Anno II - n°16 - 14.02.2005 Pagine Nazionali

   


“Misure preventive dirette a superare le Mutilazioni dei Genitali Femminili in un contesto di immigrazione”


Che cosa sono le Mutilazioni dei Genitali Femminili (Mgf)?

Tale termine definito dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) riguarda tutte le procedure che tendono alla rimozione parziale e/o totale dei genitali esterni femminili, nonché tutte le tutte le lesioni o modificazioni, anche non escissorie, eseguite sugli organi genitali femminili, per motivi culturali e tradizionali e comunque non terapeutici.

 

Il fenomeno nel Mondo ed in Italia

L’OMS, stima che siano circa 140 milioni le donne sottoposte ad una qualche forma di Mgf e che siano circa 2 milioni le bambine che rischiano di essere sottoposte a tali pratiche all’anno. Il fenomeno è diffuso in circa 28 Paesi Africani ed in alcune parti dell’Oriente. Con il fenomeno dell’immigrazione la presenza di donne con Mgf, si è diffusa nei Paesi Occidentali. In Italia non vi sono stime certe, ma si parla di circa 40.000 donne portatrici di Mgf.

 

La Regione Lombardia è la Regione Pilota in Italia che intende sviluppare ed attuare un progetto di misure preventive dirette a superare le Mutilazioni dei Genitali Femminili in un contesto migratorio.

Il Progetto In riferimento al Piano Sanitario Nazionale 2003-2004 (supplemento ordinario n.45 della G.U. n.139 del 18.06.2003.), che individua quale tema particolare la salute della donna immigrata in presenza di Mgf ed al Parlamento ove è in attesa di emendamenti migliorativi il disegno di legge n.414-b, recante oggetto “Disposizioni concerneti la prevenzione ed il divieto delle pratiche di Mgf”, la DG Sanità Regione Lombardia ha inteso attuare il progetto sopra citato che sotto il profilo operativo intende :

• monitorare e quantificare l’analisi delle nazionalità straniere presenti sul territorio, la eventuale e possibile entità del rischio di MGF per le bambine appartenenti alle specifiche comunità;

• far partecipare, all’impostazione delle indagini epidemiologiche con lo scopo di rilevare la incidenza e la rilevanza delle MGF e delle sue complicazioni, persone di riferimento delle comunità presenti sul territorio interessate al problema (mediatrici culturali, opinion leaders, ecc.);

• orientare fornendo notizie sulla legislazione nazionale, sui mutamenti culturali,sociali e giuridici in Africa e nei Paesi di maggiore emigrazione.

● sensibilizzare le comunità di immigrati presenti sul territorio provinciale sulle conseguenze sanitarie e psicologiche nocive delle MGF, sul rispetto dei diritti umani ed all’integrità del corpo delle bambine.

• promuovere attività di formazione, aggiornamento e di counselling per tutti gli operatori e operatrici dell’area Materno Infantile soprattutto nelle sedi di servizi consultoriali familiari, dei “punti nascita”, dei corsi di preparazione al parto, nei servizi di pediatria di comunità e medicina scolastica, nelle istituzioni educative della prima infanzia (asili nido, scuole materne);

• costituire un programma specifico di monitoraggio del fenomeno MGF nelle ASL in cui il fenomeno è ad alto rischio con lo scopo di attivare una rete di servizi sanitari e sociali in collegamento tra loro, predisponendo protocolli operativi in cui siano attribuiti ruoli e competenze definiti per ogni professionalità coinvolta. E’ particolarmente importante che gli organismi scolastici facciano parte del Programma nelle figure degli insegnanti individuati per la realizzazione dei progetti di tutela della salute.

• produrre materiali informativi per gruppi/target, anche tradotti nelle principali lingue delle comunità interessate quali ad esempio inglese,francese, somalo, arabo, amarico;

• organizzare campagne di informazione, formulare contenitori per dibattiti utili per il confronto tra le donne immigrate e gli operatori sulla salute, integrità e pari opportunità, in modo da coinvolgere le Autorità Territoriali per la creazione di opportunità di formazione/informazione;

• creare una Commissione Permanente Regionale sulle MGF, necessario a coordinare i lavori sul territorio;

• mettere in rete attraverso un sito internet specifico, le informazioni, i percorsi sperimentati localmente, ma con collegamenti nazionali ed internazionali sugli aspetti del superamento delle pratiche delle mutilazioni genitali femminili.






 


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