L'incontinenza urinaria è un problema molto diffuso soprattutto fra le donne: si
calcola che a soffrirne siano 3 milioni in Inghilterra, 10-12 negli Stati Uniti
e almeno 3 milioni in Italia. Uno studio dell'Istituto Mario Negri ha riportato
però una prevalenza media del 3-4 per cento di incontinenza per gli uomini
ultracinquantenni e dell'11,4 per le donne ultraquarantenni; i primi definiscono
il disturbo "occasionale" (meno di un episodio al mese) solo nel 21,9 per cento
dei casi, mentre fra le donne la percentuale corrispondente è quasi doppia
(43,2).
Tutti però sembrano concordare che l'incontinenza aumenti con l'età, arrivando
ad interessare il 28 per cento delle donne dopo i 65 anni. Da una recente
indagine risulta che il 23 per cento di un campione di 600 persone ha un'età
inferiore ai 40 anni, ha partorito per la prima volta intorno ai 25 e, di
queste, il 43,1 per cento ha un secondo figlio. Dunque un problema sociale di
enorme portata che interessa giovani e meno giovani, che spesso fa diminuire
l'autostima e altera la qualità di vita e di relazione, specialmente di quelle
donne che, a seguito di esercizi fisici, starnuti, colpi di tosse, risate, vanno
incontro a perdite involontarie di urina (incontinenza da sforzo). Inoltre
fattori ambientali, sociali ed igienici individuali sembrano condizionare spesso
anche il livello di gravità che le donne raggiungono prima di consultare il
medico. Esistono alcune situazioni in cui minime perdite d'urina sono vissute
come insopportabili ed altre in cui fughe importanti sono trascurate perché
considerate irrilevanti. Insomma si creano delle situazioni paradossali ed
incomprensibili, aggravate spesso dall'utilizzo dei pannolini. "Si stima che in
Italia", dice il professor Emanuele Belgrano, direttore della Clinica Urologica
di Trieste, "facilitati forse dal pudore o spinti dalla pubblicità televisiva
ingannevole, siano circa 500.000 mila le donne che utilizzano pannolini per
l'incontinenza urinaria. Le società scientifiche più volte hanno detto basta a
questo fenomeno e oggi fortunatamente aumentano le possibilità di cura".
Una semplice pastiglia sarà in grado di abolire o ridurre la perdita di urina
durante un semplice sforzo (incontinenza da sforzo), evitando in molti casi
anche l'intervento chirurgico. Un'altra compressa si affiancherà a quelle già
esistenti e servirà invece per curare, con minori effetti collaterali, coloro
che devono urinare frequentemente con perdita involontaria di urine (urgenza
minzionale). La molecola per l'incontinenza da sforzo è la duloxetina; alle dosi
di 80 mg (1 cps da 40 mg due volte al giorno), dopo una settimana di cura, è in
grado di diminuire i disturbi dell'80 per cento. La molecola agisce a livello
cerebrale, inibendo il riassorbimento della serotonina e noroepinefrina. Questo
meccanismo, stimolando i neuroni del nucleo di Onuf, situato a livello del
midollo sacrale, e del nervo pudendo, consente la contrazione del muscolo
sfintere striato dell'uretra, impedendo la perdita di urine sotto sforzo.
Attualmente questo disturbo viene corretto solo con l'intervento chirurgico e la
ginnastica perineale. La compressa è disponibile da pochi giorni nelle farmacie
con due nomi perché in co-marketing: Yentreve della Lilly o Ariclaim della
Boeringher. In verità la molecola nasce da una ricerca esclusivamente Lilly. I principali effetti collaterali sono la nausea (23,2%) e l'insonnia
(12,6%). Non è dispensata dal SSN e una cura per 4 settimane (56 compresse)
costa 74 euro, per 10 settimane (140 compresse) 185 euro. Fra due mesi circa
arriverà anche un'altra novità e riguarda l'urgenza minzionale. La nuova
molecola è Solifenacina, che possiede un'alta selettività vescicale e agisce
inibendo le contrazioni vescicali, diminuendo gli episodi di urgenza Di lei
ancora si conosce il nome, Vesicare, ma non il prezzo.
* Urologo e Andrologo
Ospedale San Martino Genova