Anno III - n°20 - 11.10.2005 Pagine Nazionali

   


Ortopedia e malpractice un problema urgente


Ufficio stampa SIOT

Intervista a
Alessandro Faldini
Presidente della Società Italiana
di Ortopedia e Traumatologia


“L’Ortopedia e la Traumatologia italiana hanno raggiunto livelli di eccellenza. E questo Congresso ne è la dimostrazione. Entrambe le tematiche affrontate aprono una finestra su metodiche assolutamente all’avanguardia e che, nel nostro Paese, sono una splendida realtà. Ma l’Ortopedia italiana- ma oserei dire tutta la Medicina- vive una realtà a due facce: da una parte corre velecemente con innovazioni e alte specializzazioni, dall’altra frena davanti alla malpractice e alla responsabilità penale dei medici. Un problema quest’ultimo talmente urgente e pressante che ho sentito il dovere di portarlo all’attenzione del Ministro Storace con una lettera aperta. Una lettera che ha colto nel segno tanto che, nel mese di agosto, dopo un lungo incontro il Ministro ha preso atto di questa problematica e ha dato ampie rassicurazioni di affrontarla nei tempi e nei modi migliori”. Parla il Presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia Alessandro Faldini in occasione della Conferenza Stampa di presentazione del 90° Congresso SIOT che si apre domenica a Firenze alla Fortezza da Basso.

Professor Faldini, partiamo da Firenze. In occasione di SIOT90 l’Ortopedia italiana ha indossato il vestito buono, è un Congresso davvero di alto prestigio.
Sì, il Congresso SIOT di quest’anno ha caratteristiche internazionali in accordo con quelle della splendida città d’arte e di cultura che lo ospita. Numerosi ortopedici, provenienti da altri Paesi, si confronteranno con le Scuole italiane in modo totalmente paritetico, portando in discussione la loro esperienza ed acquisendo la nostra: dallo scambio di opinioni e dalle discussioni deriverà certamente un arricchimento culturale di tutti . Il nostro Congresso affronterà un tema di grande incidenza nella pratica giornaliera, “Le nuove acquisizioni nella Chirurgia del ginocchio”, e uno in grande evoluzione , “Chirurgia ricostruttiva delle Grandi perdite di Sostanza”: si definirà lo stato dell’arte di questi importanti argomenti. Le riunioni delle Società specialistiche affiliate, ed i Corsi di Istruzione , dedicati soprattutto ai giovani, completano la parte scientifica del programma. Certamente nel vasto spazio dedicato alla Seduta amministrativa, si potranno delineare gli indirizzi futuri della nostra Società. Non poteva infine mancare la parte sociale e culturale consona alla Città che ci ospiterà. Il notevole sforzo dei Presidenti Paolo Aglietti e Rodolfo Capanna con le rispettive équipe, ha messo a nostra disposizione un Congresso di alta levatura.

E veniamo ad un altro tema particolarmente attuale e pressante: quello della responsabilità penale dei medici. Una problematica particolarmente sentita dal mondo dell’Ortopedia e che ha trovato in Lei un esponente sensibile e attivo. Perché la Giustizia è entrata così prepontentemente in sala operatoria?
Gli ortopedici sono fra i più colpiti dalle denunce non solo penali ma anche civili, gran parte immotivate. E le Assicurazioni sono sempre più onerose E questo perché la nuova ortopedia ha connotati diversi da quella storica. Era una branca biologica, è diventata progressivamente meccanica e sostitutiva ed ora si sta volgendo verso la “mini-invasività” in accordo con i tempi, con le tecnologie e con la richiesta dei pazienti. A questa evoluzione, per così dire tecnica, si è aggiunto il cambiamento del rapporto medio-paziente, spersonalizzato in conseguenza di leggi e regolamenti: il medico è diventato il tecnico ed il paziente un utente. Ora una nuova “cultura”, sta prendendo il sopravvento: il risultato imprevisto o indesiderato non è la conseguenza di una ineluttabile complicanza o evoluzione indesiderata di un procedimento (che ha sempre un rischio percentuale di insuccesso) bensì è ritenuto, il più delle volte a torto, un errore. Questo modo di pensare deriva spesso, purtroppo, dalla consuetudine che abbiamo di criticare l’operato dei colleghi: si crea il dubbio al paziente (chi è quel cane che ti ha operato?), il consulente di parte il più delle volte esprime pareri senza un supporto tecnico e senza adeguatamente motivarli. Intervengono i legali che hanno tutto l’interesse a innescare procedimenti a scopo rivendicativo partendo, talvolta, dal “penale”con il criterio “non abbiamo nulla da perdere”.

Tutto questo come influisce sull’atto medico? Cosa sta cambiando in sala operatoria?
La chirurgia ortopedica sta diventando “difensiva”: tecniche a rischio, pazienti “difficili o situazioni “pericolose” vengono molto attentamente valutate e talvolta si dà valore al rischio rinunciando al beneficio. I giovani oggi si allontanano sempre di più dalla nostra specialità e soprattutto dalle tecniche a risultato incerto. Così tecniche insostituibili non essendo più praticate non verranno più apprese e non faranno più parte della cultura e del bagaglio delle generazioni future. La perdita di tecniche chirurgiche ancora valide ma a rischio di denuncia sarà un danno irreparabile per i pazienti del domani.

In una lettera aperta al Ministro Storace, ha chiesto che gli ortopedici, e i medici in generale, vengano messi nelle condizioni di “segnare i rigori”. Che significa?
Assimiliamo il chirurgo a un calciatore che deve calciare un rigore determinante. Se sapesse che non facendo goal dovrebbe indennizzare la squadra o addirittura essere condannato perché , a causa sua, a uno spettatore è venuto l’infarto, anche se bravo, andrebbe a tirare ? E se accettasse di tirare con quale animo lo farebbe? Il chirurgo giornalmente è in questa situazione ed oggi vive la sua professione in uno stato di ansia.

Medico, paziente e avvocato: tutti protagonisti di queste vicende. Ma hanno tutti lo stesso ruolo?
No. Gli “attori” sono tre, il paziente, il medico e l’apparato legale. Il malato se vince è indennizzato e se perde paga le spese, il medico se perde paga e se vince perde lo stesso per l’ansia, lo stress e il deterioramento dell’immagine che un processo, soprattutto penale, comporta. L’apparato legale invece vince sempre, il suo onorario è salvo: chi perde paga sia esso il malato o il medico. E’ giusta questa situazione? Non sarebbe più equo far pagare l’apparato legale per il danno fatto al medico o alla struttura con immotivate denunce?

Una situazione complessa che, come abbiamo detto, entra prepotentemente anche in sala operatoria. Ma c’è qualche cambiamento allo studio?

Certo. Con il nostro Sindacato ASCOTI e AMAMI sosteniamo l’assoluta necessità che i periti e i tecnici d’ufficio ( CTU) siano sempre specialisti esperti della materia e di provata esperienza. Questa necessità è stata recepita in diverse Procure e Tribunali. Si sta agendo in tal senso nominando specialisti del settore tratti da elenchi di professionisti di provata esperienza, proposti anche dalle Società Scientifiche. Questo sarebbe, e forse lo è già, un passo avanti verso un indispensabile equilibrio delle richieste di risarcimento sia per quanto riguarda la valutazione dell’effettiva colpa del medico sia per quanto riguarda la equa qualificazione del danno.Ovviamente in collaborazione con i medici legali.

Tante domande che meritano una risposta. Tutte messe sul piatto durante il colloquio con il Ministro Storace che ha fatto seguito alla Lettera aperta.
Durante l’incontro quello che ho illustrato al Ministro non è solo il problema della malpractice, visto dal versante del “camice bianco”, ma anche da quello del paziente. Il medico è sempre più sotto il mirino della denuncia facile e vive una situazione che non è di disagio ma di angoscia perché vede compromessa la sua serenità di uomo e di professionista e vive l’incubo di un processo. Ma c’è anche il paziente che nel caso di un errore - e in Medicina l’errore è sempre possibile - deve attendere anni, addirittura decenni per un risarcimento che, se fosse giunto entro termini ragionevoli, avrebbe potuto se non risolvere almeno attenuare il danno provocato dall’errore. E poi ho fatto presente al Ministro il grande impatto economico legato alla “denuncia facile”: indennizzi onerosi sborsati di tasca propria, alto costo delle assicurazioni che poi interrompono il rapporto, spese legali, ecc. Ed infine abbiamo affrontato il problema dei chirurghi stranieri che vengono in Italia trovando un facile terreno operativo: un paradiso fiscale e un minimo di rischio di una denuncia. Diventa difficile per un paziente avviare un processo con un medico che opera all’estero.

Allora, il Ministro vi aiuterà a battere i rigori?
Storace ha detto che un’urgente soluzione del complesso ed annoso problema delle frequenti denunce dei medici per malpractice è fra le priorità. Il ministro Storace, che ha già affrontato con successo il tema assicurativo della responsabilità civile nel recente contratto di lavoro degli ospedalieri, ha dichiarato di aver recepito la necessità di accelerare i meccanismi di studio e legislativi già in essere. Ho trovato un Ministro disposto ad affrontare le varie questioni e ben deciso a trovare una soluzione. Sono fiducioso. E sono soddisfatto perché mi ha fatto piacere sentire dalle parole di Storace espressioni di apprezzamento per il lavoro dei medici - degli ortopedici e dei traumatologi in particolare - e di comprensione per i loro problemi a partire dalla malpractice, ma piena aderenza anche alle richieste dei pazienti che hanno bisogno, come noi medici, di certezze. In sintesi, il Ministro ha detto che ci aiuterà a battere i rigori. Speriamo di far goal presto. E di vincere.
 






 


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