Anno III - n°20 - 11.10.2005 Pagine Nazionali

   


Cardiologia in Liguria e Piemonte: eccellenza tra cuore e portafoglio


In Liguria e Piemonte le malattie cardiovascolari rappresentano, così come nel resto d'Italia ed in gran parte dei paesi industrializzati, la prima causa di morte, con una percentuale che si attesta al 40% di tutti i decessi. In linea con le medie nazionali, anche l'incidenza delle patologie cardiovascolari registra una maggiore percentuale di casi tra gli uomini e tra alcune categorie di pazienti, come i diabetici (il 25% circa di tutte le procedure di angioplastica effettuate ogni anno). In media, in queste regioni abitate complessivamente da quasi 6 milioni di abitanti, sono circa 6000 le persone che ogni anno vengono colpite da infarto. Sono numeri importanti, cui si uniscono le migliaia di esami diagnostici eseguiti nell'ultimo anno, soprattutto coronarografie
(26.921) ed altri esami specifici (1.545)[1][1]. In risposta alla domanda di salute sul fronte delle cardiopatie, Liguria e Piemonte cercano di rispondere con nuovi piani di intervento e prevenzione e oltre 30 centri capaci di eseguire angioplastica coronarica, nella maggior parte primaria, cioè in corso di infarto miocardico acuto. Ma ancora molto rimane da fare.
Se difendere la salute è uno dei principali compiti delle Amministrazioni Regionali ancora troppe sono le questioni da risolvere, pur nel rispetto dei necessari vincoli di bilancio, per assicurare cure cardiologiche di qualità per tutti, a cominciare dall'utilizzo degli stent medicati a rilascio di farmaci anti-proliferativi, come il paclitaxel (taxolo), capaci di combattere la proliferazione di cellule all'interno delle pareti dei vasi, riducendo così le occlusioni coronariche. A parlare sono i numeri:
delle oltre 12.503[2][2] procedure di angioplastica coronarica realizzate in Liguria e Piemonte nell'ultimo anno, 11.442 hanno visto l'applicazione di stent coronarici, ma solo 5.470 hanno impiantato stent medicati a rilascio di farmaco, considerati la nuova frontiera nella cura delle coronaropatie. A conti fatti, dunque, dei ritrovati più preziosi della cardiologia interventistica capaci di ridurre a meno del 10% il rischio di riocclusione della coronaria nei pazienti trattati - con tutto ciò che comporta in termini di qualità della vita per il paziente e risparmio per il SSN - hanno beneficiato solo poco più di 3.500 pazienti[3][3].Un dato che ricalca il trend registrato in tutto il territorio nazionale: dei circa 100.000 pazienti italiani sottoposti nel 2004 ad angioplastica, 80.000 hanno ricevuto uno stent, ma solo in circa 25.000 casi si è trattato di uno stent medicato.
Di tutto questo si è parlato a Genova, in occasione del Taxus Events, il quinto - dopo quelli di Roma, Milano, Ancona e Napoli- di una serie di eventi organizzati sul territorio dalla Boston Scientific, per discutere, insieme ad esperti e rappresentanti politici regionali, dei progressi realizzati nella cura della malattia coronarica grazie agli stent medicati con paclitaxel.








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