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Anno II - n°17 - 08.04.2005 Pagine Nazionali
Prevenzione e/o educazione emozionale Rolando Noseda - Sessuologo –Consulente Cattedra di Urologia Università di Pavia – Membro SIA
Esiste nella nostra cultura e nelle pratiche di vita un’educazione psicologica che ci consenta di mettere in contatto e quindi di conoscere i nostri sentimenti, le nostre pulsioni, la qualità della nostra sessualità e i moti della nostra aggressività? Nell’educazione della prima infanzia vediamo sempre più spesso padri e madri che promuovono un’educazione fisica e un’educazione intellettuale, ma non un’educazione psicologica, che è poi l’educazione dei sentimenti, delle emozioni, egli entusiasmi, delle paure. In Italia circa il 10 per cento dei bambini che pratica sport usa integratori contenenti creatina e aminoacidi ramificati. I picchi di consumo sono a 13 anni: i maschi ne assumono percentuali sempre maggiori rispetto alle femmine. L’abitudine è collaudata nei ragazzini che frequentano vari tipi di sport: perché hanno una gran voglia di vincere, vogliono primeggiare e non accettano la sconfitta, desiderano essere superiori e ricevere l’approvazione dei propri genitori. Chi li induce ad assumere integratori per aumentare la forza? Al primo posto si collocano propri questi genitori che, dando spazio alla medicalizzazione dello sport in un’età come questa aprono ad una pericolosa anticamera al doping. Quel che si può avvertire in questo periodo, caratterizzato da sovrabbondanza di stimoli esterni e carenza di comunicazione sono i primi segnali di “psicopatia”, che è poi quella indifferenza emotiva, oggi sempre più diffusa nei giovani, per effetto della quale non si ha risonanza emotiva di fronte ai fatti a cui si assiste o ai gesti che si compiono. E la depressione, a cui abbiamo già per inciso fatto riferimento, si sta diffondendo sempre di più anche in età giovanile. Tra il 2000 e il 2002 l’uso di antidepressivi da parte di bambini e adolescenti é quadruplicato. Due ragazzi su tre hanno un’età compresa tra i 14 e i 17 anni .Gli effetti di questa “immaturità affettiva” che sfiora l’analfabetismo emozionale ,ed è al limite dell’ alexitimia, sono l’incapacità ad esprimere sentimenti positivi come empatia e gratitudine, abbozzi sessuali impersonali e non coinvolgenti, apatia morale con mancanza di sensi di rimorso o sensi di colpa. Resta il fatto che non si dà apprendimento senza gratificazione emotiva, e l’incuria dell’emotività, o la sua cura a livelli così sbrigativi da essere controproducenti, è il massimo rischio che oggi un adolescente corre. L’analfabetismo emozionale e relazionale rappresenta sicuramente una forte dose di rischio e pericolo per la società. Perché è necessario acquisire competenze emotive? In quale misura le abilità emozionali costituiscono una risorsa irrinunciabile per prevenire il disagio e promuovere il benessere? Come può essere realizzato un programma di educazione alle emozioni e come sviluppare “l’intelligenza emotiva” e in maniera similare “l’intelligenza sessuale”?. E’ un nuovo tipo di tossicità che si infiltra e avvelena l’esperienza stessa dell’infanzia e dell’adolescenza, rivelando impressionanti lacune di competenza emozionale. “Intelligenza emotiva”, il concetto impiegato da Goleman, si riferisce alla “capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto interiormente, quanto nelle relazioni sociali.”. Consapevolezza di sé, autocontrollo, motivazione, empatia e abilità sociali sono le competenze che richiamano nella loro similarità quelle richieste per una valida intelligenza sessuale come elaborate da S. Conrad e M. Milburn dell’Università di Boston e di cui il Gruppo di studio sulla prevenzione della SIA si è fatto carico di un approfondimento clinico ed epidemiologico.
E’ indispensabile , dunque ed infine, riaffermare che l’alfabetizzazione emozionale può per certi versi apparire come un esercizio banale, o comunque insufficiente, ad impedire le multiformi manifestazioni del malessere giovanile, ma l’obiettivo finale costituisce un traguardo fondamentale per il futuro di tutte le collettività giovanili a venire.
CONCLUSIONI IN GUISA DI PROPOSTA Poniamo una domanda essenziale: possiamo immaginare , in un prossimo futuro, la SIA, oltre che vettore di interventi clinici di prevenzione primaria e secondaria, attraverso programmi di sviluppo già ben consolidati, divenire anche vettore di un modello culturale che vada a riempire il vuoto di troppe lacune che altri soggetti istituzionali raramente riescono a colmare? Nel caso di una risposta affermativa, non potremmo che plaudire alla presenza di una voce plausibile che possa dar credito a una corretta informazione e promozione preventiva della salute sessuale e non dei giovani ma che divenga altresì portatrice e interprete di una positiva loro educazione delle e alle emozioni. “Anche il viaggio più lungo comincia con un passo”.
BIBLIOGRAFIA
Approfondimenti:
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