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Anno II - n°17 - 08.04.2005 Pagine Nazionali
Anziani, pazienti particolari. L’allarme degli oncologi: “È emergenza. Servono nuovi studi e maggior sostegno. Per scongiurare il pericolo – discriminazione” clicMedicina -
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Anziani e tumori. Un’associazione frequente quanto
allarmante. Nel nostro Paese un cittadino su cinque ha già raggiunto un’età
superiore ai 65 anni e tra appena vent’anni ben un quarto della popolazione
apparterrà alla terza età. Ed è proprio tra queste persone che viene registrato
il maggior numero di tumori: attualmente quasi due terzi (63,7%) dei circa
270.000-300.000 casi di neoplasie solide (mammella, prostata, polmone e colon) e
dei tumori emolinfopoietici diagnosticati ogni anno riguardano gli over 65, che
corrono un rischio 40 volte maggiore di sviluppare un tumore rispetto alle
persone di 20-44 anni di età, e circa quattro volte superiore rispetto alle
persone di 45-64 anni.Il sistema sanitario deve quindi sempre più fare i conti con l’emergenza anziani, che rappresentano la quota di pazienti più rilevante nella pratica clinica oncologica. Eppure non sempre ricevono cure adeguate alla loro condizione. E a dirlo sono proprio gli specialisti che ogni giorno se ne occupano in prima persona: i duecento primari oncologi interpellati nell’ambito dell’indagine “Un paziente particolare. Il punto di vista dei primari di Oncologia Medica sull’emergenza anziani”, promossa da Siog e da Aiote, con il contributo di Novartis, che viene presentata oggi a Roma, nel corso di un convegno che si svolge presso la Sala Colonne della Camera dei Deputati. La ricerca sui primari oncologi – la più grande mai realizzata su questi specialisti – rappresenta il secondo capitolo di un progetto avviato dalla Siog e condotto dall’Istituto di ricerca Ermeneia, presieduto da Nadio Delai, nel 2003 con un’indagine sulla consapevolezza della popolazione sulla condizione del paziente oncologico anziano. La grande maggioranza dei primari oncologi italiani (61,7%) ritiene che, all’interno delle strutture di assistenza e non solo, gli over 65 corrano il rischio di non ricevere cure adeguate a causa della loro stessa età. E a volte questo fenomeno può assumere le forme di una vera e propria discriminazione. Quando, invece, la quasi totalità dei medici (87,4%) ritiene che “agli anziani deve essere dedicata più cura ed attenzione rispetto ad un paziente adulto”. Da questa indagine emerge perciò la nuova sensibilità dei primari oncologi verso la condizione del paziente anziano. “A dimostrarlo non è solo la partecipazione spontanea di moltissimi oncologi a questa indagine, ma anche l’impegno con cui gli oncologi italiani portano avanti la sperimentazione di Protocolli terapeutici specifici” spiega Silvio Monfardini, Direttore della Divisione Oncologia Medica dell’Università dell’Azienda-Ospedale Università di Padova e vicepresidente della Società Internazionale di Oncologia Geriatrica (SIOG). E continua: “Confrontarsi con un un malato oncologico anziano vuol dire fare i conti con una complessità data dalla presenza di patologie tipiche dell’età e perciò di terapie farmacologiche già in corso. Per questo vanno sperimentate linee guida adatte a questo tipo di pazienti”. Questa nuova consapevolezza si traduce, da parte degli oncologi, anche nell’attenzione agli effetti collaterali delle terapie, in particolare dei farmaci chemioterapici, e nell’interesse verso classi di farmaci che hanno minore impatto sulla qualità della vita dei pazienti. Nel caso delle donne over 70 con carcinoma della mammella, per esempio, circa la metà dei primari (44,7%) è dell’opinione che l’uso dell’endocrinoterapia adiuvante possa comportare problemi di varia natura, mentre la quasi totalità (99%) dei primari registra una maggiore accettazione della terapia ormonale rispetto alla chemioterapia. Insomma, gli over 65 colpiti da tumore presentano una maggiore debolezza da tutelare, debolezza che nasce da vari fattori: non solo la compresenza di diverse patologie precedenti all’insorgenza della neoplasia, ma anche fragilità emotive, sociali e, non da ultimo, familiari. Tutto questo si traduce in una forte sollecitazione per il sistema sanitario: secondo i dati presentati da Laura Pellegrini, Direttore generale dell’Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali, gli over 65, che rappresentano il 19% della popolazione, assorbono il 50% della quota di Fondo Sanitario destinata alla spesa farmaceutica e il 50% di quella per la spesa ospedaliera. Occorrono quindi delle risposte concrete per l’emergenza anziani. Ma le strutture ospedaliere sono già messe duramente alla prova: si intensificano quindi gli appelli alla famiglia e al volontariato sanitario e sociale. “La famiglia occupa un ruolo essenziale – chiarisce Giuseppe Palumbo, Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati – per garantire alle persone più deboli che vivono al suo interno quel supporto ulteriore rispetto ai servizi offerti dallo Stato, in tutte le sue diverse articolazioni”. Primari e cittadini sono d’accordo inoltre sull’importanza di organizzare, attraverso la promozione del volontariato, una buona “squadra sociale” che si faccia carico del peso assistenziale che un paziente anziano richiede. “Più che reperire nuove risorse economiche per l’assistenza dell’anziano oncologico – interviene Giuseppe Petrella, vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati - è necessario razionalizzare le risorse già esistenti e già impiegate per l’assistenza dell’anziano attraverso una serie di iniziative da parte degli enti regionali e delle ASL, allo scopo di organizzare incontri tra oncologi ospedalieri e medici di medicina generale e promuovere un vero e proprio team integrato di lavoro”. “Salvaguardare la salute di fasce di età elevata non è solo uno dei compiti istituzionali più importanti, ma costituisce anche un dovere morale per ciascuno di noi”, secondo Maria Elisabetta Alberti Casellati, Sottosegratario alla Salute, che specifica: “È quindi necessario dotarsi di una strategia unitaria che sappia ricercare, nei principi di civiltà prima ricordati, un equilibrio tra rete la di sostegno formale garantita dalle istituzioni, e quella informale al cui centro c’è la famiglia”. “Le specifiche problematiche del paziente oncologico anziano - afferma Giacomo Di Nepi, amministratore delegato di Novartis - sottolineano l’assoluta priorità che assume il tema dell’accesso alle terapie innovative nonché quello degli strumenti – economici, organizzativi, politico-sanitari – capaci di garantirlo a tutti. Si tratta di un percorso che vede necessariamente congiunto l’impegno di medici, istituzioni ma anche di un’azienda come Novartis” - ha proseguito Di Nepi. “Siamo infatti consapevoli che la nostra capacità di innovazione non si misura solo con la tecnologia dei laboratori e l’eccellenza dei ricercatori, ma anche con la capacità di essere vicini ai pazienti, di capire le loro esigenze, e riuscire ad assicurare, assieme a medici e istituzioni, la migliore cura.” Queste pagine sfruttano standard
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