Anno III - n°20 - 11.10.2005 Pagine Nazionali

   


Il ginocchio ha messo l'Italia in ginocchio


Ufficio stampa SIOT

Un osso della gamba può diventare un braccio. Un muscolo della spalla può far muovere una gamba. Una parte del bacino può ricostruire un piede. Senza bisogno di un donatore. E se serve c’è anche una Banca dove rifornirsi. Dalla spalla al piede, dal gomito al ginocchio, dall’anca alla caviglia, tutto si può sostituire. Con un trapianto o con una protesi. E se il paziente è un bambino l’osso impiantato cresce con lui. L’italiano bionico è tra noi. E’ il protagonista del Congresso della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia che si apre domenica a Firenze. L’italiano bionico è stato presentato in una prima assoluta ai giornalisti in una Conferenza stampa a Roma. Sono ormai tanti gli “italiani bionici” perché fra tumori, artrosi, incidenti stradali e quelli sportivi le ossa e le articolazioni sono messe a dura prova. Prova ne è che il ginocchio, da solo, ha messo l’Italia in ginocchio. A tutte le età. Al punto che al Congresso di Firenze, oltre all’uomo bionico, i riflettori sono puntati proprio sul ginocchio.

“Un tempo l’unica possibilità di un paziente che aveva subito grosse perdite di sostanza ossea per motivi oncologici o traumatici- dice Rodolfo Capanna, co-presidente del 90° Congresso SIOT con Paolo Aglietti e Direttore del Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia dell’Azienda Universitaria Ospedaliera Careggi, Università di Firenze. Capanna è anche Direttore del Centro di Riferimento di Chirurgia Oncologica Ortopedica presso la stessa Azienda.- era l’amputazione. Oggi grazie alle Banche dell’osso possiamo sostituire intere articolazioni o interi segmenti ossei, possiamo effettuare trapianti freschi osteoarticolari, trapianti legamentosi o di menisco. E poi ci sono le protesi con le quali possiamo ricostruire o sostituire intere articolazioni o ossa. Ma il primo donatore resta lo stesso paziente. E comunque la chirurgia ricostruttiva è una chirurgia “su misura” non esistono soluzioni terapeutiche tali da soddisfare unitariamente ogni problematica ricostruttiva. Basta un esempio per capire la complessità del problema e le potenzialità che ci vengono da queste nuove metodiche: abbiamo operato un bambino genovese di due anni affetto da un tumore maligno dell’omero, il tumore di Ewing. Il tumore lo aveva aggredito dalla spalla al gomito. Abbiamo tolto l’osso malato lasciando muscoli e tendini. Abbiamo prelevato dal bambino il suo perone- un osso della gamba che rappresenta una zona di ancoraggio dei muscoli- con la sua cartilagine di accrescimento e lo abbiamo trapiantato al posto dell’omero tolto, facendo una sutura al microscopio dei vasi che nutrono la cartilagine di accrescimento. Senza questo intervento il bambino avrebbe avuto l’amputazione del braccio. Il bambino è tornato alla vita normale. Questa esperienza è stata pubblicata da una delle più prestigiose riviste scientifiche di ortopedia. L’omero nuovo non solo funziona ma cresce con il bambino. E’ questo uno degli ultimi interventi del nostro Centro che ha la più alta casistica nel mondo”.

E mai come adesso la notizia dell’arrivo dell’uomo bionico deve essere accolta con entusiasmo. Perché dilaga l’emergenza “ginocchio”. Lo dicono le cifre: su 100 anziani 70 soffrono di artrosi del ginocchio e un quarto di questi ricorre alle protesi o all’artroscopia. Ma non basta: su 100 motociclisti che cadono, 90 subiscono la frattura della rotula ma è alto anche il numero delle fratture del femore nella parte sovracondilica e del piatto tibiale. E poi c’è l’esercito di sportivi dilettanti, dei forzati del calcetto serale tra i quali le lesioni del crociato anteriore e del menisco non si contano neppure. “E’ proprio emergenza ginocchio- dice Paolo Aglietti, co-presidente del 90° Congresso SIOT con Rodolfo Capanna e Presidente della Società Internazionale della Chirurgia del Ginocchio ( entra in carica nel 2007) e Direttore della I Clinica Ortopedica dell’ Università di Firenze. - tra gli anziani ma anche tra i giovani, soprattutto tra i 30 enni, sportivi dilettanti o motociclisti cittadini. E poi ci sono le donne, per le quali in caso di un incidente un danno al ginocchio è in agguato quattro volte di più che negli uomini. Colpa di fattori ormonali e anatomici ma anche colpa di come la donna tende a cadere, con le gambe tese. Gli italiani sembrano dimenticarlo ma il ginocchio sta davvero mettendo in ginocchio il nostro Paese. Eppure si continua a giocare a calcetto di sera, senza allenamento, su campi “duri” con scarpini che non aiutano certo ad ammortizzare gli sforzi, sottopondendo il fisico ad uno stress al quale non è preparato. Magari passando dal caldo di un ufficio al freddo di un campo di notte. E poi ci sono i motociclisti che hanno imparato correttamente a difendere il capo con il casco, le spalle con apposite giacche imbottite ma non fanno niente per il ginocchio che, invece, cadendo è la prima cosa che urta contro il terreno. Ed infine gli anziani per i quali, è vero, non si può parlare di colpa a proposito dell’artrosi ma se imparassero a rivolgersi subito ad uno specialista invece di aspettare e sopportare forse ridurrebbero il danno”.

“Le nuove frontiere dell’ortopedia –aggiunge Aglietti- possono fare molto per il ginocchio. La prima novità viene proprio in merito alla lesione del legamento crociato anteriore per il quale oggi si procede, con l’artroscopia, alla ricostruzione a due fasci al contrario di quanto avveniva prima quando si ricostruiva un solo fascio. E poi un’ altra novità è rappresentata dallo studio dei pazienti che hanno subito un danno al ginocchio. Si collocano sensori elettromagnetici, collegati ad un computer sul ginocchio. Questi sensori, consentono di valutare la cinematica del ginocchio e quindi di studiare meglio il danno. Per quanto riguarda la chirurgia protesica la novità è che adesso il taglio del ginocchio per collocare la protesi è sempre più piccola. Grande l’aiuto che viene dal navigatore che può aiutare, con la sua sofisticata strumentazione mutuata dai simulatori spaziali, il chirurgo nel momento dell’operazione. E veniamo al trapianto dei legamenti. Adesso si possono acquistare da un’apposita Banca, un tempo potevano essere presi solo dallo stesso paziente. Si tratta di legamenti provenienti da cadaveri. Qualche paziente rivela perplessità davanti alla spiegazione del chirurgo, teme di poter ricevere tramite il legamento una malattia proveniente dal donatore. Il rischio in verità è veramente minimo. Per un certo tempo si è ricorso ai legamenti artificiali utilizzando il dracon, le fibre di carbonio e il poliestere. Ma adesso non si adoperano più. C’è da aggiungere che si effettuano trapianti di cartilagine prelevata dallo stesso paziente, coltivata in vitro con l’ingegneria tissutale e poi reimpiantata nello stesso paziente. A questo proposito il mondo della ricerca guarda con molta attenzione alle cellule staminali”.

Ma l’Ortopedia e la Traumatologia italiana se da una parte corrono con la Ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica raggiungendo livelli di eccellenza, da un’altra frenano davanti alle porte delle sale operatorie perché aleggia la minaccia della responsabilità penale e civile del chirurgo e di una causa legale. La denuncia è del presidente della SIOT Alessandro Faldini che intervenendo nella Conferenza stampa di presentazione del Congresso di Firenze ha sottolineato l’alto valore scientifico dell’appuntamento di Firenze e la sua grande attualità ma ha anche puntato il dito contro le “denunce facili” che rischiano di vanificare tutto questo successo della Scienza. “ La chirurgia ortopedica – dice Alessandro Faldini- sta diventando “difensiva”: tecniche a rischio, pazienti “difficili” o situazioni “pericolose” vengono molto attentamente valutate e talvolta si dà valore al rischio rinunciando al beneficio. Assimiliamo il chirurgo a un calciatore che deve calciare un rigore determinante. Se sapesse che non facendo goal dovrebbe indennizzare la squadra o addirittura essere condannato perché , a causa sua, a uno spettatore è venuto l’infarto, anche se bravo, andrebbe a tirare ? E se accettasse di tirare con quale animo lo farebbe? Il chirurgo giornalmente è in questa situazione ed oggi vive la sua professione in uno stato di ansia. Una problematica che ho portato all’attenzione del ministro Storace con una lettera aperta alla quale ha fatto seguito un lungo incontro con il Ministro stesso. Storace ha detto che un’urgente soluzione del complesso ed annoso problema delle frequenti denunce dei medici per malpractice è fra le priorità. Il ministro Storace, che ha già affrontato con successo il tema assicurativo della responsabilità civile nel recente contratto di lavoro degli ospedalieri, ha dichiarato di aver recepito la necessità di accelerare i meccanismi di studio e legislativi già in essere. Ho trovato un Ministro disposto ad affrontare le varie questioni e ben deciso a trovare una soluzione. Intanto, Con il nostro Sindacato ASCOTI e AMAMI sosteniamo l’assoluta necessità che i periti e i tecnici d’ufficio ( CTU) siano sempre specialisti esperti della materia e di provata esperienza. Questa necessità è stata recepita in diverse Procure e Tribunali. Si sta agendo in tal senso nominando specialisti del settore tratti da elenchi di professionisti di provata esperienza, proposti anche dalle Società Scientifiche. Questo sarebbe, e forse lo è già, un passo avanti verso un indispensabile equilibrio delle richieste di risarcimento sia per quanto riguarda la valutazione dell’effettiva colpa del medico sia per quanto riguarda la equa qualificazione del danno. Ovviamente in collaborazione con i medici legali”.








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