Anno II - n°17 - 08.04.2005 Pagine Nazionali

   


Addiction: una normale malattia


Rolando Noseda - Sessuologo –Consulente Cattedra di Urologia Università di Pavia – Membro SIA
Secondo lo studio di M. Pacini e I. Maremmani del Study and Intervention on Addictions Group dell’Università di Pisa, è stato proposto che la tossicodipendenza sia legata alla ricerca di oggetti esterni come fonte di sicurezza, come espressione di un assetto psicologico secondo cui il controllo sugli eventi è attribuito a fattori esterni piuttosto che alla propria volontà. In termini psicologici avrebbero un “locus of control” (LOC) esterno. Questa dimensione permette di spiegare la tendenza di alcuni soggetti ad ignorare i rinforzi contingenti come un’incapacità a rispondere alla ricompensa e alla punizione. Questa incapacità è legata ad un’aspettativa generalizzata che porta a percepire le azioni come sganciate dal raggiungimento di una ricompensa o all’evitamento di una
punizione.

Sensation-seeking-behaviour e patologia della gratificazione
In un crescente numero di soggetti, nell’ambito adolescenziale e giovanile, vanno manifestandosi comportamenti e atteggiamenti che sono orientati alla ricerca di novità e sensazioni forti. Se da un lato la ricerca di sensazioni è uno dei bisogni primari e una delle caratteristiche tipiche dell’adolescenza normale, dall’altro in questi ultimi anni una percentuale elevata della popolazione giovanile sembra essere polarizzata, in particolare durante il tempo libero, verso esperienze estreme, rischiose, spesso autodistruttive, a scapito della possibilità di fruizione del quotidiano e delle sue consuete gratificazioni. E’ stata rilevata un’associazione tra sensation-seeking behaviour e recettore D4 per la dopamina, suggerendo così da una parte il carattere costituzionale del tratto, dall’altra la correlazione tra sensation-seeking e sistema dopaminergico della gratificazione.

“IL CERVELLO DROGATO : CORRELATI NEUROBIOLOGICI DELLA SENSIBILIZZAZIONE “.
Secondo G..L. Gessa dell’Università di Cagliari, è prevedibile che l’assunzione di sostanze come la cocaina, l’amfetamina e l’alcol in dosi adeguate e per tempi sufficientemente prolungati possa influenzare lo sviluppo neurobiologico del cervello dell’adolescente e quindi i suoi correlati funzionali: cognitivi emotivi e comportamentali. Recenti studi hanno evidenziato un ruolo di rilievo svolto dal sistema dopaminergico mesolimbico, cioè dei neuroni dopaminergici posti nell’area ventrale-tegmentale(VTA) con proiezioni prevalenti a livello del nucleo accumbens, nella dipendenza e nell’assuefazione da droghe. Il Nucleo Accumbens(NAc), funzionalmente integrato nelle circuitazioni libiche ed extra-piramidali, sembra svolgere un ruolo critico nel mediare non solo gli effetti di rinforzo positivo acuto(gratificazione) delle droghe d’abuso, ma potrebbe essere coinvolto negli aspetti motivazionali della sospensione dopo assunzione in cronico, quindi nel rinforzo negativo(punizione) proprio del fenomeno astinenziale. La ricaduta è dovuta in larga misura alla “sensibilizzazione”, un fenomeno che potenzia e amplifica gli effetti di una droga. Per quanto possa apparire illogico, una droga può provocare contemporaneamente sia tolleranza che sensibilizzazione. Secondo ancora Gessa, le implicazioni cliniche del fenomeno della sensibilizzazione sono evidenti: essa può spiegare gli effetti dirompenti di una dose di eroina, alcol, cocaina in soggetti che hanno smesso di assumere queste sostanze. Il che può spiegare perché la dipendenza riprecipita se uno riprende anche per una sola volta a bucarsi o a bere. Ma il fenomeno della sensibilizzazione è ancora più interessante: E’ stato scoperto che la cocaina non sensibilizza solo verso se stessa ma anche nei confronti dell’eroina e viceversa. Sarà dunque di grande interesse verificare se il fenomeno della sensibilizzazione ha delle peculiari caratteristiche nel periodo dell’adolescenza.

“BINGE DRINKING”
Se come stato stabilito per la cocaina una sola dose va ad interessare un processo che sta alla base della formazione dell’apprendimento e della memoria, noto come Ltp(long-term potentiation) quale primo passo verso lo sviluppo dell’assuefazione e delle ricadute, sarebbe, altresì, il primissimo assaggio di alcol a stimolare il desiderio del bere e a spingere alla ricerca successiva di alcolici. E’ uno dei risultati, pubblicati sul Journal of Neuroscience di due anni fa, scoperti da una equipe di studio guidata dall’italiano A.Bonci dell’Ernest Gallo Clinic and Research Center legata al Dipartimento di Neurologia dell’Università di California a San Francisco(Ucsf).
E’ stato scoperto che tracce di alcol si trovano sino a 24 ore dopo nelle piastrine del sangue e poi si perdono, nel cervello persistono invece per circa 10 giorni. Studi precedenti avevano già accertato uno dei meccanismi che portano gli animali a bere ancora alcol. L’alcol è una droga dimenticata. O forse tollerata, subita, accettata. Che fa sempre più vittime e sempre più giovani. Una ricerca dell’Anca(Associazione nazionale contro l’alcolismo) stabilisce come il bere nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni sia legato, nel 27 per cento dei casi, ad un comportamento trasgressivo cioè alla cultura dello sballo. Un comportamento ormai molto diffuso è quello del cosiddetto “binge drinking”, il bere per il solo gusto di ubriacarsi. C’è uno stretto legame tra l’alcol, le droghe e i rapporti sessuali. Stando alla ricerca del Center on Addiction and Substance Abuse della Columbia University che ha monitorato 34 mila adolescenti, quelli che usano droghe o abusano di alcol hanno un’attività sessuale più intensa degli altri, e uno scambio di partners più frequente rispetto ai loro coetanei. Il 63 per cento dei teenagers che beve fa sesso(contro il 26 per cento degli astemi), il 72 per cento di chi si droga fa sesso(rispetto al 36 per cento dei non consumatori di stupefacenti). I ricercatori sostengono che mentre è chiaro il collegamento tra bere, uso di droghe e abitudini sessuali, quello che non si sa è quale è il fattore scatenante dei comportamenti : il sesso invoglia a bere e drogarsi o viceversa? Un fatto è assodato: i giovani fanno più sesso ora (nel ’97 il 38 per cento delle quindicenni e il 45 per cento dei maschi)Nel 1970 meno del 5 per cento delle ragazze aveva relazioni sessuali.

“SEXTASY”: SESSUALITA’, DROGHE E MENTALITA’ DOPANTE
E’ elevata nei giovani l’esigenza di trovare rassicurazioni nella loro sperimentazione affettiva e soprattutto sessuale. Sia chi interpreta il sesso in termini esclusivi, sia chi esprime orientamenti più liberi, ha in comune l’orientamento a cercare conferme di sé e delle proprie scelte. L’insicurezza si può manifestare nel timore di non riuscire ad appagare il partner del momento, di non essere all’altezza delle aspettative, di non rispettare gli standard di successo elaborati dal gruppo dei pari o richiamati da stimoli mass-mediatici. La ricorrente esigenza di conferma nel campo sessuale indica lo stato di incertezza che caratterizza quote rilevanti di giovani, per la difficoltà di orientarsi in una società in cui si moltiplicano gli stimoli e le tensioni. Oltre che essere fattore di affermazione e di rassicurazione, la sfera sessuale risulta sempre più essere per una gran parte di giovani anche luogo di “evasione” e di “trasgressione”. Fanno riflettere in questo senso i dati proposti dall’andrologo G. La Pera (2000) nello studio, condotto in collaborazione con ISS e l’Osservatorio permanente per le droghe e la tossicodipendenza, secondo cui un crescente numero di giovani sostituisce il sesso con la droga. L’allarme era già stato lanciato qualche anno fa da una inchiesta pubblicata su Narcomafie. I giovani hanno scoperto l’ebrezza del sesso “dopato” e , per primo, il Sildenafil (Viagra) è divenuto ingrediente fondamentale dei pericolosi cocktail allucinogeni a base di ectasy. “Sextasy”. E se l’idea di un cocktail del genere non è nuovissima (nel circuito internazionale dei party gay hardcore se ne fa ampio abuso da anni considerando il Sildenafil “dopante ricreativo”) è il suo boom a sorpresa fra i ragazzi americani, fra la grande massa del popolo delle discoteche, che allarma adesso gli esperti di politica sanitaria. I tossicologi parlano di “reazione idiosincratica alla tossicità”, ovvero l’incapacità di prevedere le conseguenze sull’organismo dell’azione combinata delle due sostanze. Preoccupa, di conseguenza, l’immissione sui mercati europei e il debutto sui mercati statunitensi di nuove molecole succedanee al Viagra. Insomma, l’uso di queste molecole sembra sfuggire sempre più al controllo dei medici e alle vere indicazioni per cui erano state studiate, la cura della D.E e sembrano perentoriamente entrare nel capitolo delle “leisure drug” o droghe da divertimento. “ Il presupposto “razionale che ne determina l’impiego si insinua come categoria mentale destinata a perpetrarsi, sotto vari aspetti, negli anni e in contesti diversi, come se la mentalità dopante stia diventando il tessuto connettivo del nostro agire” (G. D’Ottavio, 2000). E’ opinione diffusa tra gli addetti ai lavori che non sono pochi i giovani che, una volta “contenuto” il loro problema con queste molecole, hanno molta difficoltà nel farne a meno. C’è tutto un mondo che assume farmaci: non tanto per curarsi quanto per aumentare le proprie potenzialità fisiche e relazionali. Vi è, quindi, una sorta di consonanza tra le “nuove droghe” e le tecniche di potenziamento tipiche della nostra società, e ciò si inquadra “in uno scenario di manipolazione tecnologica del sistema psicosomatico e relazionale-comunicativo dei soggetti finalizzato al soddisfacimento di bisogni o desideri di tipo esplorativo(di emozioni, sensazioni ecc.), socializzante, curativo, contenitivo(di paure, angosce, ecc.), ricreativo, operativo, simbolico.

TOSSICOMANIE SENZA DROGHE
Oggi la sofferenza dei tossicomani e degli alcolisti è almeno riconosciuta. Ma che ne è di coloro che possono essere definiti “tossicomani senza droga”? Due psichiatri francesi, M. Valleur e J.C. Matysiak ,nel loro ultimo libro “Sesso, passione e videogiochi. Le nuove forme di dipendenza” lanciano un grido di allarme. Per anni non le abbiamo considerate patologie, ma oggi è doveroso valutarle come tali: infatti sono in crescita soprattutto tra i giovani, le situazioni di co-dipendenza quali la dipendenza sessuale, il gioco d’azzardo, e la variante dei videogiochi, lo shopping compulsivo, il doping sportivo e la medicalizzazione dello sport giovanile, la bigorexia, il “workaholism e la sua versione giovanile del “resumé building” e la cyberdipendenza. Passare dagli approcci centrati sulle sostanze a quelli centrati sui comportamenti è dunque oggi un modo di trovarsi d’accordo circa l’interpretazione sociologica del ruolo delle dipendenze e delle sue innumerevoli manifestazioni Non dubitiamo del fatto che le ricerche in merito andranno a moltiplicarsi, che finiranno per provare che l’intensità di sensazioni provate , ad esempio, per i videogiochi, senza parlare delle passioni amorose, si tradurranno in modificazioni tangibili, e potenzialmente durature, del circuito della ricompensa e della gratificazione. Conviene, in ogni modo, prendere atto della emergenza della quantità delle “nuove dipendenze” che costituiscono innegabilmente, accanto alla depressione, i disturbi emblematici della modernità. Va notato, a questo proposito, il passaggio, frequentemente riscontrato di una dipendenza che si collega all’altra, un tossicomane può divenire alcolista, poi consumatore compulsivo, poi……
 








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