E’ attenta, sorridente e positiva…. dopo averla incontrata due volte non riesci
più a darle del LEI. In ogni discussione sembra suggerire il meglio ma
l’atteggiamento non è quello della sapientona o della persona che, a tutti i
costi, vuole imporsi o mettersi in evidenza. Ti incuriosisce perché l’umiltà e
la semplicità dei suoi atteggiamenti suscitano solo ammirazione ed attenzione.
Sono doti che non nascono dal nulla: probabilmente scaturiscono da una vita
vissuta, piena di sofferenza ma anche tanta, tanta energia. Eh si !!! poche
volte capita di incontrare una persone cosi vera.
Si chiama Adriana, Adriana Novara e la sua storia incomincia nel 1985. Lavorava
all’IST di Genova come operatrice sanitaria; come ama spesso raccontare,
invitava amici e conoscenti a sottoporsi agli esami di prevenzione.
Dopo qualche esitazione anche lei eseguì la mammografia. Ma il referto fu
implacabile: tumore alla mammella destra. A giugno i chirurghi asportarono la
mammella di dx, a novembre quella di sn. Adriana aveva appena 42 anni, una
figlia di 17, un matrimonio sbagliato andato in frantumi ed attorno tanta, tanta
indifferenza per la gravità della malattia.
Iniziavano così i cicli di chemioterapia. Per due anni, a parte una epatite B,
derivante con probabilità dagli interventi, svolse una vita abbastanza
tranquilla. Cercò di reagire, lavorare ma nel 1987 ci fu una nuova terribile
diagnosi: metastasi polmonare bilaterale.
Dopo varie insistenze e contro la propria volontà, fu convinta ad iniziare un
nuovo ciclo di chemioterapia, che però, visti i risultati precedenti ed il
malessere generale che le procurava, non terminò mai: stava troppo male e di sua
spontanea volontà la sospese.
Alcuni professori le diedero 5 mesi di vita, cioè 150 giorni, una manciata di
minuti;
Si rivolse alle terapie non convenzionali e quindi tentò il tutto per tutto: le
avevano assicurato una possibilità di sopravvivenza simile alla grandezza di un
francobollo… ma volle provare.
L’ipertermia polmonare la guarì dalle metastasi e successive indagini come la
tac lo testimoniarono. D’ allora la voglia di vivere è diventata sempre più
forte. Il professore Pontiggia, responsabile del centro di Ipertermia di Pavia,
in una lettera tra l’altro scrive che “oggi Adriana sta invecchiando, ma la sua
carica vitale non si attenua”.
Credo che questo costituisca il contributo più valido che il paziente possa dare
agli sforzi del medico per combattere il tumore”.
Più tardi la sua serenità ed il suo ottimismo, messi a dura prova durante la
malattia, le permettono di affiancare ammalati di tumori, confortarli,
incoraggiarli ed esortarli a combattere come dei soldati, proprio come ha fatto
lei.
E così inizia la spola da Genova alle riviere, dal levante al ponente e non solo
per dire una parola di speranza, di coraggio e soprattutto di amore. I suoi
incontri, le sue parole sono rivolte anche a cose vere ed utili. Dopo tanti anni
conosce quasi tutti e cosi si fa strada nei reparti e facilita ricoveri, prende
appuntamenti con primari ed esperti, smuove ogni cosa e cerca di rendere meno
dolorosa e triste la vita dei pazienti ma anche dei familiari. Sul suo volto c’è
sempre un sorriso di certezza e di speranza, nelle sue braccia tanta energia e
nel suo cuore tanto amore.
Ma le sorprese per Adriana sembrano non aver mai fine. Nel 93 le viene
diagnosticato ed operato un tumore renale, nel 1994 un altro tumore ancora,
questa volta ai nervi che regolano la parola. Adriana questa volta è veramente
triste, ha paura di non riuscire più a comunicare e di essere condannata per
sempre al silenzio. Si tratta infatti di un paragliangloma che però lei supera
con un altro intervento chirurgico. Ora Adriana parla benissimo ma, quel che più
conta, da tempo ha ricominciato a far sentire il suo riso sincero ed il suo
dolce parlare. Quando si accorge di aver terminato di chiedere consigli per un
ammalato ti saluta perché c’è un’altra persona ad aspettarla, qualcuno che ha
bisogno di conforto o di un aiuto vero.
Adriana, come abbiamo già detto, era una operatrice sanitaria, il suo lavoro lo
ha svolto sicuramente molto bene. Oggi si rende disponibile 24 ore su 24 per i
più bisognosi, per gli ammalati di cancro. E’ convinta di non doversi mai
fermare, nelle vicinanze c’è sempre qualcuna che ha bisogno. E solo l’amore
verso il prossimo a spingerla verso queste attività di volontariato, senza
appartenere però ad alcuna associazione. Umiltà, semplicità, sincerità ed amore
contraddistinguono il suo vivere quotidiano . Tutte doti comuni, spontanee e,
forse per questo, al di sopra di ogni cosa, che solo persone coraggiose e vere
come Adriana riescono ad esprimere.