Anno II - n°17 - 08.04.2005 Pagine Nazionali

   


Nuove prospettive nella terapia della cheratosi attinica

"La cheratosi attinica (CA) o cheratosi solare" ha spiegato il Prof. Torello Lotti, docente di Dermatologia all'Università di Firenze durante il convegno
"Nuove prospettive nella terapia della cheratosi attinica" - 1 Aprile a Firenze - rappresenta la più comune lesione neoplastica o pre-neoplastica cutanea. Dal Convegno è emerso che si tratta di un carcinoma in situ sin dall'inizio, cioè un vero e proprio tumore cutaneo tanto che è stato recentemente proposto di definire la CA una "neoplasia intraepiteliale cheratinocitaria" con tre gradi di evoluzione. E' stimato che il 60% dei soggetti con pelle chiara oltre i 40 anni presentino almeno una cheratosi solare e che tale percentuale si innalzi a oltre l'80% dopo i 60 anni. Inoltre, l'abitudine sempre più diffusa alla "tintarella" durante i mesi invernali e l'utilizzo di "lampade abbronzanti" contribuiscono a una significativa riduzione dell'età media di insorgenza delle CA.

Le cause e complicanze della cheratosi attinica
Il ruolo patogenetico dei raggi ultravioletti nell'induzione e nella progressione delle CA è ormai estesamente dimostrato sia su modelli sperimentali che epidemiologici. Le CA sono molto spesso associate ad altri segni di fotodanneggiamento e invecchiamento cutaneo come l'elastosi attinica, le telengectasie, le rughe profonde o le lentiggini solari. In percentuale variabile dal 5 al 20%, tali lesioni evolveranno nell'arco di 10-25 anni in carcinomi invasivi a cellule squamose. Esiste infatti uno spettro continuo di alterazioni clinico-istopatologiche che va dalla CA, in cui le lesioni sono limitate all'epidermide, al carcinoma a cellule squamose francamente invasivo. Le condizioni immunitarie dei pazienti possono modificare le tendenze evolutive delle CA. Nei soggetti sottoposti a trapianti d'organo e negli altri immunodepressi le CA compaiono più precocemente, e in tal caso il rischio di rapida progressione neoplastica risulta più elevato e la "latenza trasformativa" più breve. Le CA si sviluppano tipicamente nelle aree fotoesposte, come il viso (in particolare la fronte, i padiglioni auricolari), il cuoio capelluto nei soggetti calvi, e il dorso delle mani.

Un passo avanti nella terapia
Nei pazienti che sviluppano segni precoci di fotocarcinogenesi, le CA possono porre notevoli problemi di gestione terapeutica, soprattutto se, per motivi lavorativi o per stile di vita, questi si siano esposti ripetutamente e cronicamente al sole. In tali pazienti le lesioni sono spesso diffuse e recidivanti, e possono necessitare di reiterati cicli terapeutici a causa anche della comparsa metacrona subentrante delle singole lesioni. È proprio in questi casi che la terapia topica con diclofenac gel al 3% in acido ialuronico può offrire ottimi esiti grazie alla sua efficacia, tollerabilità, alla compliance del paziente e agli eccellenti risultati estetici rispetto ad altre terapia convenzionali. Dal Convegno è risultato che le terapie precedentemente utilizzate (chirurgia, criochirurgia, laserterapia, crema con 5 fluorouracile) presentavano numerosi svantaggi sia sotto il profilo estetico che per quanto riguarda le possibili recidive del tumore. Come si è evidenziato, infatti, in occasione del workshop svoltosi nel capoluogo toscano, i risultati ottenuti con tale trattamento sono stati ampiamente soddisfacenti evidenziando come tale terapia rappresenti una valida alternativa a quelle convenzionali.
 






 


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