Anno II - n°17 - 27.05.2005 Pagine Nazionali

   


Medici ospedalieri si lavano poco mani, 1 volta ogni 5 contatti con malato


In ospedale medici e infermieri si lavano poco le mani: una volta ogni cinque contatti con il paziente. Troppo poco, perche' sono proprio le mani uno dei maggiori veicoli di trasmissione di infezioni, una vera e propria 'epidemia' nelle strutture sanitarie italiane dove ogni anno si registrano 700 mila casi di contagio con circa 7 mila morti. ''Attraverso le mani viene trasferito ogni giorno mezzo chilo di materiale microbico'', ricorda Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'ospedale Spallanzani di Roma che ha presentato, oggi nella capitale, uno studio sulle infezioni ospedaliere in Italia.
''Le mani - continua Ippolito - sono il sistema di 'passaggio' per i microganismi piu' rapido ed efficace. Secondo un studio tedesco, che puo' essere trasferito anche ai nostri ospedali, il medico si lava le mani solo nel 19% dei contatti con il paziente. Un po' poco. E' la stessa quota di persone che si lava le mani quando va al bagno in Autogrill, come aveva rilevato una recente indagine italiana''. E' necessaria una maggiore attenzione ''per queste semplici norme igieniche, in grado di ridurre fortemente il passaggio dei microbi da una persona all'altra, abbattendo cosi' anche il numero di infezioni ospedaliere''. Ma lavare le mani e' un'abitudine importante non solo per i medici. ''E' proprio questo - precisa l'esperto - lo strumento piu' efficace per prevenire moltissime infezioni, compresa l'influenza. Purtroppo questa banale norma igienica viene scarsamente rispettata ed e' all'origine delle diffusione di molti batteri patogeni''.
E per arginare i casi di infezioni ospedaliere ci sono anche altre strategie 'semplici' da adottare. A partire ''dalla gestione dei cateteri urinari. Le infezioni urinarie sono infatti le piu' frequenti in ospedale, e sono legate proprio all'uso del catetere''. Importante poi, anche ''la riduzione della degenza pre-operatoria, per evitare che il paziente stia troppo tempo a contatto con i batteri presenti in ospedale''. Infine e' necessaria una corretta la gestione del periodo post-operatorio. ''E' particolarmente utile- aggiunge Ippolito- la presenza di infermiere addette al controllo delle infezioni. Ma nonostante questa figura sia essenziale, come e' stato ribadito piu' volte negli ultimi 25 anni, oggi non c'e' molta attenzione a promuoverla nelle strutture sanitarie''.
''Gli ospedali - ha concluso Raffaele Perrone Donnorso, commissario straordinario dello Spallanzani di Roma - devono impegnarsi nella ricerca di strategie che limitino al massimo la circolazione di batteri all'interno delle strutture. Per quanto ci riguarda, vista anche la nostra particolare posizione di istituto per la cura di malattie infettive, abbiamo messo a punto strumenti sofisticati di prevenzione del contagio. E l'innovazione non si ferma mai. Negli ultimi tempi abbiamo adottato anche bagni con water auto-igienizzanti, per il momento ne abbiamo installati 50. Ma, dopo averne valutato i risultati, probabilmente li installeremo in tutto l'ospedale''. (Ram/Adnkronos Salute)

 





 


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