In Liguria e Piemonte le malattie cardiovascolari rappresentano, così come nel
resto d'Italia ed in gran parte dei paesi industrializzati, la prima causa di
morte, con una percentuale che si attesta al 40% di tutti i decessi. In linea
con le medie nazionali, anche l'incidenza delle patologie cardiovascolari
registra una maggiore percentuale di casi tra gli uomini e tra alcune categorie
di pazienti, come i diabetici (il 25% circa di tutte le procedure di
angioplastica effettuate ogni anno). In media, in queste regioni abitate
complessivamente da quasi 6 milioni di abitanti, sono circa 6000 le persone che
ogni anno vengono colpite da infarto. Sono numeri importanti, cui si uniscono le
migliaia di esami diagnostici eseguiti nell'ultimo anno, soprattutto
coronarografie
(26.921) ed altri esami specifici (1.545)[1][1]. In risposta alla domanda di
salute sul fronte delle cardiopatie, Liguria e Piemonte cercano di rispondere
con nuovi piani di intervento e prevenzione e oltre 30 centri capaci di eseguire
angioplastica coronarica, nella maggior parte primaria, cioè in corso di infarto
miocardico acuto. Ma ancora molto rimane da fare.
Se difendere la salute è uno dei principali compiti delle Amministrazioni
Regionali ancora troppe sono le questioni da risolvere, pur nel rispetto dei
necessari vincoli di bilancio, per assicurare cure cardiologiche di qualità per
tutti, a cominciare dall'utilizzo degli stent medicati a rilascio di farmaci
anti-proliferativi, come il paclitaxel (taxolo), capaci di combattere la
proliferazione di cellule all'interno delle pareti dei vasi, riducendo così le
occlusioni coronariche. A parlare sono i numeri:
delle oltre 12.503[2][2] procedure di angioplastica coronarica realizzate in
Liguria e Piemonte nell'ultimo anno, 11.442 hanno visto l'applicazione di stent
coronarici, ma solo 5.470 hanno impiantato stent medicati a rilascio di farmaco,
considerati la nuova frontiera nella cura delle coronaropatie. A conti fatti,
dunque, dei ritrovati più preziosi della cardiologia interventistica capaci di
ridurre a meno del 10% il rischio di riocclusione della coronaria nei pazienti
trattati - con tutto ciò che comporta in termini di qualità della vita per il
paziente e risparmio per il SSN - hanno beneficiato solo poco più di 3.500
pazienti[3][3].Un dato che ricalca il trend registrato in tutto il territorio
nazionale: dei circa 100.000 pazienti italiani sottoposti nel 2004 ad
angioplastica, 80.000 hanno ricevuto uno stent, ma solo in circa 25.000 casi si
è trattato di uno stent medicato.
Di tutto questo si è parlato a Genova, in occasione del Taxus Events, il quinto
- dopo quelli di Roma, Milano, Ancona e Napoli- di una serie di eventi
organizzati sul territorio dalla Boston Scientific, per discutere, insieme ad
esperti e rappresentanti politici regionali, dei progressi realizzati nella cura
della malattia coronarica grazie agli stent medicati con paclitaxel.