Dal fattore di crescita dei neuroni Ngf (Nerve growth factor), che ha fruttato
il premio Nobel per la Medicina a Rita Levi Montalcini, arriva una speranza per
i bimbi vittime di trauma cranico e ischemia cerebrale: nei Paesi
industrializzati la prima causa di morte - nella penisola circa un caso su 800 -
e di disabilita' in eta' pediatrica.
In uno studio italiano che sara' pubblicato in ottobre sulla rivista 'Neurological
Research', per la prima volta l'Ngf e' stato iniettato nel cervello di due
pazienti di 8 e 9 mesi che avevano riportato gravi lesioni dopo un prolungato
arresto cardiaco. E la cura, durata 10 giorni, ha aumentato l'apporto di sangue
nella zona rimasta senza ossigeno, permettendo cosi' un recupero parziale dello
stato di coscienza e delle capacita' motorie e cognitive.
La ricerca, finanziata dalla Fondazione Mariani e condotta da Antonio Chiaretti
dell'Istituto di Clinica pediatrica-Dipartimento di Neuroscienze pediatriche
presso l'universita' Cattolica di Roma, e' stata illustrata a Venezia al
convegno 'Neuroprotection in early life', riferisce una nota della Fondazione.
Prima di arrivare a un eventuale impiego dell'Ngf nella pratica clinica
quotidiana passera' del tempo - avvertono i medici - ma questa indagine
rappresenta un deciso passo in avanti contro una patologia ad oggi priva di
valide alternative terapeutiche.
Dopo il trattamento con Ngf - riferisce la Fondazione Mariani - si sono
evidenziate zone cerebrali, precedentemente danneggiate dall'attacco ischemico,
che hanno dimostrato un incremento del metabolismo neuronale accompagnato anche
dall'aumento di aree cerebrali piu' vitali. Si tratta del primo studio in
assoluto, condotto in eta' pediatrica, sulle possibilita' terapeutiche dell'Ngf.
Le potenzialita' di questa sostanza e di altri fattori neurotrofici consistono
nello stimolare la sopravvivenza e lo sviluppo delle cellule nervose del sistema
nervoso sia centrale sia periferico, e nel ridurre i deficit neurologici
secondari al danno traumatico o ipossico-ischemico.
Questi fattori inducono inoltre la maturazione delle cellule cerebrali non
ancora differenziate, che nei bambini sono particolarmente abbondanti e dotate
di grande capacita' riproduttiva. In uno studio precedente, il gruppo di
Chiaretti aveva dimostrato che, nei bimbi con trauma cranico grave, l'esito
clinico e il recupero neurologico erano migliori per i piccoli nel cui liquido
cerebrospinale si evidenziava un aumento dell'Ngf nelle fasi immediatamente
successive al trauma cranico, A conferma che la sostanza rappresenta un naturale
meccanismo di difesa del cervello contro le alterazioni biochimiche e molecolari
indotte dal trauma cerebrale. L'utilizzo dei fattori neurotrofici nel
trattamento di queste patologie - concludono gli specialisti - possono
rappresentare un valido punto di partenza per le terapie del futuro, volte a
migliorare la qualita' di vita di questi bambini e dei loro genitori e a ridurre
i costi sociali enormi legati all'assistenza dei piccoli con gravi deficit
neurologici. (Red-Opa/Adnkronos Salute)