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Le fobie scolastiche degli adolescenti Dr. Gabriella Ferrigno Psichiatra - Psicoterapeuta Esperta di psicopatologia e psicoterapia dell'adolescenza |
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Il cambiamento di condotta, apparentemente repentino, sconvolge quasi sempre la famiglia. I genitori parlano con il proprio figlio e cercano di capire il perché di tale comportamento. A volte il figlio non sa dare neppure lui spiegazioni plausibili, altre volte giustifica la sua impossibilità di andare a scuola con malesseri somatici e timori di malattie fisiche, altre volte, evasivamente, accenna al fatto di aver subito una delusione da parte di qualche professore o compagno che avrebbe fatto nei suoi confronti qualche apprezzamento sgradito. Le fobie scolastiche colpiscono sia gli allievi migliori che quelli normali o che interrompono completamente la scuola. L'inizio del disturbo può essere apparentemente brusco e può colpire anche i ragazzi che manifestavano grande interesse per la scuola con buoni profitti e buoni rapporti con i compagni ed i professori (in genere più con i professori) (Diatkine,Valentin 1985). Tutte le mattine, al momento di andare a scuola, l'ansia ricompare sempre con la stessa intensità. Nonostante le suppliche e le rassicurazioni dei genitori, i quali oscillano tra un comportamento ora di eccessiva comprensione e giustificazione, ora di rabbia per l'atteggiamento incomprensibile del figlio, quest'ultimo è "obbligato" dalla sua angoscia e grande paura a rstare a casa. Il ragazzo un giorno va a scuola, due no : poi studia meticolosamente, riesce a farsi forza, ritorna a scuola, sostiene con profitto l'interrogazione, ma il giorno dopo l'ansia e l'inibizione si ripresentano massicce come se l'esperienza precedente non fosse servita. La fobia scolastica non è mai un sintomo fugace e benigno ed ha spesso una prognosi più seria delle fobie nei bambini (Diatkine,Valentin). La fobia scolastica è un sintomo più frequente oggi rispetto al passato e sembra una manifestazione particolarmente tipica della nostra società. Per i genitori è importante (e ciò è comprensibile) che i figli studino con profitto per la propria realizzazione personale. Inoltre la nostra società valorizza molto gli aspetti individuali, competitivi che sollecitano acutamente il confronto. I genitori pertanto sono molto sensibili al rendimento scolastico (soprattutto le classi più abbienti) e spesso un conflitto irrisolto può investire la scuola. L'evoluzione più grave, ma fortunatamente più rara, della fobia scolastica è verso la psicosi schizofrenica. In altri casi il disturbo s'inserisce in un'organizzazione borderline con aspetti megalomanici e narcisistici : sono ragazzi che non tollerano l'insegnamento collettivo che li espone a dolorosi confronti e chiedono insegnamenti individuali, a domicilio, sostenendo di "essere speciali". La fobia scolastica può essere, più frequentemente, l'espressione di uno stato depressivo : l'impossibilità di andare a scuola si associa ad un'atmosfera depressiva. Il ragazzo vive con profonda sofferenza la propria incapacità ad una vita normale, prova vergogna ed umiliazione. E' tormentato, a volte rabbioso e rivendicativo nei confronti dei genitori. Si tratta generalmente di ragazzi "con uno spiccato senso del dovere" perfezionisti ed esigenti, molto legati e dipendenti dall'approvazione dei genitori, per i quali spesso l'attività scolastica è stata un'adesione ai desideri altrui. Indicazioni terapeutiche : per il trattamento è indispensabile una valutazione globale del funzionamento dell'adolescente. Indicato, qualora sia possibile, un trattamento psicoterapico individuale ed un buon sostegno alla famiglia, pesantemente coinvolta nelle interazioni con il figlio. In alcuni casi può essere di sollievo, in associazione agli altri interventi terapeutici, un aiuto psicopedagogico. Nelle situazioni più gravi si rende necessario l'ausilio degli psicofarmaci (generalmente antidepressivi) prescritti con la dovuta cautela, tenendo conto della "specificità” sintomatologica e relazionale del paziente adolescente e sempre all'interno di una valida relazione terapeutica. Infatti la prescrizione del farmaco, in adolescenza, è una questione molto delicata; il farmaco e chi lo prescrive si inseriscono inevitabilmente nel registro fortemente ambivalente della dipendenza nei confronti dei genitori e della ricerca di autonomia dagli stessi (Ferrara, 1998). La fobia scolastica può pertanto esprimere un marcato conflitto all'interno del complesso processo di emancipazione dai genitori tipico del periodo adolescenziale.
Bibliografia Diatkine R, Valentin E : " Le fobie scolastiche dei bambini più grandi e degli adolescenti", in Lebovici S, Diakine R, Soulè M (a cura di) Trattato di psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, vol 2, BorlaEd,Roma1990. www.unilibro.it/ Ferrara M : "Utilizzo dei farmaci nella Comunità per adolescenti", in Ferruta A, Foresti G, Pedriali E, Vigorelli M (a cura di) La comunità terapeutica tra mito e realtà Raffaello Cortina Ed, Milano 1998 |
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