Anno III - n°20 - 11.10.2005 Pagine Nazionali

   


“Anziani – una nuova forza per lo sviluppo”: il convegno ad Aviano


Umberto Tirelli - Direttore Dipartimento di Oncologia Medica Centro di Riferimento Oncologico di Aviano -  www.umbertotirelli.it  - e-mail: utirelli@cro.it 

Il 1° ottobre 2005 si è tenuta la Giornata Internazionale dell’Anziano organizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e avrà come titolo: “Older people – a new power for development” ovvero “Anziani – una nuova forza per lo sviluppo”.

Terza Età, la nuova rivoluzione demografica
Perché una nuova forza? Perché una rivoluzione demografica si sta verificando in tutto il mondo. Oggi sono circa 600 milioni le persone che hanno un’età superiore ai 60 anni. Questo numero raddoppierà entro il 2025 e raggiungerà i 2 miliardi di persone entro il 2050, la maggior parte dei quali nei paesi in via di sviluppo. In questo mondo così velocemente in invecchiamento, gli anziani giocheranno un ruolo sempre più cruciale: attraverso il volontariato, trasmettendo esperienza e conoscenza ai più giovani, aiutando le famiglie con la responsabilità di prendersi cura di loro e aumentando la loro partecipazione nella forza di lavoro attiva. Ma già oggi le persone anziane danno un contributo importantissimo alla società. Per esempio, in Africa ed anche in altre parti del mondo, milioni di persone adulte malate di AIDS sono prese in cura a casa dai loro genitori, e alla loro morte i bambini rimasti orfani (soltanto nel continente africano si contano 14 milioni gli orfani al di sotto dei 15 anni di età) saranno seguiti per la maggior parte dai loro nonni. Il ruolo degli anziani risulta comunque fondamentale non solo nei paesi in via di sviluppo. In Spagna, per esempio, la cura per le persone malate e, più generalmente di tutte quelle dipendenti, è affidata principalmente agli anziani, e nello specifico alle donne. Basti pensare che il numero medio per giorno dei minuti spesi nel prestare queste cure cresce esponenzialmente con l’età di chi si dedica a questa attività: 201 minuti quando sono soggetti tra 65 e 74 anni, 318 minuti tra 75 e 84 anni, mentre si scende a 50 minuti se la persona che si prende cura del malato ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni. Appare ovvio quindi che un contributo così determinante per lo sviluppo della nostra società possa essere assicurato soltanto se le persone anziane godono a loro volta di un buon livello di cura e di salute. Ecco perché devono essere messe in atto strategie politiche adeguate.

Migliorare la qualità della vita per gli anziani colpiti da tumore
Considerando che i tumori costituiscono una patologia molto seria per quanto riguarda sia la morbidità che la mortalità degli anziani, per tutelare il benessere e la salute della popolazione over 65 è necessario che anche in Italia siano incrementati aspetti fondamentali come prevenzione, diagnosi precoce e un’appropriata terapia dei tumori.
Proprio con l’intento di migliorare la salute degli anziani colpiti da tumore, è stato organizzato questo convegno ad Aviano il 9 settembre 2005. Ogni anno ci sono 270mila nuovi casi di tumore in Italia; di questi 165mila (cioè il 61%) si verificano in persone di età superiore ai 65 anni. Va sottolineato che l’attesa di vita a 65 anni non è, come spesso si ritiene erroneamente, breve. Per esempio, in molti paesi occidentali tra i quali l’Italia, a 65 anni la spettanza di vita è di 15 anni circa ed è in rapido aumento.

L’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce
È necessario perciò implementare tutti quegli interventi di prevenzione e diagnosi precoce che sono riconosciuti in oncologia, ma che fino ad oggi sono stati riservati alle persone giovani ed adulte, avendo spesso come “barriera” proprio l’età dei 65-70 anni. Questa barriera va abbattuta per offrire alle persone over 65 strumenti validi che possono salvare loro la vita. Perché, per esempio, escludere le donne che hanno più di 70 anni dalle mammografie di screening, se a 70 anni una donna ha una spettanza di vita di 15 o anche di 20 anni? Il tumore della mammella, infatti, è molto più frequente a 70 anni che non a 50. E identificato precocemente permette le stesse possibilità di sopravvivenza in una donna di 70 anni che in una più giovane. È evidente che i costi economici di prevenzione, diagnosi precoce e terapia appropriata per gli anziani siano alti, ma è il tempo anche di dire che la percentuale di budget che dovrebbe andare alla Sanità del nostro paese, oltre che alla ricerca, deve essere notevolmente incrementata, come già avviene in altri paesi europei.

Anziani e informazione
Un altro aspetto molto importante - ma ancora sottovalutato nell’oncologia della terza età - è l’informazione che viene data agli stessi pazienti anziani. Nel nostro paese l’informazione oncologica, sulla falsa riga di quanto è avvenuto per l’informazione sull’AIDS, è molto ben attuata per quanto riguarda i pazienti giovani ed adulti colpiti dal cancro, mentre invece ai pazienti avanti negli anni le informazioni vengono fornite in maniera limitata, ed in molti casi non esiste un consenso informato per i trattamenti che vengono effettuati sugli anziani. Nell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano sono in atto da tempo una serie di ricerche (i cui risultati verranno riportati nel convegno) dalle quali emerge che all’anziano non vengono date le informazioni, che vengono invece date dagli stessi medici ai pazienti giovani e adulti, relative al tipo di cancro che li ha colpiti, alle procedure terapeutiche, agli effetti collaterali della terapia, alla prognosi e a molti altri aspetti.

Ricerca e terapia
Per quanto riguarda la terapia, sin dall’inizio della storia moderna dell’oncologia, i pazienti anziani sono stati esclusi da ogni sorta di studio clinico prospettico. Rispetto ai trattamenti non erano mai stati valutati con la classica metodologia di ricerca clinica (studi di fase I, II, III, valutazione di nuovi farmaci, di nuove modalità terapeutiche chemio-radioterapiche) come era avvenuto invece nei pazienti giovani ed adulti. Questo approccio di ricerca ha portato negli ultimi decenni ai noti progressi della terapia oncologica, con un miglioramento della sopravvivenza grazie ai trattamenti così studiati, ma si è peraltro verificato soltanto per i pazienti giovani ed adulti (dove esiste in tutti i paesi europei un miglioramento della sopravvivenza negli ultimi anni nel confronto con il passato) con l’esclusione dei pazienti anziani che invece non hanno registrato alcun miglioramento della sopravvivenza per i tumori negli ultimi decenni.

Anziani, troppo a lungo emarginati
Oggigiorno si può dire che le terapie standard o ottimali sono poste ed attuate in circa 8/10 pazienti con un’età inferiore ai 50 anni e soltanto in circa 2/10 pazienti con età oltre i 70 anni, e questo riguarda il trattamento standard ed ottimale di chirurgia, radioterapia, chemioterapia, e terapie biologiche. Già alla fine degli anni ‘70 presi atto che i pazienti anziani erano discriminati nell’ambito della ricerca medica in oncologia. Proprio per questo erano svantaggiati, in quanto i potenziali vantaggi che potevano loro derivare dalle nuove scoperte terapeutiche, effettivamente non si verificavano. Nell’ambito di studi finanziati prima dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) alla fine degli anni ‘70, in progetti sotto la guida del Professor Felice Gavosto dell’Università di Torino, e poi dalla Comunità Europea – EORTC (European Organization on the Research and Treatment of Cancer) nell’ambito del Lymphoma Group agli inizi degli anni ‘80, ho condotto degli studi per valutare retrospettivamente cosa succedeva sia in Italia che in Europa nel trattamento dei pazienti anziani, scoprendo che, non solo venivano discriminati, ma che i trattamenti eseguiti erano inoltre insufficienti e poco attivi da una parte o spesso troppo tossici dall’altra. Sulla base di questi studi misi in atto una serie di ricerche, prima nell’ambito dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano, già all’inizio degli anni ‘80, e poi nell’ambito della Comunità Europea alcuni anni dopo, volte all’identificazione di migliori trattamenti da proporre ai pazienti anziani, soprattutto in tumori tipicamente chemio e radiosensibili come i linfomi maligni, con lo scopo di poter ottenere il miglior risultato che includesse anche la possibilità di guarigione con la minor tossicità possibile. Oggi ad Aviano, nell’ambito dell’Istituto Nazionale Tumori, esiste un gruppo di ricerca sui tumori dell’anziano coordinato dalla dottoressa Diana Crivellari del Dipartimento di Oncologia Medica, ed è funzionante un ambulatorio oncologico geriatrico, rivolto cioè esclusivamente ai pazienti anziani con età superiore ai 70 anni, con la possibilità di attivare un’assistenza domiciliare orientata ai pazienti anziani, ed una serie di attività di ricerca sia nell’ambito clinico che sperimentale, in collaborazione con il Dipartimento Preclinico dello stesso Istituto, atte a migliorare sempre più le conoscenze sull’oncologia geriatrica e sul trattamento dei tumori dell’anziano, in particolare i linfomi, i tumori della mammella, i tumori del polmone, i tumori gastroenterici, i tumori del capo e collo ed i tumori della prostata. Vari aspetti dei trattamenti in atto in Istituto verranno presentati al convegno e verranno confrontati con le strategie che vengono utilizzate nei più giovani.

Una nuova prospettiva di vita
Voglio qui solo ricordare un risultato importantissimo che si è ottenuto recentemente in Istituto nei tumori dell’anziano, in particolare in quelli ematologici come i linfomi, dove l’introduzione di trattamenti biologici come anticorpi monoclonali, ha modificato radicalmente la prospettiva di sopravvivenza dei pazienti con età superiore ai 70 anni (vedi allegato comunicato stampa). Il Dr. Michele Spina del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto, ha dimostrato che è possibile, con l’aggiunta dell’anticorpo monoclonale anti-CD20 rituximab, raddoppiare la possibilità di sopravvivenza nei pazienti con linfoma ad alto grado di malignità, che in passato venivano trattati con sola chemioterapia. Pertanto rituximab più chemioterapia è un notevole passo avanti nel trattamento dei linfomi dell’anziano e, se da una parte questo approccio è molto più costoso, per quanto riguarda il costo del farmaco biologico, dall’altra si risparmia in ricoveri per la ripresa della malattia che più spesso avverrebbe senza il trattamento biologico, oltre che l’impatto negativo sulla salute di questi pazienti che morirebbero statisticamente molto prima e comunque vivrebbero statisticamente molto meno.

Il trapianto, una strada possibile
Vi è la possibilità di poter guarire i pazienti con linfoma e mieloma con oltre 70 anni, ma anche pazienti con linfoma in AIDS o pazienti con linfoma in epatite C, anche questi con età avanzata e che fino a qualche anno fa non avrebbero potuto beneficiare dei trattamenti con alte dosi di chemioterapia con il supporto delle cellule staminali. Pertanto con il trapianto che, per primi in Italia abbiamo sviluppato sia nei pazienti anziani che nei pazienti con HIV/AIDS ed epatite C, cioè pazienti svantaggiati e discriminati ad oggi, abbiamo messo a punto una nuova strategia terapeutica per certi tumori dell’anziano.

L’utilità dell’hospice
Infine, un aspetto molto importante nella terapia dell’anziano è proprio la qualità della vita nel paziente avanzato o terminale con tumore, per il quale strategie di terapia del dolore, di assistenza domiciliare, di supporto psicologico e di hospice non sono molto sviluppate come invece nei pazienti più giovani.

Conclusioni
In conclusione, in occasione della Giornata Internazionale dell’Anziano del 1° ottobre, nella quale si vuole sottolineare la nuova forza per lo sviluppo che rappresentano gli anziani, abbiamo voluto organizzare questo convegno per sottolineare l’importanza estrema che bisogna dare oggi alla salute dei nostri anziani, in particolare alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alla terapia di una delle patologie più serie che può colpire gli anziani, cioè il cancro.






 


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