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Anno III - n°19 - 14.09.2005 Pagine Nazionali
Tumore alla prostata: in forte aumento i dati di incidenza, il futuro nelle “cure personalizzate” in grado di distinguere tra il “gatto e la tigre”. clicMedicina -
redazione@clicmedicina.it
Un’incidenza di 55 - 300 nuovi casi l’anno ogni 100.000 uomini nel mondo
occidentale, circa 14.000 i nuovi casi ogni anno solo in Italia, questi i dati
epidemiologici del tumore maschile più diagnosticato, quello alla prostata, dati
che sulla base degli ultimi studi probabilmente andranno rivisti al netto rialzo
per un valore di molte volte superiore. Ma nonostante i dati stupefacenti sulla
reale epidemiologia di questo tumore, il tasso di mortalità ad esso legato
rimane più basso di quello d’incidenza, tanto da poter individuare cancri di
specie e caratteristiche diverse, alcuni indolenti, altri più aggressivi: “the
cat and the tiger”. E non solo, anche il ruolo del test più utilizzato per la
diagnosi precoce del tumore prostatico, il PSA, dovrà essere ridiscusso sulla
base di studi recenti che evidenziano come in realtà non esista un valore limite
di sicurezza al di sotto del quale si possa ritenere che il tumore prostatico
non sia presente. Questi ed altri gli argomenti che saranno trattati dal Corso
Internazionale PSA: Passato Presente e Futuro che prende il via domani a Milano,
in occasione della Giornata Europea contro le Malattie della Prostata, e fino a
sabato vedrà riuniti presso la sede dell’Università degli Studi, molti fra i
massimi esperti mondiali in materia. Il corso organizzato dalla Fondazione per
la Ricerca e la Terapia in Urologia RTU, in collaborazione con la Fondazione
Ospedale maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena e l’Università degli
Studi di Milano, grazie alla presenza attorno allo stesso tavolo degli autori
dei lavori più importanti comparsi nella letteratura scientifica mondiale negli
ultimi anni affronterà i punti controversi emersi dalle ultime ricerche e legati
soprattutto alla difficoltà di riconoscere in anticipo la forme più aggressive
del tumore alla prostata da quelle destinate a non creare problemi di salute per
lungo tempo. “A partire dai nuovi dati della ricerca scientifica – ha affermato il Prof. Francesco Rocco, Chairman del corso, Direttore dell’Unità operativa di Urologia del Policlinico e della I Cattedra di Urologia dell’Università di Milano – si discuterà della possibilità di distinguere clinicamente le forme aggressive da quelle a bassa pericolosità, visto che ormai si sa che in moltissime persone il tumore, pur essendo presente, non causa disturbi né avanza rapidamente. Una delle risposte che ci si augura potranno venire dal convegno è come ottenere questa diagnosi differenziale in modo da curare tempestivamente le malattie pericolose senza trascurarne nemmeno una e, contemporaneamente, evitare ai soggetti che potrebbero non averne bisogno non solo trattamenti inutili ma anche possibili effetti collaterali: incontinenza, impotenza, disturbi intestinali e vescicali. In questo senso la scienza sta rivedendo anche il ruolo del Psa come parametro di screening, sia per ridurre il numero di biopsie all’organo (ogni anno sono più di 100.000 in Italia e in Italia e dal 15 al 25 per cento consentono di scoprire effettivamente il tumore consentono di scoprire effettivamente il tumore), sia perché recentemente i valori di cut off, cioè di soglia sopra la quale indagare meglio il paziente, sono stati oggetto di revisione. “La rivalutazione scientifica del valore diagnostico del PSA è fondamentale - ha spiegato il professor Rocco -, fino a qualche tempo fa infatti il valore di 4 ng/ml era assunto come limite di normalità, visto che valori superiori suggerivano un rischio progressivamente crescente di cancro prostatico, tuttavia negli ultimi anni numerosi lavori scientifici hanno messo in discussione questo valore limite, essendo stato dimostrato che anche con il PSA di 2,5 ng/ml il valore predittivo del test resta sostanzialmente immodificato.” Non solo. Un lavoro apparso recentemente sul New England Journal of Medicine modifica ancora le considerazioni sul valore predittivo del PSA: in uno studio condotto su 2950 uomini di età compresa tra 62 e 91 anni apparentemente sani e controllati per 7 anni, con PSA inferiore a 4ng/ml, tutti sottoposti a biopsia della prostata, è stata individuata la presenza di cancro prostatico nel 15,2 % dei soggetti, variando dal 10,1% degli uomini che hanno PSA tra 0,6 e 1 ng/ml, fino al 26,9% delle persone con PSA tra 3,1 e 4 ng/ml. “Questo lavoro potrebbe dare inizio a una rivoluzione – ha commentato il presidente del corso – essendo infatti basato sul dato di fatto che tutti i pazienti sottoposti ad una biopsia erano individui sani e non sintomatici, dimostra che non esiste un livello di PSA di sicurezza e che di conseguenza sia la diagnostica individuale, sia quella di screening dovranno essere ulteriormente discusse e in qualche modo reimpostate” “Probabilmente dovremo rivedere i nostri dati epidemiologici - ha quindi concluso il prof. Francesco Rocco - visto che le moderne tecniche diagnostiche consentono di trovare un numero di tumori prostatici sempre più alto, il che significa tra l’altro che l’incidenza della malattia è in larga parte dipendente dalla intensità della ricerca. Il nostro obiettivo è di essere in condizione di poter adottare in ogni singolo paziente la miglior scelta terapeutica “su misura” evitando comportamenti troppo standardizzati che possono ingenerare eccessi di aggressività o pericolosi atteggiamenti astensionistici” Il corso “PSA: past, present, future. Should we find prostate cancer or
should we look for it?” ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Salute,
Comune di Milano, SIU (Società Italiana di Urologia, SIURO (Società italiana di
Urologia Oncologica), AUL (Associazione Urologi Lombardi), OMCeO (Ordine
Provinciale dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri).
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