Un osso della gamba può diventare un braccio.
Un muscolo della spalla può far muovere una gamba. Una parte del bacino può
ricostruire un piede. Senza bisogno di un donatore. E se serve c’è anche una
Banca dove rifornirsi. Dalla spalla al piede, dal gomito al ginocchio, dall’anca
alla caviglia, tutto si può sostituire. Con un trapianto o con una protesi. E se
il paziente è un bambino l’osso impiantato cresce con lui. L’italiano bionico è
tra noi. E’ il protagonista del Congresso della Società Italiana di Ortopedia e
Traumatologia che si apre domenica a Firenze. L’italiano bionico è stato
presentato in una prima assoluta ai giornalisti in una Conferenza stampa a Roma.
Sono ormai tanti gli “italiani bionici” perché fra tumori, artrosi, incidenti
stradali e quelli sportivi le ossa e le articolazioni sono messe a dura prova.
Prova ne è che il ginocchio, da solo, ha messo l’Italia in ginocchio. A tutte le
età. Al punto che al Congresso di Firenze, oltre all’uomo bionico, i riflettori
sono puntati proprio sul ginocchio.
“Un tempo l’unica possibilità di un paziente che aveva subito grosse perdite di
sostanza ossea per motivi oncologici o traumatici- dice Rodolfo Capanna,
co-presidente del 90° Congresso SIOT con Paolo Aglietti e Direttore del
Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia dell’Azienda Universitaria Ospedaliera
Careggi, Università di Firenze. Capanna è anche Direttore del Centro di
Riferimento di Chirurgia Oncologica Ortopedica presso la stessa Azienda.- era
l’amputazione. Oggi grazie alle Banche dell’osso possiamo sostituire intere
articolazioni o interi segmenti ossei, possiamo effettuare trapianti freschi
osteoarticolari, trapianti legamentosi o di menisco. E poi ci sono le protesi
con le quali possiamo ricostruire o sostituire intere articolazioni o ossa. Ma
il primo donatore resta lo stesso paziente. E comunque la chirurgia
ricostruttiva è una chirurgia “su misura” non esistono soluzioni terapeutiche
tali da soddisfare unitariamente ogni problematica ricostruttiva. Basta un
esempio per capire la complessità del problema e le potenzialità che ci vengono
da queste nuove metodiche: abbiamo operato un bambino genovese di due anni
affetto da un tumore maligno dell’omero, il tumore di Ewing. Il tumore lo aveva
aggredito dalla spalla al gomito. Abbiamo tolto l’osso malato lasciando muscoli
e tendini. Abbiamo prelevato dal bambino il suo perone- un osso della gamba che
rappresenta una zona di ancoraggio dei muscoli- con la sua cartilagine di
accrescimento e lo abbiamo trapiantato al posto dell’omero tolto, facendo una
sutura al microscopio dei vasi che nutrono la cartilagine di accrescimento.
Senza questo intervento il bambino avrebbe avuto l’amputazione del braccio. Il
bambino è tornato alla vita normale. Questa esperienza è stata pubblicata da una
delle più prestigiose riviste scientifiche di ortopedia. L’omero nuovo non solo
funziona ma cresce con il bambino. E’ questo uno degli ultimi interventi del
nostro Centro che ha la più alta casistica nel mondo”.
E mai come adesso la notizia dell’arrivo dell’uomo bionico deve essere accolta
con entusiasmo. Perché dilaga l’emergenza “ginocchio”. Lo dicono le cifre: su
100 anziani 70 soffrono di artrosi del ginocchio e un quarto di questi ricorre
alle protesi o all’artroscopia. Ma non basta: su 100 motociclisti che cadono, 90
subiscono la frattura della rotula ma è alto anche il numero delle fratture del
femore nella parte sovracondilica e del piatto tibiale. E poi c’è l’esercito di
sportivi dilettanti, dei forzati del calcetto serale tra i quali le lesioni del
crociato anteriore e del menisco non si contano neppure. “E’ proprio emergenza
ginocchio- dice Paolo Aglietti, co-presidente del 90° Congresso SIOT con Rodolfo
Capanna e Presidente della Società Internazionale della Chirurgia del Ginocchio
( entra in carica nel 2007) e Direttore della I Clinica Ortopedica dell’
Università di Firenze. - tra gli anziani ma anche tra i giovani, soprattutto tra
i 30 enni, sportivi dilettanti o motociclisti cittadini. E poi ci sono le donne,
per le quali in caso di un incidente un danno al ginocchio è in agguato quattro
volte di più che negli uomini. Colpa di fattori ormonali e anatomici ma anche
colpa di come la donna tende a cadere, con le gambe tese. Gli italiani sembrano
dimenticarlo ma il ginocchio sta davvero mettendo in ginocchio il nostro Paese.
Eppure si continua a giocare a calcetto di sera, senza allenamento, su campi
“duri” con scarpini che non aiutano certo ad ammortizzare gli sforzi,
sottopondendo il fisico ad uno stress al quale non è preparato. Magari passando
dal caldo di un ufficio al freddo di un campo di notte. E poi ci sono i
motociclisti che hanno imparato correttamente a difendere il capo con il casco,
le spalle con apposite giacche imbottite ma non fanno niente per il ginocchio
che, invece, cadendo è la prima cosa che urta contro il terreno. Ed infine gli
anziani per i quali, è vero, non si può parlare di colpa a proposito
dell’artrosi ma se imparassero a rivolgersi subito ad uno specialista invece di
aspettare e sopportare forse ridurrebbero il danno”.
“Le nuove frontiere dell’ortopedia –aggiunge Aglietti- possono fare molto per il
ginocchio. La prima novità viene proprio in merito alla lesione del legamento
crociato anteriore per il quale oggi si procede, con l’artroscopia, alla
ricostruzione a due fasci al contrario di quanto avveniva prima quando si
ricostruiva un solo fascio. E poi un’ altra novità è rappresentata dallo studio
dei pazienti che hanno subito un danno al ginocchio. Si collocano sensori
elettromagnetici, collegati ad un computer sul ginocchio. Questi sensori,
consentono di valutare la cinematica del ginocchio e quindi di studiare meglio
il danno. Per quanto riguarda la chirurgia protesica la novità è che adesso il
taglio del ginocchio per collocare la protesi è sempre più piccola. Grande
l’aiuto che viene dal navigatore che può aiutare, con la sua sofisticata
strumentazione mutuata dai simulatori spaziali, il chirurgo nel momento
dell’operazione. E veniamo al trapianto dei legamenti. Adesso si possono
acquistare da un’apposita Banca, un tempo potevano essere presi solo dallo
stesso paziente. Si tratta di legamenti provenienti da cadaveri. Qualche
paziente rivela perplessità davanti alla spiegazione del chirurgo, teme di poter
ricevere tramite il legamento una malattia proveniente dal donatore. Il rischio
in verità è veramente minimo. Per un certo tempo si è ricorso ai legamenti
artificiali utilizzando il dracon, le fibre di carbonio e il poliestere. Ma
adesso non si adoperano più. C’è da aggiungere che si effettuano trapianti di
cartilagine prelevata dallo stesso paziente, coltivata in vitro con l’ingegneria
tissutale e poi reimpiantata nello stesso paziente. A questo proposito il mondo
della ricerca guarda con molta attenzione alle cellule staminali”.
Ma l’Ortopedia e la Traumatologia italiana se da una parte corrono con la
Ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica raggiungendo livelli di
eccellenza, da un’altra frenano davanti alle porte delle sale operatorie perché
aleggia la minaccia della responsabilità penale e civile del chirurgo e di una
causa legale. La denuncia è del presidente della SIOT Alessandro Faldini che
intervenendo nella Conferenza stampa di presentazione del Congresso di Firenze
ha sottolineato l’alto valore scientifico dell’appuntamento di Firenze e la sua
grande attualità ma ha anche puntato il dito contro le “denunce facili” che
rischiano di vanificare tutto questo successo della Scienza. “ La chirurgia
ortopedica – dice Alessandro Faldini- sta diventando “difensiva”: tecniche a
rischio, pazienti “difficili” o situazioni “pericolose” vengono molto
attentamente valutate e talvolta si dà valore al rischio rinunciando al
beneficio. Assimiliamo il chirurgo a un calciatore che deve calciare un rigore
determinante. Se sapesse che non facendo goal dovrebbe indennizzare la squadra o
addirittura essere condannato perché , a causa sua, a uno spettatore è venuto
l’infarto, anche se bravo, andrebbe a tirare ? E se accettasse di tirare con
quale animo lo farebbe? Il chirurgo giornalmente è in questa situazione ed oggi
vive la sua professione in uno stato di ansia. Una problematica che ho portato
all’attenzione del ministro Storace con una lettera aperta alla quale ha fatto
seguito un lungo incontro con il Ministro stesso. Storace ha detto che
un’urgente soluzione del complesso ed annoso problema delle frequenti denunce
dei medici per malpractice è fra le priorità. Il ministro Storace, che ha già
affrontato con successo il tema assicurativo della responsabilità civile nel
recente contratto di lavoro degli ospedalieri, ha dichiarato di aver recepito la
necessità di accelerare i meccanismi di studio e legislativi già in essere. Ho
trovato un Ministro disposto ad affrontare le varie questioni e ben deciso a
trovare una soluzione. Intanto, Con il nostro Sindacato ASCOTI e AMAMI
sosteniamo l’assoluta necessità che i periti e i tecnici d’ufficio ( CTU) siano
sempre specialisti esperti della materia e di provata esperienza. Questa
necessità è stata recepita in diverse Procure e Tribunali. Si sta agendo in tal
senso nominando specialisti del settore tratti da elenchi di professionisti di
provata esperienza, proposti anche dalle Società Scientifiche. Questo sarebbe, e
forse lo è già, un passo avanti verso un indispensabile equilibrio delle
richieste di risarcimento sia per quanto riguarda la valutazione dell’effettiva
colpa del medico sia per quanto riguarda la equa qualificazione del danno.
Ovviamente in collaborazione con i medici legali”.