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Anno II - n°16 - 28.02.2005 Pagine Nazionali
Prostata, linee guida sull'uso della biopsia Un convegno a Bologna per fare chiarezza sull'efficacia dell'esame nell'indagine del tumore Aldo Franco De Rose - Urologo e Andrologo,
Ospedale San Martino Genova -
afdr@clicmedicina.it
In Italia, ogni anno, muoiono 6300 persone per tumore della prostata e la sua
incidenza è in rapido aumento, soprattutto negli uomini che hanno appena
compiuto 50 anni. Dato che non è stata ancora fatta piena luce sulle cause del
carcinoma prostatico è giusto che l'attenzione della classe medica si sposti
sulla prevenzione secondaria, cioè sulla diagnosi precoce del tumore prostatico
che, dopo quello del polmone, rappresenta la seconda causa di morte. Dunque il 7
per cento della popolazione fra i 50 e 75 anni viene colpito dalla neoplasia e
di questi il 3 per cento muore. E di diagnosi si è parlato a Bologna in un
simposio organizzato dalla Clinica Urologica, diretta da Giuseppe Martorana,
dove si è cercato di fare chiarezza sulla biopsia prostatica che, ad oggi,
rimane l'unico elemento certo di diagnosi. E il contributo è avvenuto non solo da urologi ma anche da oncologi, biologi, radioterapisti, anatomopatologi, clinici medici, tecnici dell'istituto Mario Negri, ma anche dai rappresentanti legali per i diritti dell'ammalato e delle istituzioni: tutti quei rappresentanti necessari per far sì che le Linee Guida sulla biopsia prostatica possano essere accettate e riconosciute sia dal mondo scientifico che istituzionale. In Italia vengono effettuate 100.000 biopsie prostatiche all'anno. I costi sociali sono stimabili in circa 20.000.000 di euro solo per la semplice procedura bioptica. E le nuove diagnosi di tumore prostatico sono circa 30.000. Cifre in eccesso o in difetto? "Sicuramente in difetto, dice Martorana. "Oggi infatti diventano sempre più restrittivi i livelli di guardia del PSA, la sostanza in grado di svelare la presenza del tumore prostatico. Si passa infatti dagli abituali 4 ng/ml, valore che per accordo della comunità scientifica internazionale rappresentava la soglia che faceva suonare il campanello di allarme ai 2,5 ng/ml. E i soggetti particolarmente a rischio sono proprio gli ultra cinquantenni, asintomatici, cioè senza disturbi della minzione ma con una storia familiare positiva per tumore prostatico". Ma il dilemma che affigge migliaia di persone, paradossalmente non è la positività del referto bioptico, perché in quel caso è indicato l'intervento, ma le biopsie negative. Infatti in questi casi le soluzioni da offrire al paziente sono molteplici e non sempre univoche. Quando rifare la biopsia della prostata? Le indicazioni scaturite a Bologna sembrano abbastanza precise. Essa va ripetuta quando ci si trova dinanzi ad un sospetto clinico ed i prelievi sono stati inferiori a 12; quando i livelli di PSA (> 10 ng/ml) siano costantemente elevati; quando alla precedente biopsia siano state riscontrate alterazioni intracellulari importanti: in questo caso la possibilità di trovare un tumore è superiore al 70 per cento. "Ma la speranza", conclude Martorana, è che ben presto la diagnosi precoce del tumore della prostata possa essere incruenta, utilizzando su larga scala la Spettroscopia di Risonanza Magneticacon l'associazione della PET/TC". Queste pagine sfruttano standard
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