Possono essere curati con gli stessi risultati dei pazienti giovani e adulti.
Possono beneficiare grandemente di screening e diagnosi precoce. Ma preferiscono
non essere informati completamente né sulla diagnosi, né sulle cure. È il
profilo degli anziani colpiti da tumore, ai quali il Centro di Riferimento
Oncologico di Aviano ha dedicato il convegno Trattamento delle neoplasie nel
paziente anziano: strategie terapeutiche e differenze con i pazienti
giovani/adulti incentrato, in particolare, sulle strategie rivolte a migliorare
la loro qualità di vita.
Un obiettivo importante quanto urgente, dal momento che solo in Italia ogni anno
si registrano 270mila nuovi casi di tumore e la maggioranza di essi, ovvero ben
165mila (61%), insorge nelle persone che hanno superato 65 anni.
“È necessario implementare a favore degli anziani tutti gli interventi di
prevenzione, diagnosi precoce e terapia che sono riconosciuti in oncologia ma
dai quali i pazienti con più di 65 anni vengono esclusi a causa dell’età”,
afferma il professor Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di Oncologia
Medica del C.R.O.
Sul fronte della diagnosi, per esempio, gli interventi sono stati finora
riservati alle persone giovani e adulte e hanno spesso come “barriera” l’età dei
65-70 anni. Col risultato, per esempio, di escludere da una procedura
salva-vita, come la mammografia, donne di 70 anni che oggi hanno un’aspettativa
di vita almeno di 15 anni.
Un altro pregiudizio è quello che porta ad offrire alle persone con più di 65
anni solo trattamenti palliativi, cioè terapie che riducono solo i sintomi o ne
rallentano il decorso, mentre ai pazienti più giovani vengono riservati
trattamenti orientati alla guarigione, come il trapianto di cellule staminali.
Invece, proprio uno studio realizzato dal Centro di Riferimento Oncologico di
Aviano e presentato nel corso del convegno, dimostra che anche sui pazienti
anziani con linfoma e mieloma può essere effettuato con successo il trapianto di
cellule staminali.
“A parità di diagnosi la sensibilità nei confronti delle cure è uguale nei
giovani e negli anziani” dichiara infatti Mariagrazia Michieli, responsabile
della Struttura operativa semplice di Terapia Cellulare e Chemioteria ad alte
dosi. “Il programma di utilizzo delle cellule staminali nella terapia dei tumori
del sangue è iniziato al C.R.O. nel luglio 2000 e da allora – spiega la
dottoressa Michieli – sono stati eseguiti oltre 160 interventi di cui circa un
terzo su pazienti con più di 60 anni. Il più anziano dei pazienti con linfoma ha
ora 75 anni e due anni fa ha affrontato i suoi due trapianti con
un’insufficienza renale cronica in atto, mentre il più anziano dei pazienti con
mieloma ha ora 73 anni e ha subito il trapianto di midollo con in corso una
epatite cronica da HCV”.
Così pure l’introduzione di trattamenti biologici come gli anticorpi monoclonali,
ha trasformato completamente la prospettiva di sopravvivenza nei pazienti con
età superiore ai 70 anni colpiti da linfoma. In uno studio condotto presso il
C.R.O. è stato per la prima volta dimostrato in Italia che con l’aggiunta di
rituximab è possibile raddoppiare la sopravvivenza nei pazienti con linfoma
aggressivo sopra i 70 anni e in quelli definiti “fragili” (80 anni ed oltre o
con comorbidità gravi) che spesso vengono trattati solo in modo palliativo o non
vengono trattati affatto.
In un aspetto sicuramente, i pazienti anziani si differenziano da quelli più
giovani: l’atteggiamento di fronte alla malattia. Secondo uno studio del C.R.O.,
il primo volto a conoscere il reale bisogno di informazione durante il momento
della diagnosi delle persone anziane affette da malattie tumorali, gli anziani,
spaventati da una malattia che considerano ancora oggi mortale, ‘non vogliono
sapere’. “Più frequentemente di quanto ci potessimo aspettare – afferma la
dottoressa Annalisa Giacalone, psicologa ricercatrice presso la Divisione di
Oncologia Medica, – i nostri pazienti anziani hanno espresso il desiderio di non
voler essere completamente informati né sulla diagnosi della malattia, né sulle
cure necessarie, a differenza dei giovani che invece hanno dimostrato di voler
ricevere il maggior numero possibile di informazioni”.
I dati ottenuti da questa ricerca contribuiranno a migliorare ancora di più il
servizio offerto ai malati oncologici anziani dall’Ambulatorio oncologico
geriatrico, creato ad Aviano lo scorso aprile appositamente per venire incontro
alle complesse esigenze delle persone con età superiore ai 70 anni, con il
supporto di un servizio di assistenza domiciliare orientato a questi pazienti.
“Il paziente anziano è un paziente che ha gli stessi diritti di un paziente
giovane – afferma il professor Umberto Tirelli – ma molto spesso non riesce ad
esprimere i propri bisogni: il nostro compito di medici è quello di dare ascolto
alle loro richieste affinché non rimangano più inascoltate”.