Anno II - n°17 - 04.05.2005 Pagine Nazionali

   


L'intervista al Prof. Aldo Franco De Rose


Vitaliano Brancati ha ambientato il suo romanzo a Catania. Ma calando il bell’Antonio nella realtà di Genova, quale sarebbe oggi il suo “identikit”?
“Da una indagine conoscitiva sulla richiesta di visita Andrologica da parte dei liguri risulta che il 34% di quanti si sono recati in ambulatorio avevano pensato al loro problema sotto la spinta di articoli di giornali e riviste e di programmi televisivi. Un controllo quanto mai importante, se si pensa che nella popolazione osservata senza una richiesta di altri medici c’erano numerosi diabetici ed ipertesi, cioè persone per le quali la disfunzione erettile può essere un ulteriore segnale di difficoltà circolatorie. Il campione era di 277 pazienti. E’, inoltre, di estremo interesse anche la percezione che i liguri che presentano qualche problema hanno della disfunzione nell’erezione. Alla prima visita il 14,5% considerava questo disturbo come il sintomo di una malattia ben più complessa, per il 24,4% si trattava di una patologia vera e propria, per il 16,5 % qualche carenza era da legarsi all’avanzare dell’età e per il 33,6% la sensazione era quella di trovarsi di fronte ad un disturbo momentaneo. Ma c’è anche chi pensa che la colpa sia soprattutto della “lei” di turno: nel 12 % dei casi, infatti, la mancanza di un’erezione completa e soddisfacente era da collegarsi alla partner”.

Le differenze di approccio alla patologia tra il giovane e il bell’Antonio dai capelli grigi
“Entrambi esigono una risposta immediata, anche se le motivazioni possono essere differenti: il primo non può permettersi che qualcuno lo possa deridere; l’altro perché ha incontrato qualcuno che gli interessa e non vuole perderla. Questa motivazione vale anche per la compagna o moglie. Poi si cerca la causa che ha determinato il disturbo: essa viene sempre richiesta e si pretende una risposta esauriente. Differente è l’atteggiamento dell’organico vero (prostatectomizzato, diabetico, traumatizzato, iperteso, cardiopatico), giovane o meno giovane: si tratta di una persona abituata a curarsi quindi anche questa “malattia” vuole affrontarla come tale, al pari degli altri disturbi. L’atteggiamento è in questi casi, dunque positivo e si riscontra spesso una maggiore accettazione verso i presidi terapeutici efficaci”.

Come reagisce il bell’Antonio genovese davanti alla DE?
“Quando qualcosa sotto le lenzuola non funziona – sottolinea il Prof. De Rose - spesso è lei a prendere l’iniziativa. Prima parlandone, cercando di capire e poi , in molti casi, accompagnando il partner dallo specialista andrologo. Secondo uno studio condotto su 221 liguri, 185 avevano parlato e discusso del problema con la propria compagna e in 118 era stata la stessa partner che aveva “cercato, consigliato e accompagnato” il compagno dallo specialista. Ma se da una parte il paziente dialoga di più con la partner, dall’altra ama poco confidarsi con il proprio medico di medicina generale oppure con altri specialisti come il diabetologo . Infatti dei 121 soggetti diabetici osservati solo 49 erano stati inviati dallo specialista (14 diabetologo) o dal proprio medico di medicina generali (35), gli altri 72 avevano “nascosto” il proprio disturbo sessuale al medico di fiducia ma anche agli altri specialisti, recandosi spontaneamente dall’andrologo. Anche 43 degli 81 ipertesi avevano richiesto la visita andrologica spontaneamente. Dunque sembrerebbe che la DE sia una patologia differente da qualsiasi altro disturbo funzionale del nostro corpo. Molto spesso viene vissuta in silenzio all’interno della coppia e la decisione di richiedere la visita andrologica viene sollecitata dall’informazione radiotelevisiva più che dal medico di fiducia con il quale si instaura un rapporto così particolare, che spesso imbarazza affrontare i disturbi sessuali.”.

Gli strumenti terapeutici del moderno bell’Antonio
“Fino a 25-30 anni fa  un giovane uomo con problemi di disfunzione erettile non sapeva a chi rivolgersi. Dalla fine degli ’80, con l’avvento dei primi trattamenti specifici, ha cominciato a diffondersi la consapevolezza che questa patologia è curabile. Oggi la ricerca scientifica è in grado di garantire anche l’aspetto psicologico di chi soffre di disfunzione erettile. Cialis, il farmaco di ultima generazione, ha una durata di 36 ore, restituendo così spontaneità e naturalezza al rapporto. Secondo un mio studio pubblicato su Int J Impot Res, il 35% di un gruppo di pazienti trattati con cialis svolge la propria attività sessuale tra la sesta e la dodicesima ora, mentre il 28% tra la dodicesima e la ventiquattresima. Inoltre, il 78% dei soggetti trattati con il cialis, una compressa due volte alla settimana, hanno riferito erezioni spontanee, anche nel corso della giornata in momenti di poco intimità, a contatto della propria partner. Secondo molti partecipanti allo studio questo fenomeno è stato considerato come un elemento molto positivo in quanto ha aiutato ad accrescere l’autostima e a ritrovare non solo l’erezione ma anche la sessualità sopita”.





Approfondimenti:


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