Anno III - n°19 - 02.08.2005 Pagine Nazionali

   


“Fotografato” il panico


Uno studio italiano, per la prima volta, ha “fotografato” un attacco di panico. Ma anche il percorso che l’attacco di panico compie nel cervello. In particolare, con la Risonanza Magnetica funzionale si è riusciti a “vedere” nel cervello non solo il momento in cui il soggetto immagina o vive una situazione che potrebbe scatenare la paura ma anche il momento in cui avverte la paura. L’eccezionale documento è il risultato di uno studio condotto dal professor Rosario Sorrentino, neurologo, dell’Unità Italiana Attacchi Panico della Paideia a Roma, e dal professor Stefano Bastianello, Direttore del Servizio di Neuroradiologia dell’Università di Pavia e IRCCS Fondazione “C. Mondino”. “Anni fa - dice Bastianello - colleghi americani sono riusciti a catturare l’immagine di un attacco di panico, utilizzando la PET, uno strumento invasivo che usa isotopi radioattivi. Adesso invece siamo riusciti a “fotografare” l’attacco di panico e il suo percorso nel cervello con la Risonanza Magnetica funzionale (fMRI). Non è stato facile giungere a questo risultato perché non è possibile intervenire con la strumentazione al momento dell’insorgenza dell’attacco. Recenti teorie neuro-anatomiche hanno proposto l’estensivo coinvolgimento del sistema limbico nella patogenesi e nel controllo degli attacchi di panico; inoltre è dimostrato che per questi soggetti è sufficiente pensare a determinate situazioni che creano loro paura ed ansia perché si manifestino le alterazioni anatomo-psicologiche caratteristiche dell’evento acuto (alterazioni della frequenza cardiaca, della pressione sanguigna e del respiro). Quest’ultima affermazione è quindi il presupposto essenziale per l’esecuzione dello studio. Tutti i soggetti prima dell’esame descrivono gli episodi, precedentemente vissuti, che hanno loro suscitato attacchi di panico e/o paura di volare, eventi che vengono poi riproposti dall’operatore ai soggetti durante l’esecuzione dell’esame al fine di evidenziare appunto l’attivazione di specifiche aree corticali. Utilizzando un apparecchio di RM ad alto campo viene applicato uno schema a blocchi, in cui si alternano periodi di stimolazione (proposizione di un evento che aveva suscitato al soggetto paura di volare) e periodi di quiete (proposizione di un evento indifferente per il soggetto in esame). Le immagini ottenute, dopo essere state preliminarmente rielaborate attraverso uno specifico sistema di applicazione (SPM 2), vengono elaborate per ottenere “mappe” di attivazione corticale che descrivono le aree che si attivano durante la riproduzione del panico. In sostanza, nei pazienti con attacchi di panico e paura di volare le regioni del cervello coinvolte, che possono essere studiate e quantificate con la RM funzionale, sono la regione frontale inferiore, il giro del cingolo e l’ippocampo”. Nel corso della conferenza stampa i professori Sorrentino e Bastianello hanno evidenziato che in presenza delle “fotografie” dell’attacco di panico, e conoscendo esattamente le regioni del cervello coinvolte nel processo, è possibile utilizzare farmaci mirati. “Da molto tempo – ha affermato Bastianello – clinici, in particolare i neurologi, sostenevano che alcune aree corticali differenti, ciascuna con una propria funzione e sensibile a diversi e specifici stimoli sia esogeni che endogeni, fossero coinvolte nel processo degli attacchi di panico. Adesso c’è la “fotografia” a dimostrarlo”.






 


Queste pagine sfruttano standard di programmazione avanzata , sebbene i contenuti sono visibili con tutti i browser, una grafica più piacevole è ottenibile con un browser attuale. Se leggete questo messaggio, avete salvato la pagina sul Vs. disco, oppure siete in Internet con un browser non attuale. Se lo desiderate potete scaricare gratuitamente un browser standard attuale adatto alla Vs. piattaforma dal sito http://webstandards.org/act/campaign/buc/

Stampa ottimizzata con standard avanzati