Uno studio
italiano, per la prima volta, ha “fotografato” un attacco di panico. Ma anche il
percorso che l’attacco di panico compie nel cervello. In particolare, con la
Risonanza Magnetica funzionale si è riusciti a “vedere” nel cervello non solo il
momento in cui il soggetto immagina o vive una situazione che potrebbe scatenare
la paura ma anche il momento in cui avverte la paura. L’eccezionale documento è
il risultato di uno studio condotto dal professor Rosario Sorrentino, neurologo,
dell’Unità Italiana Attacchi Panico della Paideia a Roma, e dal professor
Stefano Bastianello, Direttore del Servizio di Neuroradiologia dell’Università
di Pavia e IRCCS Fondazione “C. Mondino”. “Anni fa - dice Bastianello - colleghi
americani sono riusciti a catturare l’immagine di un attacco di panico,
utilizzando la PET, uno strumento invasivo che usa isotopi radioattivi. Adesso
invece siamo riusciti a “fotografare” l’attacco di panico e il suo percorso nel
cervello con la Risonanza Magnetica funzionale (fMRI). Non è stato facile
giungere a questo risultato perché non è possibile intervenire con la
strumentazione al momento dell’insorgenza dell’attacco. Recenti teorie
neuro-anatomiche hanno proposto l’estensivo coinvolgimento del sistema limbico
nella patogenesi e nel controllo degli attacchi di panico; inoltre è dimostrato
che per questi soggetti è sufficiente pensare a determinate situazioni che
creano loro paura ed ansia perché si manifestino le alterazioni
anatomo-psicologiche caratteristiche dell’evento acuto (alterazioni della
frequenza cardiaca, della pressione sanguigna e del respiro). Quest’ultima
affermazione è quindi il presupposto essenziale per l’esecuzione dello studio.
Tutti i soggetti prima dell’esame descrivono gli episodi, precedentemente
vissuti, che hanno loro suscitato attacchi di panico e/o paura di volare, eventi
che vengono poi riproposti dall’operatore ai soggetti durante l’esecuzione
dell’esame al fine di evidenziare appunto l’attivazione di specifiche aree
corticali. Utilizzando un apparecchio di RM ad alto campo viene applicato uno
schema a blocchi, in cui si alternano periodi di stimolazione (proposizione di
un evento che aveva suscitato al soggetto paura di volare) e periodi di quiete
(proposizione di un evento indifferente per il soggetto in esame). Le immagini
ottenute, dopo essere state preliminarmente rielaborate attraverso uno specifico
sistema di applicazione (SPM 2), vengono elaborate per ottenere “mappe” di
attivazione corticale che descrivono le aree che si attivano durante la
riproduzione del panico. In sostanza, nei pazienti con attacchi di panico e
paura di volare le regioni del cervello coinvolte, che possono essere studiate e
quantificate con la RM funzionale, sono la regione frontale inferiore, il giro
del cingolo e l’ippocampo”. Nel corso della conferenza stampa i professori
Sorrentino e Bastianello hanno evidenziato che in presenza delle “fotografie”
dell’attacco di panico, e conoscendo esattamente le regioni del cervello
coinvolte nel processo, è possibile utilizzare farmaci mirati. “Da molto tempo –
ha affermato Bastianello – clinici, in particolare i neurologi, sostenevano che
alcune aree corticali differenti, ciascuna con una propria funzione e sensibile
a diversi e specifici stimoli sia esogeni che endogeni, fossero coinvolte nel
processo degli attacchi di panico. Adesso c’è la “fotografia” a dimostrarlo”.