Anno II - n°17 - 08.04.2005 Pagine Nazionali

   


Papa Giovanni Paolo II: testimone della dignità della sofferenza e della malattia.


Nel giorno dei funerali del Santo Padre, vogliamo ripercorrere il lungo calvario di sofferenza di un Uomo che saputo testimoniare fino alla fine la dignità della condizione di malattia e di anziano, condizione che tanto ce lo ha fatto amare e sentire vicino.

Nel 1981 si è iniziato a vociferare riguardo una malattia grave di Giovanni Paolo II, al tempo sportivo ed atletico. La salute l'ha abbandonato dopo l'episodio dell'attentato, il 13 maggio dello stesso anno. Salvatosi miracolosamente, è stato ricoverato al "Gemelli" terminò il 3 giugno, ma il 20 giugno, fu ricoverato di nuovo per un'infezione. Era dovuta, fu ufficialmente scritto sul bollettino medico, al "cytomegalovirus". Il 5 agosto Giovanni Paolo II fu sottoposto ad un altro piccolo intervento chirurgico ed il 14 agosto fu dimesso. Ma qualcuno si spinse a scrivere che in realta' il Papa aveva una leucemia acuta.

Il 15 luglio 1992, 11 anni dopo il primo ricovero, il Papa tornò al 'Gemelli' per essere sottoposto, ad un intervento chirurgico di resezione colica per voluminoso adenoma tubovilloso del sigma, con modeste e locali alterazioni citologiche riferibili a displasia di moderata entita. In sostanza, l'equipe di medici, guidata da Francesco Crucitti, in un intervento che fu definito ''molto facile e preciso'', estrasse una ''massa piuttosto voluminosa'' delle dimensioni di una grossa arancia. La natura maligna del tumore fu esclusa.

Pochi mesi dopo, nel gennaio 1993, il National Catholic Reporter sostenne che in realtà nell'intestino del Papa era stato trovato un tumore maligno. Del presunto cancro del Papa si continuerà a parlare per anni, anche dopo che era trascorso troppo tempo perche' l'intervento del '92 potesse riguardare tale malattia.

Nei mesi successivi di cancro si smise di parlare, ma verso la fine di quel 1993, l'11 novembre, durante un'udienza Giovanni Paolo II inciampò e cadde. Ricoverato al Gemelli subì la riduzione di una lussazione alla spalla destra. Anche questo banale incidente fece fiorire ipotesi drammatiche. Cosi' si parlo' di salti di pressione, di svenimenti e di perdite temporanee di memoria.

Il 29 aprile 1994 il Papa fu nuovamente ricoverato al Gemelli. Era scivolato in bagno e si era fratturato un femore. Con un intervento chirurgico di circa due ore, il chirurgo Fineschi sostituì' la testa del femore con una protesi. Dopo l'intervento, il Vaticano tentò con molto ottimismo di accreditare tempi di recupero di tre-quattro mesi. A luglio si affermò che già non adoperava più il bastone; ad agosto, quando il Papa era in montagna, si raccontava di escursioni, ma il 21, quando a Cogne scese le scale dell'altare, i giornali parlarono di ''una smorfia di dolore'' apparsa sul suo viso. Smorfie di dolore a parte, nel luglio di quel 1994, qualcuno scriveva che la frattura del femore era stata causata da un tumore osseo. ''Voci assolutamente false'', disse il Vaticano. Il prof. Crucitti dal canto suo spiegava che la sostituzione della testa del femore sarebbe stata impossibile, qualora ci si fosse trovati davanti ad un tumore alle ossa. In tempi ben più lunghi di quelli ipotizzati, Giovanni Paolo II smise di usare le stampelle e comincio' a usare il bastone.

La frattura del femore fece sì che per la prima volta, si parlasse di Parkinson. Un giornale spagnolo sostenne, era maggio, che la caduta andava addebitata a tale morbo. Il Papa, replicò il Vaticano, non ha il morbo di Parkinson. Che non e' mai stato confermato ufficialmente. Un'ammissione, almeno parziale, ci fu nel settembre 1996, quando durante un viaggio in Ungheria il portavoce parlo' di ''malattia extrapiramidale''. Il prof. Crucitti lo confermerà indirettamente, accennando a suoi problemi neurologici.

Quello stesso anno si tornò a parlare anche di cancro sulla scia di una serie di malesseri, cominciati a Natale '95, quando dovette interrompere la benedizione a causa di ''una nausea''. ''E' la recidiva del cancro del '92'', sostenevano in molti, e qualcuno scrisse. Pochi mesi dopo, il 13 marzo, una ''affezione febbrile digestiva'' lo fermò per due settimane. Giovanni Paolo II appariva dimagrito e stanco. Il 14 agosto si sottopose ad una visita ad Albano. Il 14 settembre, al rientro dall'Ungheria, un bollettino medico lo dichiarava affetto da appendicite. L'8 ottobre l'intervento chirurgico. Sette giorni dopo, il 15, Giovanni Paolo II lasciava l'ospedale.

Dopo il 1996 il Parkinson, mai ammesso, non è stato più negato dalle fonti ufficiali. Col tempo è divenuto ''la malattia del Papa'': gli provocherà una invalidità progressiva e che si manifesta apertamente con un tremore sempre più accentuato alla mano, tanto che nel 2001 fu inventato una specie di leggio mobile, da appoggiare sui braccioli della sua poltrona, per tenere fermi i fogli dei discorsi.

Ad aggravare gli effetti del progredire del Parkinson è stato l'intersecarsi con gli esiti negativi dell'intervento al femore del 1994 e con le conseguenze di un'artrosi che dal febbraio 2002 lo colpì al ginocchio destro. Se nei primi anni dopo l'intervento al femore era sembrato bastare l'aiuto del bastone (ma salire e scendere anche un solo gradino lo fa soffrire), l'intrecciarsi con gli effetti delle altre malattie lo ha bloccato: per aiutarlo sono così usati scivoli, passerelle mobili, una sedia a rotelle ed un'altra meccanica che gli permette di dire messa praticamente senza alzarsi, elevatori per salire e scendere dagli aerei e sull'elicottero.

Da allora l'attenzione sulla salute del papa è stata sempre molto elevata: quasi in ogni occasione pubblica non manca mai un accenno a come appare la salute del Pontefice. Con alti e bassi: tra i momenti di recupero sensibile i mesi tra il luglio 2002 e l'estate 2003 che spinsero a parlare di nuove medicine e persino di diete miracolose.

I successivi periodi "negativi" hanno dato nuovamente fiato alla roulette delle ''indiscrezioni'': un giorno stava per essere ricoverato, un altro era sotto dialisi, un altro ancora era svenuto al termine di un'udienza. Ma la tenace eppure serena capacità del Papa di convivere con i suoi malanni pur mantenendo i gravosi impegni della carica, hanno finito per rendere forse un po' meno ansiosa e sfacciata l'attenzione dei cronisti per le sue condizioni fisiche; anche l'annuncio dello stato influenzale era stato accolto senza clamori, almeno fino al ricovero delle ultime ore che ha riportato nuovamente i riflettori sulla salute del Pontefice.

Infine il ritorno in Vaticano, l'immagine del Papa  che si affaccia alla finestra per un’ultima benedizione e batte la mano sul leggio con un gesto di stizza perché la tracheotomia gli impedisce di parlare. La sofferenza nelle ultime ore, l'agonia finale e l’estremo insegnamento: saper accettare con serenità anche la morte.
 








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