"La cheratosi attinica (CA) o
cheratosi solare" ha spiegato il Prof. Torello Lotti, docente di Dermatologia
all'Università di Firenze durante il convegno
"Nuove prospettive nella terapia della cheratosi attinica" - 1 Aprile a
Firenze - rappresenta la più comune lesione neoplastica o pre-neoplastica
cutanea. Dal Convegno è emerso che si tratta di un carcinoma in situ sin
dall'inizio, cioè un vero e proprio tumore cutaneo tanto che è stato
recentemente proposto di definire la CA una "neoplasia intraepiteliale
cheratinocitaria" con tre gradi di evoluzione. E' stimato che il 60% dei
soggetti con pelle chiara oltre i 40 anni presentino almeno una cheratosi solare
e che tale percentuale si innalzi a oltre l'80% dopo i 60 anni. Inoltre,
l'abitudine sempre più diffusa alla "tintarella" durante i mesi invernali e
l'utilizzo di "lampade abbronzanti" contribuiscono a una significativa riduzione
dell'età media di insorgenza delle CA.
Le cause e complicanze della cheratosi attinica
Il ruolo patogenetico dei raggi ultravioletti nell'induzione e nella
progressione delle CA è ormai estesamente dimostrato sia su modelli sperimentali
che epidemiologici. Le CA sono molto spesso associate ad altri segni di
fotodanneggiamento e invecchiamento cutaneo come l'elastosi attinica, le
telengectasie, le rughe profonde o le lentiggini solari. In percentuale
variabile dal 5 al 20%, tali lesioni evolveranno nell'arco di 10-25 anni in
carcinomi invasivi a cellule squamose. Esiste infatti uno spettro continuo di
alterazioni clinico-istopatologiche che va dalla CA, in cui le lesioni sono
limitate all'epidermide, al carcinoma a cellule squamose francamente invasivo.
Le condizioni immunitarie dei pazienti possono modificare le tendenze evolutive
delle CA. Nei soggetti sottoposti a trapianti d'organo e negli altri
immunodepressi le CA compaiono più precocemente, e in tal caso il rischio di
rapida progressione neoplastica risulta più elevato e la "latenza trasformativa"
più breve. Le CA si sviluppano tipicamente nelle aree fotoesposte, come il viso
(in particolare la fronte, i padiglioni auricolari), il cuoio capelluto nei
soggetti calvi, e il dorso delle mani.
Un passo avanti nella terapia
Nei pazienti che sviluppano segni precoci di fotocarcinogenesi, le CA possono
porre notevoli problemi di gestione terapeutica, soprattutto se, per motivi
lavorativi o per stile di vita, questi si siano esposti ripetutamente e
cronicamente al sole. In tali pazienti le lesioni sono spesso diffuse e
recidivanti, e possono necessitare di reiterati cicli terapeutici a causa anche
della comparsa metacrona subentrante delle singole lesioni. È proprio in questi
casi che la terapia topica con diclofenac gel al 3% in acido ialuronico può
offrire ottimi esiti grazie alla sua efficacia, tollerabilità, alla compliance
del paziente e agli eccellenti risultati estetici rispetto ad altre terapia
convenzionali. Dal Convegno è risultato che le terapie precedentemente
utilizzate (chirurgia, criochirurgia, laserterapia, crema con 5 fluorouracile)
presentavano numerosi svantaggi sia sotto il profilo estetico che per quanto
riguarda le possibili recidive del tumore. Come si è evidenziato, infatti, in
occasione del workshop svoltosi nel capoluogo toscano, i risultati ottenuti con
tale trattamento sono stati ampiamente soddisfacenti evidenziando come tale
terapia rappresenti una valida alternativa a quelle convenzionali.