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Anno II - n°16 - 05.04.2005 Pagine Nazionali
Un'italiana su 5 è incontinente: nasce il 'progetto ninfea' per cure migliori clicMedicina -
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Toccano quota tre milioni e mezzo gli italiani colpiti in modo grave da
incontinenza urinaria, nella stragrande maggioranza dei casi donne tra i 25 e i
50 anni. Ma considerando anche i sintomi piu' lievi il problema arriva a
interessare una connazionale su cinque. Con costi enormi per il Ssn, che per
rimborsare ai pazienti pannolini e presidi specifici investe il 64% della spesa
totale destinata agli ausili medico-sanitari. La vita per queste persone si complica, perche' scandita da un bisogno incontrollabile di andare al bagno, all'improvviso e a ogni ora del giorno o della notte. E segnata da perdite imbarazzanti che sopraggiungono senza motivo e al minimo sforzo, anche solo dopo uno starnuto, un colpo di tosse o una risata. Una vera ''epidemia silente'', denunciano gli esperti. Il disturbo resta infatti un tabù, perché per pudore chi ne soffre fatica a parlarne. Per aiutare i pazienti a vincere la vergogna, e per semplificare diagnosi e cure mettendole alla portata anche di medici di famiglia, ginecologi e urologi sul territorio, parte oggi il 'Progetto Ninfea'. Concepita e realizzata dalla Fondazione italiana continenza (Fic), ente no-profit che raggruppa malati, operatori e aziende del settore e aderisce all'International Continence Society insieme a una trentina di altre associazioni attive in tutto il mondo, l'iniziativa e' stata presentata a sabato Roma a oltre 100 specialisti e illustrata oggi alla stampa Milano. Nella sala d'attesa del proprio medico gli italiani troveranno un opuscolo con due domande. E i camici bianchi, grazie a corsi regionali e kit ad hoc, verranno addestrati a gestire in modo personalizzato ogni paziente, indirizzandolo alla riabilitazione o ai farmaci. Oggi la gestione dell'incontinenza urinaria e' affidata per lo piu' agli specialisti. ''L'obiettivo del Progetto Ninfea - ha spiegato il professor Walter Artibani, urologo di Padova e presidente della Fic - e' invece di potenziare l'assistenza di primo grado, preparando anche medici di base, ginecologi e urologi attivi non negli ospedali, bensi' sul territorio, ad applicare le linee guida internazionali per la diagnosi e la cura di questi pazienti, definite nel giugno 2004 dalla Consultazione internazionale sull'incontinenza''. Circa ''il 50-70% di chi soffre puo' infatti beneficiare di un approccio preliminare, senza passare all'assistenza di secondo livello'', ha infatti precisato il professor Roberto Carone, urologo di Torino e presidente del Comitato scientifico Fic. ''Sono proprio queste le malattie da risolvere per migliorare davvero la qualita' di vita della gente'', ha commentato Claudio Cricelli, presidente della Societa' italiana di medicina generale (Simg) e membro della Fic. La prima necessita', hanno avvertito gli esperti, e' quella di riconoscere in modo preciso il problema del singolo paziente: ''Incontinenza urinaria da sforzo, da urgenza, mista o vescica iperattiva''. Distinzioni tecniche, ma fondamentali per procedere alle terapie piu' corrette. Il trattamento e' basato su consigli comportamentali, speciali esercizi di riabilitazione e farmaci: ''La duloxetina per le forme da sforzo e la solifenacina per le forme da urgenza e la vescica iperattiva - ha spiegato il professor Mauro Cervigni, ginecologo e membro del gruppo di lavoro per il Progetto Ninfea - Il primo prodotto e' gia' in commercio in Italia, mentre il secondo e' in arrivo a settimane. I due medicinali, ad uso cronico, non sono rimborsati, ma le aziende produttrici si sono dette disposte a ridurre i costi, almeno in casi particolari''. (Opa/Adnkronos Salute) Queste pagine sfruttano standard
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