Rolando Noseda - Sessuologo –Consulente Cattedra di Urologia Università di Pavia – Membro SIA

Secondo lo studio di M. Pacini e I. Maremmani del Study and Intervention on
Addictions Group dell’Università di Pisa, è stato proposto che la
tossicodipendenza sia legata alla ricerca di oggetti esterni come fonte di
sicurezza, come espressione di un assetto psicologico secondo cui il controllo
sugli eventi è attribuito a fattori esterni piuttosto che alla propria volontà.
In termini psicologici avrebbero un “locus of control” (LOC) esterno. Questa
dimensione permette di spiegare la tendenza di alcuni soggetti ad ignorare i
rinforzi contingenti come un’incapacità a rispondere alla ricompensa e alla
punizione. Questa incapacità è legata ad un’aspettativa generalizzata che porta
a percepire le azioni come sganciate dal raggiungimento di una ricompensa o all’evitamento
di una
punizione.
Sensation-seeking-behaviour e patologia della gratificazione
In un crescente numero di soggetti, nell’ambito adolescenziale e giovanile,
vanno manifestandosi comportamenti e atteggiamenti che sono orientati alla
ricerca di novità e sensazioni forti. Se da un lato la ricerca di sensazioni è
uno dei bisogni primari e una delle caratteristiche tipiche dell’adolescenza
normale, dall’altro in questi ultimi anni una percentuale elevata della
popolazione giovanile sembra essere polarizzata, in particolare durante il tempo
libero, verso esperienze estreme, rischiose, spesso autodistruttive, a scapito
della possibilità di fruizione del quotidiano e delle sue consuete
gratificazioni. E’ stata rilevata un’associazione tra sensation-seeking
behaviour e recettore D4 per la dopamina, suggerendo così da una parte il
carattere costituzionale del tratto, dall’altra la correlazione tra
sensation-seeking e sistema dopaminergico della gratificazione.
“IL CERVELLO DROGATO : CORRELATI NEUROBIOLOGICI DELLA SENSIBILIZZAZIONE “.
Secondo G..L. Gessa dell’Università di Cagliari, è prevedibile che l’assunzione
di sostanze come la cocaina, l’amfetamina e l’alcol in dosi adeguate e per tempi
sufficientemente prolungati possa influenzare lo sviluppo neurobiologico del
cervello dell’adolescente e quindi i suoi correlati funzionali: cognitivi
emotivi e comportamentali. Recenti studi hanno evidenziato un ruolo di rilievo
svolto dal sistema dopaminergico mesolimbico, cioè dei neuroni dopaminergici
posti nell’area ventrale-tegmentale(VTA) con proiezioni prevalenti a livello del
nucleo accumbens, nella dipendenza e nell’assuefazione da droghe. Il Nucleo
Accumbens(NAc), funzionalmente integrato nelle circuitazioni libiche ed
extra-piramidali, sembra svolgere un ruolo critico nel mediare non solo gli
effetti di rinforzo positivo acuto(gratificazione) delle droghe d’abuso, ma
potrebbe essere coinvolto negli aspetti motivazionali della sospensione dopo
assunzione in cronico, quindi nel rinforzo negativo(punizione) proprio del
fenomeno astinenziale. La ricaduta è dovuta in larga misura alla
“sensibilizzazione”, un fenomeno che potenzia e amplifica gli effetti di una
droga. Per quanto possa apparire illogico, una droga può provocare
contemporaneamente sia tolleranza che sensibilizzazione. Secondo ancora Gessa,
le implicazioni cliniche del fenomeno della sensibilizzazione sono evidenti:
essa può spiegare gli effetti dirompenti di una dose di eroina, alcol, cocaina in
soggetti che hanno smesso di assumere queste sostanze. Il che può spiegare
perché la dipendenza riprecipita se uno riprende anche per una sola volta a
bucarsi o a bere. Ma il fenomeno della sensibilizzazione è ancora più
interessante: E’ stato scoperto che la cocaina non sensibilizza solo verso se
stessa ma anche nei confronti dell’eroina e viceversa. Sarà dunque di grande
interesse verificare se il fenomeno della sensibilizzazione ha delle peculiari
caratteristiche nel periodo dell’adolescenza.
“BINGE DRINKING”
Se come stato stabilito per la cocaina una sola dose va ad interessare un
processo che sta alla base della formazione dell’apprendimento e della memoria,
noto come Ltp(long-term potentiation) quale primo passo verso lo sviluppo
dell’assuefazione e delle ricadute, sarebbe, altresì, il primissimo assaggio di
alcol a stimolare il desiderio del bere e a spingere alla ricerca successiva di
alcolici. E’ uno dei risultati, pubblicati sul Journal of Neuroscience di due
anni fa, scoperti da una equipe di studio guidata dall’italiano A.Bonci dell’Ernest
Gallo Clinic and Research Center legata al Dipartimento di Neurologia
dell’Università di California a San Francisco(Ucsf).
E’ stato scoperto che tracce di alcol si trovano sino a 24 ore dopo nelle
piastrine del sangue e poi si perdono, nel cervello persistono invece per circa
10 giorni. Studi precedenti avevano già accertato uno dei meccanismi che portano
gli animali a bere ancora alcol. L’alcol è una droga dimenticata. O forse
tollerata, subita, accettata. Che fa sempre più vittime e sempre più giovani.
Una ricerca dell’Anca(Associazione nazionale contro l’alcolismo) stabilisce come
il bere nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni sia legato, nel 27 per cento
dei casi, ad un comportamento trasgressivo cioè alla cultura dello sballo. Un
comportamento ormai molto diffuso è quello del cosiddetto “binge drinking”, il
bere per il solo gusto di ubriacarsi. C’è uno stretto legame tra l’alcol, le
droghe e i rapporti sessuali. Stando alla ricerca del Center on Addiction and
Substance Abuse della Columbia University che ha monitorato 34 mila adolescenti,
quelli che usano droghe o abusano di alcol hanno un’attività sessuale più
intensa degli altri, e uno scambio di partners più frequente rispetto ai loro
coetanei. Il 63 per cento dei teenagers che beve fa sesso(contro il 26 per cento
degli astemi), il 72 per cento di chi si droga fa sesso(rispetto al 36 per cento
dei non consumatori di stupefacenti). I ricercatori sostengono che mentre è
chiaro il collegamento tra bere, uso di droghe e abitudini sessuali, quello che
non si sa è quale è il fattore scatenante dei comportamenti : il sesso invoglia
a bere e drogarsi o viceversa? Un fatto è assodato: i giovani fanno più sesso
ora (nel ’97 il 38 per cento delle quindicenni e il 45 per cento dei maschi)Nel
1970 meno del 5 per cento delle ragazze aveva relazioni sessuali.
“SEXTASY”: SESSUALITA’, DROGHE E MENTALITA’ DOPANTE
E’ elevata nei giovani l’esigenza di trovare rassicurazioni nella loro
sperimentazione affettiva e soprattutto sessuale. Sia chi interpreta il sesso in
termini esclusivi, sia chi esprime orientamenti più liberi, ha in comune
l’orientamento a cercare conferme di sé e delle proprie scelte. L’insicurezza si
può manifestare nel timore di non riuscire ad appagare il partner del momento,
di non essere all’altezza delle aspettative, di non rispettare gli standard di
successo elaborati dal gruppo dei pari o richiamati da stimoli mass-mediatici.
La ricorrente esigenza di conferma nel campo sessuale indica lo stato di
incertezza che caratterizza quote rilevanti di giovani, per la difficoltà di
orientarsi in una società in cui si moltiplicano gli stimoli e le tensioni.
Oltre che essere fattore di affermazione e di rassicurazione, la sfera sessuale
risulta sempre più essere per una gran parte di giovani anche luogo di
“evasione” e di “trasgressione”. Fanno riflettere in questo senso i dati
proposti dall’andrologo G. La Pera (2000) nello studio, condotto in
collaborazione con ISS e l’Osservatorio permanente per le droghe e la
tossicodipendenza, secondo cui un crescente numero di giovani sostituisce il
sesso con la droga. L’allarme era già stato lanciato qualche anno fa da una
inchiesta pubblicata su Narcomafie. I giovani hanno scoperto l’ebrezza del sesso
“dopato” e , per primo, il Sildenafil (Viagra) è divenuto ingrediente
fondamentale dei pericolosi cocktail allucinogeni a base di ectasy. “Sextasy”. E
se l’idea di un cocktail del genere non è nuovissima (nel circuito
internazionale dei party gay hardcore se ne fa ampio abuso da anni considerando
il Sildenafil “dopante ricreativo”) è il suo boom a sorpresa fra i ragazzi
americani, fra la grande massa del popolo delle discoteche, che allarma adesso
gli esperti di politica sanitaria. I tossicologi parlano di “reazione
idiosincratica alla tossicità”, ovvero l’incapacità di prevedere le conseguenze
sull’organismo dell’azione combinata delle due sostanze. Preoccupa, di
conseguenza, l’immissione sui mercati europei e il debutto sui mercati
statunitensi di nuove molecole succedanee al Viagra. Insomma, l’uso di queste
molecole sembra sfuggire sempre più al controllo dei medici e alle vere
indicazioni per cui erano state studiate, la cura della D.E e sembrano
perentoriamente entrare nel capitolo delle “leisure drug” o droghe da
divertimento. “ Il presupposto “razionale che ne determina l’impiego si insinua
come categoria mentale destinata a perpetrarsi, sotto vari aspetti, negli anni e
in contesti diversi, come se la mentalità dopante stia diventando il tessuto
connettivo del nostro agire” (G. D’Ottavio, 2000). E’ opinione diffusa tra gli
addetti ai lavori che non sono pochi i giovani che, una volta “contenuto” il
loro problema con queste molecole, hanno molta difficoltà nel farne a meno. C’è
tutto un mondo che assume farmaci: non tanto per curarsi quanto per aumentare le
proprie potenzialità fisiche e relazionali. Vi è, quindi, una sorta di
consonanza tra le “nuove droghe” e le tecniche di potenziamento tipiche della
nostra società, e ciò si inquadra “in uno scenario di manipolazione tecnologica
del sistema psicosomatico e relazionale-comunicativo dei soggetti finalizzato al
soddisfacimento di bisogni o desideri di tipo esplorativo(di emozioni,
sensazioni ecc.), socializzante, curativo, contenitivo(di paure, angosce, ecc.),
ricreativo, operativo, simbolico.
TOSSICOMANIE SENZA DROGHE
Oggi la sofferenza dei tossicomani e degli alcolisti è almeno riconosciuta. Ma
che ne è di coloro che possono essere definiti “tossicomani senza droga”? Due
psichiatri francesi, M. Valleur e J.C. Matysiak ,nel loro ultimo libro “Sesso,
passione e videogiochi. Le nuove forme di dipendenza” lanciano un grido di
allarme. Per anni non le abbiamo considerate patologie, ma oggi è doveroso
valutarle come tali: infatti sono in crescita soprattutto tra i giovani, le
situazioni di co-dipendenza quali la dipendenza sessuale, il gioco d’azzardo, e
la variante dei videogiochi, lo shopping compulsivo, il doping sportivo e la
medicalizzazione dello sport giovanile, la bigorexia, il “workaholism e la sua
versione giovanile del “resumé building” e la cyberdipendenza. Passare dagli
approcci centrati sulle sostanze a quelli centrati sui comportamenti è dunque
oggi un modo di trovarsi d’accordo circa l’interpretazione sociologica del ruolo
delle dipendenze e delle sue innumerevoli manifestazioni Non dubitiamo del fatto
che le ricerche in merito andranno a moltiplicarsi, che finiranno per provare
che l’intensità di sensazioni provate , ad esempio, per i videogiochi, senza
parlare delle passioni amorose, si tradurranno in modificazioni tangibili, e
potenzialmente durature, del circuito della ricompensa e della gratificazione.
Conviene, in ogni modo, prendere atto della emergenza della quantità delle
“nuove dipendenze” che costituiscono innegabilmente, accanto alla depressione, i
disturbi emblematici della modernità. Va notato, a questo proposito, il
passaggio, frequentemente riscontrato di una dipendenza che si collega
all’altra, un tossicomane può divenire alcolista, poi consumatore compulsivo,
poi……