Anno II - n°17 - 18.05.2005 Pagine Nazionali

   


Corso internazionale di traumatologia


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Scompare la “sindrome da immobilità”, diminuiscono le lunghe degenze in ospedale e casa dopo l’intervento chirurgico. Grazie alle nuove tecniche che saranno presentate al Corso internazionale di Traumatologia, che si terrà al Quisisana Grand Hotel di Capri dal 20 al 24 maggio, il paziente riprende a camminare già dopo una settimana e a venti giorni dall’operazione torna al lavoro, anche dopo una brutta frattura del femore o della tibia.
Al Congresso internazionale di Traumatologia parteciperanno più di 500 ortopedici e i massimi esperti di traumatologia osteo-muscolare a livello mondiale.
Il dibattito scientifico è diviso in quattro sessioni per aree topografiche anatomiche. Nella mattinata si svolgeranno le lezioni teoriche, nel pomeriggio i workshops teorico-pratici. In questa fase, gli ideatori dei sistemi ortopedici di ultimissima generazione mostreranno come utilizzare praticamente i nuovi mezzi di sintesi per curare le fratture senza che l’arto traumatizzato debba più essere bloccato in pesanti quanto invalidanti gessi.
Presidenti del Congresso sono il professor Giuseppe Monteleone (che dirige l'unità operativa di ortopedia e traumatologia dell'ospedale Santa Maria del Popolo degli Incurabili di Napoli) e il professor Filippo Randelli (dirigente di I livello del Policlinico di San Donato Milanese di Milano).
Tra le principali novità che saranno presentate:
• Nuovi chiodi in titanio, leggeri e molto resistenti, che si inseriscono all’interno del canale midollare osseo e che consentono un carico sull’arto lesionato precocissimo, in alcuni casi addirittura nell’immediato post-operatorio.
• Nuovi fissatori esterni computerizzati che permettono una “riduzione” perfetta della frattura tramite l’ausilio di potenti calcolatori elettronici. Ma anche i “vecchi” sistemi delle placche e delle viti saranno presentati nella loro ultima evoluzione sia in termini di materiali che in termini di disegno. In particolare, le nuove placche percutanee che si impiantano facendole scivolare al di sotto della cute senza dover fare lunghe incisioni cutanee ed i nuovi.
“La ricerca dei migliori approcci terapeutici – dice il professor Giuseppe Monteleone, che dirige l'unità operativa di ortopedia e traumatologia dell'ospedale Santa Maria del Popolo degli Incurabili di Napoli – ha fatto importanti passi avanti negli ultimi tempi. Oggi le lesioni ossee più frequenti e invalidanti possono finalmente essere curate con successo mentre prima rappresentavano una vera e propria condanna soprattutto per l’anziano. Si stima, ad esempio, che per le donne che oggi hanno 50 anni, in futuro almeno una su tre sarà relegata a letto da una frattura del collo del femore. Ma il trattamento ortopedico chirurgico precoce e moderno ha consentito già di ridurre la mortalità al 10 per cento e anche la mortalità nella fase post-operatoria è diminuita sensibilmente. Infatti, il paziente con la sintesi interna deambula già dopo 15 giorni; mentre il paziente protesizzato già dopo 7-10 giorni. Superati i problemi legati alla “sindrome da immobilità”, adesso circa il 70 per cento dei pazienti operati ritorna alle attività precedenti il trauma. Non solo, ulteriori miglioramenti del risultato funzionale arriveranno con l’adozione delle nuove protesi con materiale di attrito tra le componenti in ceramica-ceramica o in metallo-metallo. Invece, l’utilizzo di sistemi computerizzati fornirà presto un notevole aiuto per pianificare la protesi con la chirurgia mini-invasiva”.

Il programma scientifico è disponibile online:
www.internationaltraumacourse.com
 





 


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