Anno II - n°17 - 08.04.2005 Pagine Nazionali

   


Tecnica ultrasuoni in caso di cataratta o maculopatie


Salute Repubblica - 31 marzo 2005
Facoemulsificazione: una parola difficile ma che da venti anni a questa parte significa la possibilità di tornare più agevolmente a vedere grazie agli ultrasuoni per quanti, tanti, si ritrovano nel buio della cataratta per il cristallino opacizzato e devono sottoporsi a intervento chirurgico.
La tecnica, che si avvale di una sottile punta metallica che vibrando a velocità ultrasonica frammenta la cataratta, ora è ancora più evoluta (microfacoemulsificazione bimanuale), impiega strumenti chirurgici e cristallini artificiali di misure ancora più ridotte e quindi favorisce incisioni chirurgiche di soli 2 mm., un più rapido recupero della vista e minori rischi di complicanze dopo l'intervento. All'avanguardia la Struttura complessa di Oftalmologia del Policlinico di Modena diretta da Gian Maria Cavallini, sede anche della Scuola di specializzazione in Oftalmologia dell'università e che vanta esperienza pilota, studi e un'ampia casistica recentemente al centro di uno specifico convegno che ha riunito i chirurghi di tutt'Italia.
Oltre alla cataratta (duemila gli interventi ogni anno a Modena) la microfacoemulsificazione si applica per la chirurgia del distacco di retina (interventi con le moderne tecniche di chirurgia vitreoretinica, a Modena sono duecento l'anno) e nella terapia laser delle maculopatie senili affrontate con la metodica della terapia fotodinamica.





 


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