Intervista a Diana Crivellari, Responsabile
della Struttura Operativa Semplice dipartimentale-Terapie precauzionali dei
tumori della mammella - Centro di Riferimento Oncologico Istituto Nazionale
Tumori di Aviano
Quale è l’impatto clinico del carcinoma mammario nelle pazienti over 65?
L’età è uno dei fattori di rischio più importanti per il carcinoma della
mammella: infatti il rischio di sviluppare un tumore della mammella è di 1 su 14
nelle donne di età compresa tra i 60-79 anni, mentre è di 1 su 24 nelle donne
tra i 40 e i 59 anni e di 1 su 228 nelle donne di età inferiore ai 40 anni. Ne
consegue che ormai circa il 50% delle donne che afferiscono ai nostri ambulatori
ha superato i 65 anni. Fino a pochi anni fa i trattamenti erano uguali e le
pazienti over 65 venivano trattate con schemi terapeutici studiati
specificamente per pazienti di età inferiore, modificati solo con aggiustamenti
delle dosi molto spesso arbitrari. Tali aggiustamenti erano inoltre basati più
sull’età anagrafica che sulle reali comorbidità (ovvero patologie associate
quali il diabete, l’ipertensione, i problemi cardiaci o vascolari) presentate
dalle pazienti anziane. Oggi si tiene conto dello stato generale delle pazienti,
indirizzando verso le terapie ottimali le donne che, sebbene anziane dal punto
di vista anagrafico, non presentano comorbidità. Valutando ogni singolo caso
nella sua specificità risulta possibile trattare una paziente avanti con gli
anni, ma in buone condizioni fisiche, nello stesso modo di una donna più
giovane, senza alcuna discriminazione nella cura.
Quali sono i trattamenti attualmente disponibili per le pazienti anziane con
tumore della mammella?
La chirurgia rimane una pietra miliare per quanto riguarda il trattamento del
tumore della mammella. I protocolli chirurgici stanno cercando per le over 65,
come per le pazienti più giovani, di limitare il più possibile interventi
mutilanti come la mastectomia o lo svuotamento del cavo ascellare. L’analisi del
linfonodo sentinella e, se possibile, la non asportazione dei linfonodi del cavo
ascellare possono migliorare infatti la qualità della vita delle pazienti. In
base ai cosiddetti fattori prognostici, che permettono di capire il livello di
aggressività biologica del tumore, vengono consigliate delle terapie
post-chirurgiche che possono essere solo di tipo ormonale o richiedere anche
l’utilizzo di farmaci chemioterapici sia per via orale che per via endovenosa.
La valutazione specifica di diversi protocolli dedicati alle pazienti anziane,
che abbiamo condotto nell’ambito dell’International Breast Cancer Study Group
fin dal 1986, ci ha permesso di proporre un nuovo protocollo di terapia
post-chirurgica, per cui abbiamo ricevuto l’incarico di svolgere da novembre
l’attività di Centro Coordinatore per l’Italia.
Quali sono i trattamenti attuali per il tumore della mammella in fase
metastatica?
La ricerca scientifica negli ultimi anni ha messo a disposizione farmaci sempre
più attivi e meno tossici che ci permettono di pensare di poter trattare anche
pazienti anziane. L’avvento delle cosiddette “target therapy”, terapie mirate
con anticorpi monoclonali, consentirà di personalizzare sempre più le terapie
adattandole all’aggressività biologica della malattia. Molti studi sono in corso
sia in Italia che all’estero con questi farmaci ormai dimostratisi molto validi
per le pazienti più giovani. Nel nostro istituto abbiamo condotto una
sperimentazione con un farmaco dato per via orale. Anche comunque nei casi molto
gravi l’utilizzo di migliori terapie di supporto ci consente di migliorare la
qualità della vita di queste pazienti.
Allargando il campo a tutti i pazienti anziani colpiti da tumore, quali sono i
motivi che hanno spinto il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano a lanciare
l’ambulatorio di Oncologia geriatrica? Che cosa sta emergendo da questa
attività?
L’ambulatorio di Oncologia geriatrica, attivo dallo scorso aprile, ha
concentrato la sua attività su alcune delle forme neoplastiche più diffuse,
quali le neoplasie ematologiche, il tumore della mammella, del polmone, alcune
neoplasie urologiche. Il ruolo fondamentale di questa struttura è quello di
offrire alle persone anziane un trattamento personalizzato. Grazie ai servizi
dell’ambulatorio i pazienti vengono valutati in modo complessivo, quindi anche
in base alla presenza di eventuali comorbidità. Si riserva inoltre una grande
attenzione al fattore psicologico poiché il nostro obiettivo principale è
migliorare la qualità della vita di questi pazienti. La stessa organizzazione
dell’ambulatorio, basata sull’apertura pomeridiana, è finalizzata a questo scopo
e ha avuto un riscontro molto favorevole da parte dei pazienti. Permette infatti
un’importante riduzione dei tempi di attesa che rappresentano un elemento tutt’altro
che secondario. Attese lunghe pesano infatti particolarmente sul paziente, tanto
più se anziano e malato di tumore, e pesano anche sui familiari che lo
accompagnano. Sarà inserito nell’ambulatorio anche uno specialista geriatra che
si occuperà di confrontare le eventuali interazioni farmacologiche e cliniche,
dal momento che le persone anziane hanno a volte molte malattie associate ai
problemi tumorali. Speriamo di trovare, come già stiamo facendo per il tumore
della mammella, terapie attive per via orale che consentano di ridurre il numero
di accessi ospedalieri e che potrebbero nei prossimi anni essere gestite
addirittura a livello domiciliare. Tutto questo richiede uno sforzo
organizzativo enorme e la presenza di personale dedicato, sia medico che
infermieristico. Ormai è un dato di fatto che l’età media si è allungata in modo
considerevole e continuerà a farlo: la nostra sfida è quella di aumentare anche
la qualità della vita delle persone anziane con tumore.