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DISTURBO DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA (BED) Dott.ssa Marina Bellomo - Psichiatra-Psicoterapeuta, esperta in disturbi del comportamento alimentare. Scienze Psichiatriche dell’Università di Genova |
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Incidenza. La stima dei dati di incidenza percentuale non è nota, perché comprende il gruppo dei pazienti affetti da obesità; del 20-30% dei soggetti che si rivolgono agli specialisti per problemi di sovrappeso, si calcola tuttavia che il 3% soffra di BED (dal termine anglosassone binge eating disorder). Il disturbo colpisce maggiormente il sesso femminile, con un rapporto di 3 a 2. L’insorgenza del comportamento incontrollato avviene con maggior frequenza nella tarda adolescenza e dopo la terza decade; dopo i trent’anni mantiene un andamento costante fino ai 55 anni e poi si assiste una flessione netta nella senescenza. Sono soprattutto le donne a intraprendere trattamenti medici multidisciplinari, motivate inizialmente dalla preoccupazione per il proprio aspetto fisico e che richiedono un trattamento dietologico per contenere il problema del sovrappeso.
Atteggiamento del paziente. Sono pazienti che quando riescono a rivolgersi ad uno specialista si presentano autenticamente preoccupate per l’aumento ponderale e solitamente motivate a recuperare lo stato di salute. Molte di loro vivono nell’afflizione di non poter controllare l’impulso a mangiare, l’assunzione di cibo avviene in maniera ricorrente nell’arco della giornata, rapidamente e con frequenza diversa a seconda della gravità del disturbo. Il comportamento alimentare si esprime in un "piluccare" continuo, soprattutto durante le ore in cui si soggiorna in casa o in ambienti di lavoro dove è presente cibo e nelle forme più tipiche, solo nelle ore diurne. Solitamente è seguito un regime dietetico regolare “ai pasti” o un’alimentazione ipocalorica, ma è negli intervalli tra i pasti che si manifesta l’assunzione di cibo reiterata; le abbuffate “incontrollabili”. In molte pazienti si ripetono quotidianamente e vengono protratte per un paio d’ore e più, la quantità di cibo ingerito è in genere sottostimata. Solitamente il senso di pienezza frena ulteriore assunzione di cibo e nelle forme più tipiche non si presentano manovre di eliminazione del cibo ingerito. Dapprima le abbuffate iniziano in maniera saltuaria e se il problema si aggrava aumentano di frequenza. Questo determina un apporto calorico continuativo e non controllabile con ripercussioni sul piano metabolico e con rafforzamenti fisiologici del disturbo e comporta aumento ponderale a volte consistente (dai 20 ai 30 kg. in sei mesi), alterazioni gastroenteriche e i vari problemi connessi alla patologia dell’obesità. Dal punto di vista psichiatrico è come se il cibo in questa fase diventasse una forma di autoterapia per curare l’ansia che trova sollievo nell’atto del mangiare. La maggiore incidenza di disturbi psicopatologici associati comprendono i Disturbi dell’Umore con un’incidenza del 50% seguono i Disturbi d’Ansia e i Disturbi di Personalità. Le pazienti in questione quando presentano un quadro depressivo appaiono al colloquio psicopatologico come persone molto sofferenti, piene di vergogna, si sentono goffe e brutte anche se a volte minimizzano le loro condizioni all’ambiente familiare e sociale. Solitamente racchiuse in un ambiente emozionalmente carente, è presente una insoddisfazione di fondo di natura depressiva, con tendenza a rimuginare su un senso di avvilimento e di privazione interno che solo il cibo sembra poter placare. L’aumento ponderale allontana ancor più queste donne dal raggiungimento degli ideali tipici del nostro tempo, tendono ad un maggior isolamento, l’astenia e il disagio allentano le relazioni. Il disturbo depressivo e il sovrappeso che nei casi tipici avviene rapidamente, determinano un abbattimento del tono dell’umore con ideazione pessimistica, un senso di scarsa considerazione di sé accompagnato da vissuti di tristezza. L’ansia che nasce dal disagio depressivo spesso catalizza il bisogno delle abbuffatte in parte con funzione di sedazione, in parte col senso di un agito che contiene un aspetto temporaneamente gratificante: qualcosa che può placare un’ angoscia o soddisfare un istinto. Progressivamente lo stato depressivo si manifesta con quadro di rallentamento psicomotorio, astenia marcata e vari disturbi del sonno come l’ipersonnia, insonnia con risveglio precoce. Sul piano psicodinamico si evidenziano conflittualità relative alla sfera dell’autostima, aspetti di personalità dipendente con vissuti di svalutazione, risposta regressiva ad esperienze frustranti. Carenze e privazioni affettive, life events come lutti, separazioni, problemi del comportamento sessuale, assente o compromessa gratificazione sessuale, possono sottendere in maniera conflittuale alla depressione.
Differenza tra BED e bulimia. Esistono varie differenze tra la Bulimia e il Disturbo da Alimentazione Incontrollata sul piano del comportamento e del rapporto con il cibo in genere Nella Bulimia Nervosa è presente un comportamento finalizzato al controllo del peso con restrizioni dietetiche continuative, abbuffate di maggiori proporzioni quali e quantitative. Esiste inoltre una preoccupazione diversificata, nelle pazienti affette da BED ciò che è vissuto come fonte di preoccupazione e disagio è la sensazione di non riuscire a controllare il comportamento. Nella Bulimia prevale la preoccupazione per il proprio corpo, il proprio peso. Dal punto di vista terapeutico il BED richiede, come tutti i disturbi del comportamento alimentare, un approccio multidisciplinare di tipo integrato che preveda la presenza di una rete terapeutica e un lavoro di equipe tra internista, dietologo, psicologo, psichiatra. La terapia risulta efficace in un alta percentuale di casi trattati integralmente e la prognosi è migliore che per la Bulimia Nervosa. Le pazienti risentono favorevolmente di un regime dietetico che vada incontro alle proprie esigenze e ai propri gusti alimentari finalizzato alla rieducazione alimentare e alla correzione dell’equilibrio metabolico Dal punto di vista psichiatrico, i pazienti affetti da Disturbo da Alimentazione Incontrollata possono essere favorevolmente trattati con terapia farmacologia antidepressiva e ansiolitica. In alcuni casi può essere indicato un trattamento psicoterapico diversificato e adatto alla tipologia della paziente, di tipo supportivo o di gruppo. Il trattamento dell’obesità risente favorevolmente delle metodiche della Terapia Cognitiva Comportamentale e degli interventi di autoaiuto guidato. |
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