BRUXELLES - Integratori alimentari: sempre più di moda e sempre più usati, ma
non tutti sono efficaci e necessari, a volte possono essere dannosi. Entra in
vigore la normativa europea che impone precise regole di sicurezza, comuni
a tutti i paesi dell'Unione Europea, sull'uso di vitamine e sali minerali,
vietando tutti quei componenti che non sono ritenuti conformi.
Dopo il no della Corte di giustizia del Lussemburgo alla richiesta di alcune
associazioni britanniche che si sono battute strenuamente per annullare la
normativa europea, adottata tre anni fa, non c'è ora più alcun ostacolo alla sua
definitiva entrata in vigore e quindi alla pubblicazione di una lista di oltre
cento integratori ritenuti "buoni" e che quindi potranno essere distribuiti nei
venticinque paesi Ue.
La lista, per il momento, copre solo vitamine e sali minerali come lo iodio, il
magnesio, il calcio, il ferro o il potassio. Ma presto potrebbe essere estesa
anche alle erbe officinali. Un'eventuale decisione in questo senso potrà essere
presa, sulla base di un rapporto della Commissione europea, già entro il luglio
2007.
La normativa che entra in vigore oggi, comunque, non individua solo i prodotti
autorizzati, ma indica anche le modalità per confezionare gli integratori dando
chiare indicazioni sul loro utilizzo e sulle dosi raccomandate, con un'allerta
sul quantitativo che non può essere superato.
Dal mondo scientifico, del resto, di fronte all'aumento dell'uso di questi
prodotti - solo in Italia sono circa tre milioni i consumatori, soprattutto
donne - è giunta, a più riprese, la raccomandazione di assumere vitamine e sali
minerali sotto forma di integratori alimentari solo nei casi di una reale
carenza. In caso contrario, si fa rilevare, è inutile e addirittura può
risultare dannoso.
L'opposizione alla direttiva, finora, è arrivata soprattutto dalla Gran Bretagna
dove un gran numero di fabbricanti di integratori alimentari, prima di ricorrere
ai giudici del Lussemburgo, avevano inondato Bruxelles di centinaia di dossier
per ottenere l'autorizzazione alla vendita.
Il problema invece, ad avviso degli esperti dell'Unione Europea, non si pone
negli altri Stati membri, compreso l'Italia, che è tra i paesi disponibili ad
estendere l'armonizzazione anche ad altri prodotti, come le erbe officinali.
Ma i giudici europei, con una sentenza dello scorso 12 luglio, hanno sgombrato
il campo definitivamente dalle diatribe, sostenendo che le restrizioni imposte
dall'Unione europea con la nuove norme sono "giustificate dalla protezione della
salute".
Senza contare che, uniformando disposizioni nazionali eterogenee, la direttiva
porrà fine anche alle innumerevoli controversie sulla vendita e la
commercializzazione di integratori di cui più volte i giudici Ue si sono dovuti
occupare in passato.