Stili difensivi Quando l'Io sfida la sofferenza e non si rassegna
Scrive Freud: "L'umorismo ha non solo un che di liberatorio, come il motto di
spirito e la comicità, ma anche un che di grandioso e nobilitante: e questi
tratti non sono rintracciabili negli altri due modi (...) La grandiosità risiede
nell'affermazione vittoriosa dell'invulnerabilità dell'Io. L'Io rifiuta di
lasciarsi affliggere dalle ragioni della realtà, di lasciarsi costringere alla
sofferenza (...) L'umorismo non è rassegnato, anzi esprime un sentimento di
sfida, e costituisce non solo il trionfo dell'Io ma anche quello del principio
di piacere, che riesce in questo caso ad affermarsi a dispetto delle reali
avversità". All'origine del motto Freud aveva postulato un pensiero preconscio
abbandonato per un momento all'elaborazione inconscia; l'arguzia sarebbe quindi
il contributo che l'inconscio fornisce alla comicità. Analogamente l'umorismo
sarebbe il contributo alla comicità dovuto all'intervento del Super-Io. Fuori da
questo ambito, afferma Freud il Super-io è un padrone rigoroso ed è anche questo
uno dei motivi per cui il piacere umoristico non raggiunge mai l'intensità del
piacere nato dalla comicità o dal motto di spirito. Lo scherzo generato
dall'umorismo "non è neppure la cosa essenziale, non ha che il valore di un
assaggio. La cosa principale è l'intenzione a cui l'umorismo serve (...)". Il
brano scritto nel 1927 è un invito a riconsiderare la problematica del Super-Io
e dei meccanismi che l'Io mette in gioco per affrontare e gestire le situazioni
più angosciose. Un contributo per un approccio integrato che tenga conto della
dimensione psicologica anche nei reparti ospedalieri.
Sulla scia di queste osservazioni e sulla base degli studi sui meccanismi di
difesa dell'Io, Fenichel e A. Winterstein hanno legato il fenomeno dell'umorismo
al superamento di episodi di tipo maniaco depressivo. Il Manuale dei Disturbi
Mentali (Dsm IV- Tr) pone l'umorismo, tra gli "stili difensivi" che concorrono
ad affrontare "in modo ottimale la gestione dei fattori stressanti".
Il piacere ricavato della parola e dall'assurdo è giocato su un'area a metà tra
il linguaggio della veglia e il linguaggio del sogno e deriva da una doppia
confusione, risultato momentaneo di un'unificazione degli opposti e di un loro
superamento, superamento della scissione che esiste nel pensiero, negli affetti
e nella realtà. Un nuovo motto, scrive Freud "è quasi un avvenimento di
interesse generale e passa da una bocca all'altra come la notizia della più
recente vittoria". Il riso per il motto, rimanda alla nascita imprevedibile di
Isacco, che significa appunto risata, da Sara sterile. Poiché Sara ha riso (zahaqà)
ascoltando la voce dell'angelo, il figlio si chiamo Isacco.
Nella mente esiste una possibilità di sostituire la logica del processo primario
con quello terziario, la sterilità con la fecondità, l'invidia con la
creatività. Al vittimismo e all'odio l'umorismo più riuscito contrappone una
logica terza. Al pari dell'arte, l'umorismo offre una via di uscita alle
tensioni della vita e contribuisce a potenziare le risposte immunitarie
dell'organismo, al punto che i medici più sensibili lo hanno introdotto accanto
alla comicità e al motto di spirito, nella prassi terapeutica dei loro reparti.
Ridere aiuta a guarire prima.
* Prof. Psicologia clinica Roma 3, membro Ipa
(Società psicoanalitica)