazioni farmaco - economiche e la disorganizzazione sanitaria, con i ritardi di diagnosi, precludano al paziente la possibilità di veder scomparire la malattia: cosa oggi finalmente possibile perché abbiamo farmaci, conoscenze e approcci organizzativi applicabili” Queste pagine sfruttano standard
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